UN PAZZO NE FA CENTO Mi COMMEDIA IN DUE ATTI 5ì? DEL SIGNOR D. F, L. W 5 Y' f MìL^ Fiorentino.-^ J, S I ^*»^?^|^A*y5^*^3 tf~»f f '^i*** ^■^^^^-^ Jfc NAPOLI MDCCXC. |j£ .9»* k»-» 5h*>« Moniglia, Goldoni ., Chiari, e fino Fagioli , gli ho rut;i fulle punte delle V lt; i, e qual 1 Ape induflriofa , fuggendo '* miglior fugo , formerò certe colette V 1 mi o guftoj che (popoleranno, fpopo- W^anno . Sicché in poche parole, fe tutti que- TomJX. I Hi 4 ATTO fti Autori rivorranno il loro verfo, o il Joro peritu ro , non vi rimarrà nella v.o- ftra Commedia altro che il frontefpizio, e forfè neppur quefto: ma ditemi in cor- tefia , quali libri avete a mano fui tavolino ? favorite . . . (apre un libro , e legge . ) Opere tradotte dal Francese. Bau- n lììmel L'autore farà dotto, celebre, e rinomato , e fotto gl 1 occhi queft" Opere faranno Ja loro figura ; ma benché la traduzione fia ottima , vi prego a notf è;porle fui Teatro Italiano, Or. ì'er qual ragione? FI lì popolo non viene alla commedia, per addormentarfi . Quando vede il Car- tello di una Tragedia , vieti prevenuto per piangere ; ma quando paga per ftn* tir la commedia , credetemi, che non ha piacere di sbadigliare , Ot Allora é la fortuna del Diacciatina » perchè tutti li divertono a mangiare, e a bere, FI. Voi ve la prendete in burla, ed il giù' dizio de] pubblico mi fpaventa , Ot. Me la rido, e me la riderò Tempre » Turba Argumentum peUnnì , FI. Eh in quefto genere non fi può parlar da Filofofo . Chi (pende il fuo danaro , ha diritto di dire il fatto fuo , e in un paefe culto non ii poffono dare ad in* tendere lucciole per lanterne ) , Ot. Crediatemi , che rilpetto a quefto , < e darò le mie produzioni a qualche Teatro , non mi prenderò la menoma lanconia, w PRIMO* 5 F/. Anzi bifogna prendercela . E* troppo difficile contentare un pubblico . Or. Dunque a detta voftra , non ci fono più nè commedie, nè Autori buoni ? Fi. Sentite, pochi davvero. Or. Bafta , ognuno ha la (ua pn filo ne. Voi, chi potette vedere, farete innamorato, e vorrete moglie ? Fi. Certidimo, e me ne glorio. Quefla è la commedia , che merita applicazione . Or. In coletta fpecie dì Commedia vi volete trovar la tefìa più aggravata delia mia . Fi. Ma non fapete, che V oggetto, a cui volgerei le mie mire , farebbe voflra Creila ? V è una donna come 1? altre ; e fe fletè venuto a pofta per dirmi queflo , per me non e' entro . Fi. ( 11 colpo per quefta parte è andato a vuoto. ) Voi però , non dovrefte efier contrario nel cafo . .. Vt. Quanto a me, per 1' intreccio dei due Primi Atti di quefta Commedia , potrei darvi una mano; ma il terjo Atto, che e il più importante , deve concluderlo quefto galantuomo, che quìi vedete, ■**». Oh ! Vofiro padre? ( fi rizza) amico, ci rivedremo. ( Quefla vifìta , benché * a tta con fecondo line , mi ha profittato poco . Cercherò di parlare a Pancrazio --, ln altra occafiont], SÒfl fervo voftro. par. f - Col defiderio di rivedervi. Mi haial- t0 ufeir di filo; e quafè la Scena, do- Ve fon rimafto ? [cartabello- i fogli . ":v ^ •«.'■« * - ì:- V SC E- \ 6 ATTO SCENA ir. r.i-H-razìo , e detto , applicato alla lettura. -J?An. lufto a propofico vi ritrovo, o Oc* i'VJ tavio, Devo 'comunicarvi un fatto importune c]i cafa , e (entire il volilo fcntimer.to lincerò, e da vero figlio ubbidiente . Or. Quanto è grattalo quefto Zinnatol fegaifa a leggere jenza darli retta . Vane. Oh, lo fòjxuc voi P II mio figriot figliq è a Venezia. Ma dica in cortelia, quando parla con fuo padre, che è quella la retta che fe gli dà? Oc. Campanello, poltron... Arlicchin Ba« tao) ah , ah .. . ride . Tane. Oh te J 1 ho avuta a dir bella , e con . tutti i,fiocchi ; laida andar quefti pai- zie,, ehe mi'fcappa la flemma. .. Ot. (guardandolo . ) Oh! buon giorno fig» p.nh e i Ji' rimette a leggere , F-t-:c. $e ini (cappa la flemma... Ot. Scena t .rza . P:,., Si- li pazienza và da parte.... Ot. App u tamenro in cala di Geronte. Yanr. Ti romperò la tetta.,.. Qt, h i.\ t deai : rimango qui; gran* di interi■•vm'piiai;n;i ! ( fi inette i fog[ l in ta/i:a e và ver/oj'uo padre.) Cola dite , liguor Padre ! • Pan. S.nt'i, Ottavio, parliamo colle bu<>* ne. Io non ti i pro,biico gii ("palli, ho p i:l * c., :,.ch,cf tu ti diserta nello ftwiiOi» f& q% iiid^ideycx paria, ti di .cole impoitancii .iiOii polì? fo/TVire di finirmi rilpondei^ a i-Otvwfcip' \ Si, tratta prete ine mente delia tua felicità , del tuo ri polo . 1° c0 ' * *n i 11* PRIMO. nv.nc'o ad avanzarmi in età , ' e Cogito dar l'éftà agli affari di Gaffi ; pecc ò e!'- fenr'o già fermato I 1 sccalamMito di turi dorella , voglio flabilire ancora il tuo , con darti una lpofa, clic? è l i più amabile di quante ve jie fiano in quella città. *■ 0*. Oh che fiate benedetto, Signor Padre; Mi che confolaj:ione mi /fate ! "*nc; Vedi tu , figlio mio, f'e io penfo a dai ti nel genio ? ®t. Voi mi aprite un campo per rendermi immortale ai pofteri . "anc. Voglia pure il cielo ■» che prima di ferire , io veda riforgere una parie di te nei tuoi figli . Ot. Un caifipo voi mi aprite < onde io ppC- fa far vedere al mondo un op ra mai P : ù veduta» rane. E q ua j' opera vai tu meditando di «fare, che pofra dare efempio a quei fi^li, che forfè ij cielo ti ha desinati ? Ot. Sentite, mio padre. Un' ópi ra intitola il Matrimonio in Commedia, e faro recitarvi anche la moglie . Vado a farne hi felva . parte . S C E N A ITT. p ^ Pancrazio* folo, poi torna Ottavio. an f~\H Centi te , che bel fine ha avuto V.V quelto diTcorfol e io fono fiato tanto dolce eli Ilare ad afcoltare la grand' °pera eroica che voleva fare il mio fi- Ma chi « iavolo (!li ha meffo nel c-T-o quefio fanatifmo ? Se comincia a P'a :care il Teatro , fiamo »g$tìfti per (Ì J delle fefle. Si và dietro le Scene. ùl va nei palchetti____ I 3 Ot, 8 ATTO Ot. (torna. ) Signor padre , avvertite, che Ja fpofa desinatami , fia di buona ftrut- tara, di bella vifia , e di gentil portamento, acciò porta far la fua parte nell' opera del matrimonio. parte. Pane. Levamiti d'intorno, o ch'io fìnifeo la commedia con un fiacco di legnate • Si può egli dar di peggio ? tra un cantili tantino farà far da Pulcinella anco a Aio padre. Ma vi pifilierò rimedio io ; darò fuoco a quanti Autori di Commedie lì trovano in quefta cala , e quanto al matrimonio dovrà ubbidire alla cieca fuo Padre , altrimenti .... SCENA IV. Lelio , e detto . Lei. CJIgnor Padre, buon giorno. Favoriti temi... | Pan f ( Ecco queft'altro garbato.) Lei. Quando devo partire ? quando devo proftguire i miei viaggi? Io non ci poC' (b più fìare ; mi vien l'inedia. Voi altri Fiorentini, fe non vedete la Cupola» fiete morti , pare che non vi lìa altra Città , che Firenze . Pan. Anderete, vi manderò preflo. Si a " f'pctta il Signor Conte di ora , in ora » che deve l'pofar vofira Sorella ; vogl>° dar moglie anco a Ottavio voftro fratello maggiore, e poi partirete, noti di' bitate . Lei. Se averte provato il piacere del viaggiare , non perderefte il tempo in qu^ fìe freddure. Che penfare all' antica • fuori di qui non fi fanno tanti matrim°- nj, fapete. E poi, Ottavio ama di com- PRIMO. o * porre c!e!le commedie , e voi gli date moglie. Rofaura è fanatica per i Romanzi, e voi gli date marito ; fapete co- fa feguìrà? Verranno al mondo dei Don Chifciotti , dei poeti, dei Comici , e fi empirà la noflra famiglia di vagabondi. Pi»". Tu fei pure fguaiato quando ci penfo! E fe io defit moglie a te , cola ne Ce- guirebbe ? Io moglie ? piuttoflo una febbre maligna. Tutti moglie , tutte marito. Se ogni padre penfaffe come voi , Firenze diventerebbe popolata come il gran Giuro. P"i. Fammi il fervizfo: va' a fare ii bacile. Comincio a perdere la flemma. SCENA V. "Ro/jura con libra in mano , e detti. y.°.t-\ /I ' Immagino , che fi poffa pattare? ^«n.i > 1 Che li fono accordati tutti que- fia mattina? V ho i figliuoli , le non me gli giuoco ! Schiavo, forellina. *|o/*. Serva umiliffima . Favoritemi,fratello , voi che liete pratico del mondo, co- fa vuol dire il Tanai? L'ho trovato fcnt- to in quello Romanzo . ** e l> Oh , ci lbno lìato io . E' un fiume ae Ha Ruilìa . Gran freddo, forella , in quei luoghi .' Diacciano fino Je parole per 1 a, 'ia. Una l'era eravamo alcuni in compagnia , parlando di divelli attiri, e non * u poifìbile d' intendere una parola di quanto li diTcorfe . *»• Oh , lo credo io, l'è una lingua dif- »''die a capirli . el - Eh appunto : non era per la lingua ; I 4 1« io ATTO le parole fi diacciavano , e la mattina veniente , quando efciva fuori il Sole * fi fentivano brillare Je parole chiare,ed intelligibili della fera avanti. Pan. Sicché tutti averanno indugiato a rispondere la mattina. Che gran cofe,che tu racconti ! Ho/. Oh 1 ne ho fentite delle più belle nel Gilblas . Van. Andate di grazia a fare i fatti vofiri» che già mi avveggo , che voi tirate a farmi impazzare. Lei. A propofito di freddo. In Pollonia me ne fucceffe una, la quale mi colto cara* Ho/ Cofa vi fucceffe ? Pan. Giacché tu fai , dilla groffa veh. Lei. Mi affaccio alla ffneflra , fputo , » congela lo fputo , come una pietra , da fulla tefta ad un pover uomo , gtfcft fpezza in due parti , e ci vollero de'belU zecchini ad accomodare quefto taccolo. Van. Sicché in cotelìi luoghi, fcommetto i che un^over uomo , che sbadigliarle d Inverno correrebbe rifchio... Lei. Di non ferrar più la bocca, sì Signor?' Van. Bifogntrà dunque, che vadino a sbadigliare in forno ? Se lo dico io ... ^ grazia vattene per carici . Lei. Voi non volete allontanarvi dalla cupola , e per quefto vi fate maraviglia " l •juefìe bagattelle . parte. Ho/. Non volete leggere i Romanzi, e fen- za quefti.... Fan. Levati di qui. Rof. S'io folli Cleopatra, e voi Marcantonio, non pàrlereftfc co*ì. parte PRIMO. ir Vni. Oh ti vuo' dar Marcantonio, e Mar- caurelio . Oh io fono acconcio ! Chi bella famiglia! ii.figliuol rtiaggioré, commedie , fempre commedie ; il minore gran viaggi , grand'avventu: e ; la figliuola', Romanzi; fino il fé r viro re , poeta ; K io, che fono il capo di càft"', anch'io non fono fchietta farina. parte. S C K N A VI. .Sala fcWrt'a. Li fetta * e Mafcarilk, -f' A Q m ^ x ora ^ torn;i en i buona fi- XA ma .* da jeri il giorno ti rivedo» ri "a; eh? credi che io voglia menar que- fta vita? tu t'inganni all' ingroffo : puoi darmi la mia dote i e andare al diavolo^ Ma. Bifngna compatire , Lifectina mia: io fono fiato impegnato a fere una improv- v 'ìfata con certi miei amici , e quando u no fi trova in un impegno T non è co- sì facile afe irne . £ Quefie tue pazzie m'hanno g'à piena fino agl'occhi, e così non voglio vivere affolutamente . Ma. }-e ti toccava tin maritc» irrorante T 'ìuefio non tra . Chi mi chiama di qi:à ,. c hi mi vuole di la : chi mi .ftrafeina pce u n vaio , e chi Ber un altro:' tutti varrebbero fentiimi improvvifare, e io che' fpno di buon cuoi e, ed ho pufia di fen- J>Cmi lodare , vado dove bifogna . Però, diletta mia, compatif'cimi, e (>ffri qualche còflr, quando la forte ti ha dato un patito virtuolò. Tu non fei fola, lai , ad effer (aggotta alla disgrazia, di vede- re U marito d'i rado. Per eferapio , le I 5 mo- 12 ATTO pinplì de' Vetturini, e de'corrieri ftannq interne allegramente, e in pace; eccoti; un cavallo, un ordine, fi ftlta in fella, fi fugge, e a rivederci tra un mefe. Le moglie de 1 Curiali non hanno un ora di comodo .... Bafta, fu quift' idea ci ha improvvifato dell'altre volte. Li/. Ora, fìgnor Mafcarillo, Signor marito fciocchiffimo , fenza tante fandonie , e fenza tanti efempj,io ho prefo un fer- vitore, e non un corriere. Quello marito nei primi tempi voleva più bene a pe 1 che all'improv vi fare ; da un poca in quà fi penfa a tute' altro , fi cercano le feioccherie , e fi perde il tempo con altre perfone , Io non intendo di durarla così , e fe un'altra volta caderà il topo nella trappola , ci daremo T onore ài mandarlo a dormire colla poesìa. Ma/c, Senti, Lifettina mia, non andare incollerà, ti voglio troppo bene, £if. Efci di quà .. . ( paJJ'eggia con aria * e Mafcarillo flì attaccato al vejiito . ) non voglio durar quefta vita , ci mancherebbe quefta, birbante. .. Ma, Scufa, Lifettina mia, non, ti darò P"* da dire, „ ttj(. Un marito come te non lo voglio o intorno.., ma ti minchionerò, io.., guiterò la moda , feguiterò la moda: « chi vupl rodere y roda ,. . {Mafcarillo tira per il ve/lìto .) Levati di qui ti ho detto , e non mi comparir più " avanti. Poeta da faffate . Uà, Ehi , ehi, Signora Lifetta , parliamo bene, % non efehiamo dei manichi, ai- P R I M O. 13 menti metterà fuori un prezzo di fatua, che ti farà fare il vifo verde . Idf, Oh povero fc;occo! me ia rido delle tue rime, e ti compitilo , perchè fei pazzo; e per vero dire, pittori, poeti > e pazzi, è tutta la medenrria cola . Mj. Ah l ; ngua maledica ì rlon poffb più reggere a fentire enormità di quella for- ta ; piuttoflo vorrei effer baflonato , che fentire fcreditar la profeffione : ma ci prenderò rimedio io . Tu dir male dei poeti, e io verlì giorno, e notte : tu a tavola , e io verlì : tu a dormire , e io colla mule : tu (ì ri de re , e io verfì ; ali* fine poi, o per forza, o per amore, ti verrà il gufto per il verfo anco a te , parte » SCENA VII» Lifetta fola . OH quefto non ti vuol riufeir davvero. Ci vuole altro per far fare le donne a Tuo modo. Noi altre abbiamo il pregio di comandare, e dì efTere ubbidite. Hanno- tentato gl'uomini di ridurci , ma quanto fi fono ingannati ! noi dimofìriamo alle volte di dar lor fede, di efier ralfe- Gnate , di dipender da loro ; ma fe ci vedeffero il cuore' vi fono troppe firad^ Per domare un uomo, ed egli ha certi momenti del giorno,che é più docile di Un cagnolino; e allora fuflteso , indifferenza, e qualche volta di(prezzo . va per partire , I 6 SCE- *4 ATTO SCENA viir. F brindo , e detta . * '-li? Avon ce (i affaccia alla /cena) quella 1 giovane • Lif» Ohimè 1 mi avete facto fpiritar dafl» paura . FI. Giacché per quanto ( '/ce ) io mi fia raccomandato, non mi è riufcito di per- fuader quel giovine, che è fortito or ora il fignor Pancraùo vuoj dar mc g]ie anco al figlio? Oh, quefia non tornerebbe b?ne . Anzi malilfimo, e per quefto mi efi- b 'fco di fare ogni glorio; e vi aflicoro, che i6 ATTO che in meno di un ora metterò in opera le furberie donnefche , e mi riufcirà di fraftornarlo ; tanto più , che Ottav io é contrariiffimo a quella risoluzione. Poi bifognerà peniate al matrimonio del li- gnor Come colle padrona , e qui non m' impegno ad altro y che a differirlo - Nel refto , aiutate la barca anco voi, perchè 1' affare é troppo inoltrato . FI. Bifogna vedere di che qualità è quefta C nte. Lì/". Se farà un Conte di quelli , che non contati nulla, lo credo anch'io, che farà facile dilfruggere ogni cofa. FI. In fomma, io terrò tefì tutti i lacci. Li/. Frattanto dovete venir tra due ore nel giardino , che vi farò abboccare col fi{j» Pancrazio , e li dovete chiedere la lìgno- ra Rofaura : il re (io lo maneggerò io Andate, andate fenza farvi vedere . Fl. Vi obbedifco. Li fetta , mi raccoman- do a voi. parte . Li/. Andiamo a mettere in opera le noftrs furberie .. partg . SCENA IX. Camera delle due Porte. Pancrazio Jolo » IA cafa è in ordine , e tutto è acco- j Diodato» Manca folo di far venire Notaro per diftender quefta ferale fcJ«J£ te Pentiamo dunque anco a quello- W par mill' anni di (lare un poco in pace fenza tanti imbarazzi per cala . M.iicar rilio, Mafcarilio, ove fei tu ? SCE' Pan. V^n PRIMO. i? SCENA X. Mafcarillo , e detto . klMìò verfo raartelliano non mi piace punt ~> . di dentro . J an. Vien fuor' ci dico, fe non vuoi,che io ti dia il martdliann fulle fpolJe. Ma/. Uno , due , tre, quattro, cinque, fei, fette, otto, nove, dieci, undici, dodici» tredici, e quattordici piedi. Eccolo 11, tutto il giorno a mi fu rare i yerfi col filo . Io lo (offro x non per jui, ma per f amore di infetta, che. fe 'o mando fuori il marito, non pollò tenere al fervuto la moghe; e giacché il mondo ciarla : allora sì.Oh che pazienza! a tucce l'ore, verfi, improvvilì, e canti , e tutta robe da orbi . L' altro S'orno nello fcender la fcala colla mine- Wa, fi mette eftatico a penfare ai verfi, iafcia andare la mineftra, precipita ogni cofa, e ruzzola la (cala fino m terreno; " u p rò non fi ruppe il collo . (chitma), Maicanllo, dico? y^A Eccomi alla prima. * a "- Alla prima ehi io ti ho chiamato al- ^'e quartro volte almeno. ** a J' Eh fignor Padrone, quando ii.nio in «arnafo , non ci farebbe fendere attor meno una cannonata. r " n r Lafcia per un momento le feiocche- r, e. Tu devi portar-i a trovare un Notaio, ed avvilirlo , che lu qui quefta «eia in mia cafa , per dmendere due VWUte di fponfali, una tra il rnip fil * J a figlia di un ricco mercante di (jue- « e Città, e y altra di Kofaura con il Si- 18 ATTO Signor Conte Sgrana , che arriverà tra poche ore . Maf. Oh piufto a propofito tornerà un certo ftrambòttò in fonna di dialogo , tra Venere , e Vulcano , che fi reciterà a tavola la mattina delle qozze; ed un lo- nettino fopra Giove trasformato in loro , fentìte . Pan. Io fon fa-io delle tue fcioecherie; hi quanto ti dilli , e obbedifci . Mj/", La fervo Cubito „ Gente a cui fi fa notte avanti fera. „ parte. Pan. Anche quella è fatta.... Non mi pare , che vi fia altro ... . cava fuori il taccuino , e lo e [amino?. SCENA XI. Li/ettaS che fopraggiunge, e detto. Li/. ( f^Ccolo appunto; all'arte. ) Signor L, Padrone, io fon venuta per darvi una nuova , eli: credo farà di voftro piacere , ma per ras di difgufto grande Non vi fols'io mai venuta in quefta ca- fa ; era meglio •> che io non aveffi mal conofeiuto il mio padrone. Fan. Cile' coli e' è ?. . . che hai tu?. bricconi ^ ch'i t 1 hann' eglin fatto p^rla , che nuova c' è ? Li/. Nettuno mi ha fatto nulla . La mia difgrazia mi perfeguita,c mi vuol f* 1 ** pie infelice. Tan. Perche? via, via pretto. . . . Li/. Non ho più fiato. Solamente a pen- fa-rvi mi fi fpezza il cuore. Pan. Oh poveretto me !" parla una volta ... oh che (pavento ! Lì/. Chi me l'avelie detto, che fi dovette terminar così! * a "' PRIMO. i$ Pa ". Ma che non vuoi parlare ? cafpita Ppt, tu mi farai dir colV . .. che vi è di nuovo ? farti cuore, che fe tu Mai un altro poco, crepo dalla paura, fenza fa- pere il perchè . L//". Son venuta per domandarvi licenza -, perchè mi conviene andar via di cala volti a. Pan Che di tu ? licenza ? fuori di cafa mia? Oh mrfchino a me } Anderò piut- tofto io: oh che difgrazàa! ma chi ti ha rtrapazzata ? Voi medefirao.. . crudele!... padrone ingrato . Io, io 2 k non ti ho mai torto un capello, fe non ti ho detto una cattiva parola, hh via non mi fare arrabbiare. .Tu fchersi , e lo fai apporta. Appofia ? Vi par poco , fenza dirmi nella, dar moglie al figliuolo , mettere «> cala un'altra padrona? cofa diventerò j 0 ? Se io parlerò, e la vofìra nuora M darà fulla voce ; fe io griderò la fer- V! tù per bene del padrone , e la nuora JBì tratterrà male , e mi farà le ato il r ifpetto . Oh fe mi credevo di avere a e rtere rtrapazzata , non ci volevo rtare u . n ' fra in quarta cala .... Bafta , così fuccede a chi fi fida troppo . . a> i> Eh fia zitta fciocchina . Tu farai la medefìma; anzi li flarà'meglio. Nò, nò, non voglio ftar tanto bene, "gnor Padrone me ne vado. .. la mia r °ba la manderò a prendere un altro gior- 110 • ... fe io ti avelli (impazzato per tutto quello tempo, vi domando perdono. an* ijO ATTO anelerò vìa, e non fap;ò più nulla di voi ... piange . Van. Oh Ma' zitta , ci dico .. ( gli cade il .bajl'me ) che fe tu duri , ini cafea oggi cofa ; per amor del cielo muta difeorfo* piange. Li/. Almeno in queir ore , che Stavamo a discorrere infìeme , ricordatevi qualchi volta della voftra Lifetca , che consumerà le giornate a piangere. Van. Oh che caldo! oh non polio più... ma la parola data , e il Nocaro, che viene ftafera? Uh vaia al diavolo il Naturo, e quante parole fi trovano. Hi fogna trovarli nel cafo, e poi difeorrcre . Senti Li fetta , non piangere , cola vuoi tu per non mi lafciare ? Lif. Che non Segua piti quefto parentado > altrimenti ricomincio a piangere . Pan. Oh non piangere , che per vederci ridere ti darei anche la camicia. Ti dò parola che il parentado non Seguirà ; e benché forte fermato ogni co(a per que- fia l'era, manderò a licenziare , e chi vuole Stridere, firida . Solamente faremo il parentado di Rofaura con il Signor Conte . Lif. Ah ! nemmen queflo . Sò dove inclina il genio della padrona , e quello io) 0 fi ha da Seguitare, perchè io non voglia efi'er creduta la cagione di quefii maneggiati, altrimenti. .. Padrone .. . addio. Fan. Ah per pietà non discorrer più di andar via , perchè fon finito di ammattire ; nemmen qnefto li farà per quanW varranno le mie forze . , . PRIMO. it l>ìf. Me lo promettete da vero padrone amnrofo ? Pi'z. Te lo giuro da amorofiffimo : Oh vieti via, non pianger più. ( Addio parole ; ma chi è flato innamorato , mi Capra compatire ). Ti afpetto . a tifata ì e parte . L'7- Vengo. Ecco fervito ti padrone , e quel povero giovane di Florindo. Ecco prefo il vecchio nel debole. Imparate , vecchietti a non impacciarvi colle donne, perchè vi tratcan così; e quando liete pi-eli, non fi fugge più. parte» Fine deir Atto Frimo . A T T O IL SCENA PRIMA. Giardino. B Pancrazio , e Florindo . 'T T° intel ° b eni ^ m °i e f e mi riu " l~J (cirà, come i'pero,di liberarmi dalla parola contratta con quello fignor Conte , anteporrò Vofignoria a qualunque alerò . Signor Pancrazio, in me non trovere- te i "è fumo, nè albagia da formarvi mi ^cconto ideale, e lenza fu (fi fi nza . Le doti , che io mi affrico di poffedere, fono la lìncerità, la gratitudine , e il de- p "derio di giovare, quando poffo . «". Quefto di/corfo dettato dal cuore ? 11,1 amma tempre più a determinarmi nt "iridea di farvi contento , fe mi farà Polìibile. SCE- Ci ATTO S C K N A II. Mafcarillo , e detto. Ma. QIgnor Padrone, venga fubito, è ar- O rivato il bagaglio del fignor Conte , guidato dal fuo cameriere, che rimirando appena la padroncina, che era alla fìnefira, fece per appunto come dice il Taflb . Villa la faccia fcolorita, e bella No fcefe nò, precipitò di fella. Fan. Bravo fguajato ! Ma il lìgnor Conte dov' è ? Maf. É' pochi paffi lontano, e a quefi'ora farà forfè arrivato. Imeneo la face accenda, La fua face accenda amor. Metaftaf/O- Pan. Ti vuoi ru chetare ancora } quando lento quarte fmerfie , mi viene una collera , che non vedo più lume. Mu/", ( Povera ignoranza ! ) Van. Ah, andiamo dunque . Ci fìamo i"" tefi, fignor Florindo li fi n di me , eh? jSreftó le farò lapere qualche cola . p&' te con Mafcarillo ■ FI. Voglia il cielo, che le cofe vadano * miiura de' miei dilegni . . SCEMA UT. Conte Sgrana, che vlen tutto rabujjato^coti la parrucca ftorta, con le barcata ape! te, fuggendo: e non veduto F lorindo^ parla così , e detto . Co/j.r^He impertinenza è quefta ? C» e V^, fiuno fratelli? Che Città è qu»- fta ? Così fi trattano i nobili ? v'à ai/a*' ti, poi fugge addietro . Giuro al cielo .-• dà una /pinta a Florindo. ^, SECONDO. m Pian, pian, Signore, non fono an.ch? tanto piccolo rly. non vedermi . Con. ( Se quello è un 1 altro rompicollo , fiamo fpediti . ) Perdoni , fignore, fono alterato , non vedo quali lume , eri ho Un affanno, che appena poffo refpirare. ■f'. Da die precede il vofiro turbamento? Se poffo operar cofa alcuna in voftrr» prò , rni dichiaro prontifiirao . ( Se foffe quello il Conte non avrei luogo di dilper l'armi, ) Con. Eh non v' impegnate, perchè non ba- frenerebbero anche voi . Dunque fiete (tato ballonato ! in qual maniera? dite, che vi fucceffe, fe è lecito . Con. Smontato di carrozzino , paffava non ha molti momenti di piazza, ed avendo veduta una beila ninfa al balcone . ho Voluto con un paffuto graziofo faiutorta; mal nel tirarmi addietro , ho dato u 'io fcrollo troppo violento, fon paduto c °n il lèdere per terra , e mi è ufciu di capo fino la parrucca . Mi levo in piedi, arro(fito,ed in un tratto radunatali molefta turba di ragazzi birbanti , c °mincia ad urlare, ridere, e tirar fino ( lo crederefii ? ) dei t rfo.i , e deli A * er '"a, e a certi indizj, ch J ho avuti n:i- »* rene, credo che vi foffero ancora dei taffi ( guarda ver/o la /cena , gli pare ai veder gente , comincia a Jpavtntarjì , ■ Fioritilo lo trattiene.) fccco pertanto Ja nobiltà off-fa , la bellezza del mio volto pregiudicata, e la mia bravura dichiarata in l'ufficiente nel difugual CQ«- ttmo, FJ. 24 ATTO FI. ( Dalla fin (cioechezza prende più rigore la mia fperanza. ) Ma perché Jan ìciarfi trattar dai ragazzi in quella maniera ? Con. La furia fui principio mi ha {atto perder lj ragione ; ma tornato poi in me fieffo, ho voluto diffimulare , perchè fono violento di natura , e avrei fatta (]uj)che beftinlitJ. FJ. Molto prudente, Signore; ma che farete nello (tato preferite ? Io vi consiglierei a ritornare per queir idcfla Itra- da donde liete veruno. Con. Vi dirò . Il fu (ìgrior Conte Sgran»» rello di felice ricordanza , mio Nonno , alorchè itf iitituì erede univerfale , nel fuo teftarnento mi proibì ancora di n° rt metter fuori la lpada per qualunque incontro ; onde , fé io torno in là , non voglio che la furia mi faccia perdere iw Fidecommiffo conliderabile ; e fe non polio adoperare ij brando,che fia di me/ Dunque la prudenza fia il mio feudo « .Anderò da quefì' altra parte per evitar T incontro, e fe mai alcuno de'miei rivali m 1 infeguifie , e vi dimandalfe p«* <]uale ftrada io panai, vi prego a trattenerlo, che non fi parta, per non efp*"* lo ad incontrare la morte.... FI. Perdonate, fignore. Siete voi forfè lo fpofo della (ignora Rofaura da tanto tempo defiderato ? Con. Hanno voluto gli Dei , che ìo toi abboffi, per felicitar la fui Pro I api a - TI. La forte inafpettauruurue vi ha f>vo- S E CONDO. 25 £ou. Che avvenne ? Fi. Fuggendo con prudenza dai voftri persecutori, vi liece egualmente introdotto in queRo giardino , che è annetto alla cafa delia voftra (ignora Spofa. Con. Quelli fon gli Orti Efperidi ? Quefto è il (oggiorno della mia bella Flora ? Ma di dove fi patta ? Che fi vola per l'aria? Dov'è la porta d'avanti? *A Non vi prendete pena veruna, che vi condurrò io dove occorre ; ma prima di tutto bifognerà che venghiate alla mÌ3 «afa per rimettervi un poco in arnefe , ( Mi £ neceffario un refpiro di tempo per ayvjfar Lifetta. ) ^°n. Voi avrete il piacere di veder morire di colpo quella povera ragazza. Que- fì* è una luce, che accieca,e non vi fi re fifte. Quefto fi chiama viso : quefte s °n gambe, E' vero pur troppo. Per nobiltà, cre- che non fi porta pattare . Piffero! Ah, ah, ah.... Nel tempo de' Guelfi , e Ghibellini , i miei porranno il Lucco. Pue , o tre dozzine di Gonfalonieri . Una decina di Baroni, ma Ve ri Baroni , La mia arme fa le colonne d'Krcole„ Non plus ultra; ed ho ancora in mia cafa la parrucca , che portò via un Generale mio antenato di ca- P° a Cafiruccio Caftracani , con la za- ppglia tale quale . '• Ghe è forte cotefta , che avete in f c apo ? °']r Eh-, appunto! quefia mi fu mancata til Parigi, in ricompenfa dei trattamenti cS ATTO ti fatti in Firenze a M uisù Verfap! ? s • FI. ( Oh che belila! ) Andiamo dunque a prepararci per la gran ma (ira. Con. Vi feguo, con patto, che non fi pan' di piàsia , perche mi fento riscaldare il (angue. partono . SCENA IV. Sala . Pancrazio, Ottavio, e Lelio. Pd/a'T^Igiiuoli miei , ie jTafle poflìirle \ '<> JL b. amerei di kntire ij voitro parere fincero , e onorato, per potermi gelare ne)V imbarazzo, i in cui ci tiovis- mo . Jo, come Capete, ho preparato tutto, ed ho fatte delle ip.-fe non poche p tr lo 1 poializio di poltra forella . Ott. S|i, tutto và bene ; ma quello , che importava più, non 1' avete facto. Tan. É cola ci manca ? Ott. Una commedia almeno all' improvvi- lò ; e fe volere, in una mezz'oretta fa* no in tempo ancora a fare il foggettc Vati. Si comincia bene. Almeno fammi 1* finezza di fìure il cervello un quarto à ora... Le fpefe dunque lòn fatte tutti? fenza rifpaj mio. Lei. Ah, le voi averte veduto lo fponfal 1 .' zio del gran Kan de' Tartari ,• quelli >» domandano fponlalizj ! Pan. Jo non fono il Kan de'Tartari. ( forte li pazienza. ) Ho procurato di avere in un tacchetto la dote:ho meffa in ordine la cala con una mobilia decente : ho penfato di fare un feftino molto pr°" prio nella mitra fala, illuminata rag' 0 " nevolmente: ho preparato... , ECONDO. 57 Lei. Ah » in cotefta l'ala per illuminarla bene, ci vorrebbe la lampana, che ho ve- duta alla Mecca. Pan. Cioè ? L'I. Una lampana, che per accenderla, vi vanno nell'olio due uomini con il bir-- cheto. Accendono, figuratevi un luminello , e poi con una vogatìna arrivano ad accender l'altro. Gran bella colai gran cofa ftupenda! 1 ««. Ma per una lampana di cotefta forte, .vi vorrà un falone come le Calcine. y ? f. E tutto 1' olio dell' Europa • ***/. Sia com'efler fi vuole, farà femprt più bella ddla voftra Commedia all'im- Provvifo. Finiamola una volta . Qui non vi è tempo da perdere ; tra pochi momenti arriverà qu?fto Conte , con il quale ho cc ""fa la mia parola per lettera , tulle falfe informazioni datemi da un corrispondente , e da un mezzano bugiardo ; e per quanto ho potuto fentire alla sfuggita dal fuo cameriere , è uno fpiantato, un vile, e un pazzo bello , e buono ; °nde bifognerebbe penlare alla maniera di licenziai fi fenza far fulfurri, per non P r ecipiiarc quella povera ragazza , con g Un Conte di quella razza . Sarà forfè il Come del buco tondo del p Fagioli . . Sarà il diafcolo, che ti porti ... Ah non poffo più. ****{. Sentite , Signor padre , fenza ave» v 'agSÌato, gli uomini vaglion poco. Si Perebbe, p er non parere , mandarlo a T °m.U, K fa-S »3 ATTO fare un viaggetto , almeno fino a Vene- sia, e frattanto il tempo ci darebbe coniglio . Van. J^iete una coppia di pazzi , e io fono fiato più pazzo di voi a immaginarmi di potere ottenere un confidilo , un' ojuco ..• SCENA V. Tlofaura , e detti . Rof', f~~^ A li fio non lì poteva confolare del- ]a partenza di UJifie . Nel fuo dolore ella fi trovava malcontenta di effe- re immortale. Così comincia il Telemaco . Rofaura non li può confolare della fcelta fatta da voi o fignor padre . Nel lud dolore ella fi trova malcontenta di dovervi difubbidire. Così parla Rofaura. Vai. Ringraziato il cielo, che è d 1 Inverno , e non del Solleone , perchè altrimenti io farei malcontento di vedere 1* figlia, i figliuoli, e il padre agli incurabili fino a nuov 1 ordine... Ma che negozio é qusfto ? (arrivano due Lacchi, fa'*' no riverenza , parlano ali 1 orecchio d l Vancrazio , e partano correndo. ) E' arrivato il Signor Conte.... oh che imbarazzo!.., nò, trattenetevi , venite meco.... Rof. Avvertite, Signor padre , fe non " a inclinazione per i romanzi, non »e facciamo nulla . parti. JLe/. Se non ha viaggiato? non lo conofce- rb mai per mio cognato. parte. Ott. Per ufcir d'imbarazzo , dategli ad intendere , che Rofaura è fempre malata i e perchè poiìiace regolarvi nell'intreccio» SECONDO. c 9 or ora vi porto la Finta malata del Goldoni , parte . SCENA VI. Vanciazio , poi Conte Sgrana. P' e ' Lei, A. quell'ora, ibre||a,la villa di que» 0 fpofo vi ha fatti (bordare i Romanzi' Rof. V ingannate .... s c e n a vnr. Mafcarillo , e detti. Mafcf^Qn loro permiifìone . F*CG»«W grazia dirmi dov' è il Sign° r Conte; ho troppa necettìtà di parlari»» R ■/ E ila che nafee tanta premura ? Mfijs. E' arrivata in quello punto ufi ?5^, tu (ionna ternuzana, incivile > e f la, che fuppone effer roteila del tonte, e ha metta fofibpW la cafa, P 1 ^ che che io SECONDO. 3 c tettandoti di voler fraftornare il Tuo parentado, lo J'ho lafeiara in compagnia del (ignor Pancrazio, per non inquiefar- mi con quella donna.,, Che è cofa niobi 1 per natura . ■£'/. Bravo . lo ti confiderei a fare un giro, perchè con cotefta abilità vi è da mettere infieme de'quattrini a ficca. Rof. Ma che non ufano i poeti all'improv vifo fuori di qua ? Le/. In Parigi ne ho Tentiti pochifiìmi. Ne fentii uno, che imp'ovvifava in Greco . Che bella cofa ì quanto mi piacque! fot/c. Che P intendete bene il Greco , Signor padrone ? Non intendo nulla , fe tu vuoi ; ma le cofe, che non s' intendano , vanno applaudite più che mitri . Off. E* veriifimo.Vi fono alcuni, che vanno alla commedia , fi addormentano alla prima leena, e {'vegliatili al calar delia tenda, efclamano, evviva, bravi , che bel recitare 1 che beli' opera! S C K N A IX. - Pancrazio , e detti. n C\H cne 6 ran c0 ^ e ' fìo-I'uoli mìei i n V_y oh che gran cole ! Uff. Che avvenne, fignor padre ? a' V. n cont rattempo inafpettato ci libera dall'impegno del Conte, e ci pone nella noftra libertà . & arrivata una certa lua forella , che pretende annullare questo fpolalizio, e racconta cofe di que/k» ^onte, che non pajono credibili ; ficchè" le fiamo ftati ingannati da un mediatore, c troviamo effettivamente il Conte di- K 3 vea " 32 ATTO ventato contadino, non lì imo più in ob- bligtuione di mantenere la nollra parola» RoA Mi rallegro di dover reftare lenza marito. Tan. Nò, lìgl : a mia. Ho in pronto 1' oc- cafione di un certo Fiorindo Arenili, che vedrai tra pochi momenti , e aflìcuratl pare, che non potrai trovare un giovane di miglior qualità di quello . 2?:/. Confettò . che me ne ha parlato Li- i'etia , e fe fono vere le cofe da lei narratemi , fono più contenta . Solo vi puà cfTer la difficoltà di non effer troppo dedito ai Romai,/i. Tan. Oh non ci penfare : fe viene in quella cafa , in meno di tre giorni diventa pazzo anche lui . Vtt. Quefto è un belliffimo contrattemi 0 : ( E poi fi lagnano gli Autori, che non vi fono idee nuove di crear Commedie» Con i fucerffi di quefto giorno noi) » formerebbe un comporta di fcioccherieJ Lei, Viaggiate, e di querte avventure » ? di querti Conci pofticci ne troverete 06 n giorno. Quando viaggiai per l v 0^an4» » mi figurai un perfonaggio di grati co«' dizione, e mi faceva chiamare, ridete? Monfià Quia . Fan. E a farla apporta t'eri Monfiù Cuj^ Majc. Bravo evviva. Dice bene quel vei'- fo di Dante,, LVarcifottÙc ingegno Fio* remino „ Dante. he!. Eppure, lignor padre, uno fpirito quefta razza non và difpre^zato. 1° conolciuto un fervitpre, che rifponde Tempre ad ogni interrogazione in otta ^ SECONDO. 33 rima, e quando il padrone lo baftonav3 4 , lo ringraziava Tempre con un fonato. ?<"i. ( Oh che roba J ) Le/. Eh vi Tono tre tomi di quefti fon; tti (fa m pati. Pai. Bifogna però chi a'"effe le coflole in polvere. Bafìa, in pochi giorni che fei tornato in cafa hai sballato cole da bette . Se proieguirai i tuoi viaggi, fpe- i"o, che al nuovo ritorno ci darai ad intendere , che fuori di qui gli uomini camminano con la tefta . Le/. Sentite che gran cole ! Gli Antipodi non camm nano colla tefta all'ingiù ? ran. Se lo dico . Sballane dell' altre , figli uol mio . .SCENA X. hifeita -, Florindo, e detti ■ or '\/tl accorderà quefta amabil con- iVJ[ variazione un benigno c:mpa- tìmento, (e io col mez;:o di Lifetra fon venuto a parte delle imminenti allegrezze. rane. Venite , venite fenza complimenti , difetta ha fatto bene. Godo di vedervi y amico. Quella com- .media l'ho finita. Venghiarno un poco alle corte . Già " vede , che quefio fignor Conte bubbola tra pochi momenti farà mandato al barone, ficchè dovendo peniate a uà altra occafione , mi parrebbe, rinrettendò- ttii che il lignor Fiorinolo fuffe un parato da abbracciarli con l'^ddiit.uione comune. Vi ho meltc quefte due parole t perchè una coppia di camice per la lolita tenferia non fon cattive a quella Ragione. K 4 «• Fi 34 ATTO FI. Per me, quando la fignora Rofaura non mi creda indegno , le offro la mano di fpofo . Ro/. Sotto la correzione del fignor padre, e con il confenfo dei miei fratelli, gradisco l'efibizione, che mi fate , e ne son contentiffima. Ott. Fate pure , purché Florindo non critichi le mie commedie. Lei. Vorrei vedere la conclufione, per potermene partire ai prof'eguimen'o de'miet viaggi, altrimenti faccio Cubito una protetta dei danni, efie mi fi cagionano coli' indugio. Tan. E quali fono quefti danni ? Ltf. Il vento è favorevole per la navigazione, e fe s'indugia, parte il battimento, e perdo foccafione di veder le Canarie . Pan. Oh bene via , tu yedrai i Rollinoli j fia' zitto. JL*/. Le Canarie fon IfoJe. Pj/j E i Rolìgnoli fon uccelli . "Lei. Quelli fon difeorfi gettati al vento • Tocca a voi fignor padrone a preftare il voflro confenfo per quello parentadi' Pan. lojfonconteiuilfimojmj. bifogna prima- Li/! Che prima ? che doppo ?. .. or ora vado a far fagotto. Pan. Sta 1 zitta, fia' zitta, non t' inquietare. Sibbene, io fot» contento, fignor Florindo, di farmi... di farmi che? a Lì/ttt** Lìf. Di farvi fuo fuoceio. . . Pan. Certo, volt.ro fuocero. (La vecchiaia vien con tutti i malanni ! ) FI. Effendo cosi, eccovi, o bella Rofaura» la mano. K °J' SECONDO. *£ Ro/. Non pòfTo efprimervi Ja mia confo- lazione nel dire 1 che (iete mio . Itaf. In qufftd ftanza lampeggiar ti vede Venere bel.a accanto a Ganimede . H<- detto. Ta diventi più flucchevole un giorno dell'altro. Ho detto anch'io. ran. A propofito Lifetta:Dove hai lafcia- ta Madama Pataffia ? *>«!/". E'rimafta nella camera qui accanto, per efeir fuori quando farà tempo . Oh ]a vuol effer da ridere? Otr. Vuol efTere un colpo di feena ? SCENA XI. Conte Sgrana , « . Con. /"^Ofyetto f ( dalla porta ) Che non VJ ni avvitano ancora ? che non fono in ordine ? M' ha fitto fpiritr.re dalla paura I Par;. Venga pure ; non fi tede 1' ora di pattarle. C?/j. Chm,lete gì' occhi, fe non volete accecare . 11 mio ritleffo fa male ; ma poi vi awe7.zerete. W. th non dubiti, perchè l'aria di que- fta ftanza moftra brutto. to "- M' immagino che quefh fi a la mia p bella Proferpina, non è così? K °f- Può effere,che voi ficee Plutone, ma 'o non fono Proferpina . ***/■ Dirò lui Dialogo tra Plutone, ePro- p Alpina nell'atto di rapirla. Di pmttofto un diavolo, ma chetati. °«. Ah che in quegl*occhi vi è amore , c he tende fui laccio della mia libertà , e v orrebbe pormi tra i' ulcio > e il muro , "li non gli riulcirà . Oh 2* AT T O Oh Dei mi vuol ferire E mentre io non mi guardo Nè penfo a male alcuno, un voflro fguardo Carpone, e di foppiatto Pian piano come un gatto Mentre vi miro , e (quadro Il cor mi ruba, al ladro, al ladro» al ladro. Maf, Oh che robaccia! Rof Che beftta! Quefb Cenz altro è Don Chifciotte. Ott. Quefta è troppa caricatura per u nl Commedia , non lo poffo imitare, Iie trovo lolo una limile in Molière. AP" pagate Signor Conte una mia curiofiw ; avete mai letto il Molière? Con. Mi maraviglio! Io non ho ietto ma' nulla, e nulla leggerò; e per mantener 6 il mio voro i non ho mai voluto ifiip J " rare nè a leggere, nè a feri vere . Ott. Per dir la verità, non ho mai vedo' ta una befiia cerne voi. Con. Grazie, grafie della burla. In tempo di nozze fi lià allegri . hccovi dun^ 6 la mano .... FI. La mano ? che mano ? bifcgna pritn* batterli meco . N Con. Signor Pancrazio, io non fon con q u fli patti . "Pan. Si lafci dire. Quando elh mi mant ef- fo 6 rà nella fua periona quelle qualità ^ mi fono ftate fcritte dal meuano > it-mpre pronto a darle Rofaura • . 0 Con. Vi afficuio , che avete nel CooP.^ vofiro genero, nobiltà lenza fine? e ^.r chtzza i'tnz.i loado . Ore. SECONDO; 4© *»{'/• Com'è così chiamerò il Notato. Venite , venite . S C E N A ULTI VI A. Duma Orterfìa, e ietti. DOv 1 è quefto Spolmo , quefto pazzo da orna Co;?. Conteffinai non fate complimenti » liete ]a padrona: venite, venite. fa ceti- no che jìia %itt4 . On. Che Centellina? fono una povera villana , fon tua forella , e fon arrivata a tempo per impedire le tue pazzie. Che Con i ? Che Lacchè ? che galloni ? que- fti disonori alia noftra calìa? Come! non è nobile il Signor Conte? s e al tempo dei Guelfi , e Ghibellini i fuoi portavano il lucco ! On. lo non s 5 co f a v j dichiate, io sò che v ent'anni (ono li teneva tutti la vttga. FI. Signor Conte, non ci fono nella lùa P'"o!apia G nfaionieri , e Baro»; ? u ' 't. Oh , de' Baroni ve ne fono fiati dimoiti, ma il maggior Barone di lui non p Yl è mai fiuto . * an. Dt-'lle ricchezze per altro ve ne fa- ranno fenza fondo . Vrt - Con un'altr'anno di quefta vita v quel galantuomo lo vedrete morire nelle ltin- che . Cou. Quefta è tutta invidia , perchè non mi volete veder concento . Cieli ! che contrattempo è mai quefto l Sogno, o Wrt ^eftol Con quale autorità volete impedirmi di prender moglie? n - Se tu ti veìeili co' miei occhi ; tu fei P'Jf orrido. Eh torna a cafa , rimettiti il S? ATTO il tao corpetto da caccia, e va al mercato , che farà meglio per te . Con. Oh difonore eterno! oh roffora I ° n vergogna ! Orf. Andiamo via fubito, Conte della mi- feria. Vado ad artaccar la treggia, e fe induci punto punto, torno fu col pungo- lo dei buoi, vieni vieni figuraccia. pàttt' Lif. Oh bella ! ij fignor Conti è venuto in carrozino , e anderù via in Treggia . Con. Non le date retta, fignori ; quefta femmina è pazza , e mi fa f'peffo fpeifo di nuefte ufcite. Venghiamo alla conclusone . Tan. Levati di qui, figuraccia del Callotta* mi maraviglio, che tu abbi unto coraggio di parlare . , Con. Alto là £óte? di bacco. Le parole rnanten :ono. FA O quirtatevi , a vi getta immediatamente dalla fìneftra . Con. Avete ragione, che non fono avvezzo a far qurfti falci , che del refto . •* Lei. Vi tratterò io con galanteria. Con. Che fiate benedetto. Lei. Vi darò una terzettata , e tornerò * fare i miei viag:;i , Con. Ah vedo, che fletè rompicolli - Son ° fiato più pazzo io a darvi retta. Chi nop mi vuol non mi merita. Rifatemi (ub, 1 ' to i miei canni , abiti, fervitù , viagg" ' e un altra occafione , che mi fon pc lla * Ora fubito. .> Ott. K' giufto. Via Mafcarillo, chiama fii altri fervitori , e accompagna il >'£ n , Conte fino alla porta , e fervilo bene^ FECONDO. 39 "<"'• Ofierv* , che lia buona moneta. Ma/c Sarà turo moneta corrente . Venga Signor Conte porticelo. Con. Non vi partite di quefta ftanza . K1- nunzio alle mie ragioni, non voglio nulli . Cosi fanno le peritine di rango a naor.ificar la plebaglia. via. ■R°f : Quello è fiato un contrattempo dei P ; ù curiofì del mondo. **'/• Così fuccede a chi vuol far da nobile, e d è uno fcalzo . La combinazione di tali cafi ha (labi' j'ta la mia felici'à. Se non era per altro Lifetta , le cofe volevano andar male . Io farò femore grato alla pena che ti * e ' prefa , e per darne una riprova , io dono a te , e a Matcarillo tuo marito la piccola poffeffione dì Valdifìrulla, ove potrete andare a vivere quietamente, fen- 7-a aver bifo^no di alcuno. Mi maraviglio io . . . nò Signore , Lifetta non deve .... *'{/; E io dico di sì, e lo ringrazio di una Wcimipenfa così generofa,e voi non potete impedire la mia fortuna. Ma .f- Siano pur benedette le mufe . Ora fi p imporra bene alla folitudin ■ . ("Crepo dalla rabbia, e nor, poffo parlare pP?*" non dar cattivo efempio ai figliuoli.) '• Il SignorOttavio mio cariffimo cognato farà grazia per qualche tempo di affilare alPamminiflrazione della cafa. S;ntite, faremo degli fpropofiti, perche non poffo feordarmt delle commedie, roa pure mi pioverò . fi 40 ATTO FI. Prendete il pefo di tale ingerenza tf poi vedrete di quelle fcene , che vi tèi ranno compone un altro genere di Corti* medie. "Pan. (Si vede, che coftui t ra a riordinare quefìa f ìrnif-lia . ) FI. Il fignor Lelio fol'pendera per qualche tem,x> il profe^uimf nto dei'Tuoi viaggi Lei. \\ìò efler, mi nou lo credo. Proviamo, ma per poco fapec?. TI. La (ignora Rofiura poi leggera un certo Romanzo, che gli 'arò io, intitolato il baoij governo della famiglia , fopfll il quale mi saprà dire il suo fen:im-> lC0 . fiocero, ìl fignoi Pancrazio padre di famiglia , rai darà c )ra._'gio per far ve' dere al mondo, ch