Ra vision r! 8 $ « >. i i ^^m»-^ ■ % % i f #^ V GLI- AMORI D I £GOliNGIOS » C O Jtf W J5 D / ^ m ^ ITEL S ICNOft Hj GVALZKTTI ^ ^ DETTO EKISO . jggb & ^~N^&r ~V%é^* % " " ' ^ ^^«^^.^ NAPOLI MDCCXC. ^ ^ *^>*^>~j>ik»>+*:<^<:<+4€<<«* K A Spese di Domenico Sang acomo \ 6 Si vendono nella Stamperia atcojjo i ^ il M- ^ ~, : il Mo.iijtero dì Monteveigine Con ILtnza de Stipa ioti f ^.^.^ì^ss- d • • W" f ATTORI La Marchefina ADELAIDE, di Lassati» La Contessina MATILDE. Il Conte BARBAGLIA. Cavalier di LUNGUNOIS. LUNGUNOIS Padre, Cavaliere ERNESTO, Cavalier di S. ODON. PROSPERO Cameriere del Conte ; Servo della Marchefina che parla. Servi del Conte. Servi di Lun^unois Padre. la Scena è Bagnieres. In una Qallerìg, f ATTO L SCENA I. Cavaliere di Lungunois appoggiato ad un tavolino , fui quale vi faranno alquanti libri. Da una bugia chejìa per eftin- guerfi , riceverà lume la ftanza. Prof pero e/ce da una bujfola . Appena entrato in /cena / arre/la per contare le ore tf un orologio da /Ir ad a . Pio/. T TNa, . .due,. . .tre,. . . quat- tro . , . Sono le quattro della mattina . Il Sole è per levarli . . . che vedo I.....Parmi di riconofce- re . . . Sì , è il Cavaliere. Non fu a letto la korfa notte l E perchè ? Dorme ?.. . Polifibile! . . . sacco/la no» vorrei di (turbarlo ... Mi ritiro, fa pochi pajji , e si avvede del Cavaliere , che fa gualche moto . Egli è per de- ftarti. Jung, fofpira. Prof. Sbfpira ! Lung. con tutta la pa/fione e/clama . Ah ! mia Madamigella . . . Chi è qui ? . . . vedendo Pro/pero cK è alquanto di/cojì^ Pio/. Soii io Signore. L*ng. Profpero ? Sei tu ? Pro/ A' voftri comandi . I-ung. Vediamo che ore fono .... Prof. Non guardi \* oriuolo. Il Sole c«- m'ncia a comparire. J -ung. Porta via quello lume. *™/. Ubbidifco . . . apre i balconi . E 1 Giorno Eccellenza. A 3 Luug. 4 ATTO Jjung, Lo vedo . . . dove vai ? Prof. A fare il mio dovere pria che fi alzino i Padroni. Lung. Senti . . . Oh Dio! Non dire al Conte, che fui in quefta Aanza ruttila no'te nè che rni addormentai su quel tavolino. Prof. Inutile precauzione . Ciocché non m'intereffa non dico . Lung, ( Che agitazione ] . . . Quale fiato è il mio . ) Profpero ? Non partirli? Ptof. Pa-donatc, Eccellenza. Vi vedo confufo. , . . J.ung. Ah Profpero mio ! l'roj. Prima di ufcir di cafa jeri la fera, eravate allegro, gioviale.... Lung, So/pira. Pro/, Tomaio poi, vi feorfi il più agitato mortale cVTefiftefic. Lung. Un oggetto ... oh Dio ! Prof. Fatemi a parte de' voltri tormenti ... Vi lem" il cuore . . . Voi amate !.. . J ung. Che dici ! . . . Prof. V inlolita confusone , e pili i fofpt- rl , che tramandare dal p;ù pr<.fondo del cuore , non m 1 ingannano punto . Parlate . Lung, Secretezza Profpero mio ... fedeltà. Pro). Fidatevi . Altro non dico . Lung» 11 Conte duve andiede a pattare la le rata } J'roj. Si tenne in cafa. K voi Eccellenza? Lung, io fui dal fiaione di Brebille. Colà credei divertirmi, ma ne reltai delitto . Pro/p, PRIMO. 5 Prof. E come f Luug. Invitato ad un tavolino da gioco , ebbi la forte d' tfler compagno d 1 un amabile creatura, che non pot.'i guardare (Vnfca forpréf'a , ed ammirazione . Il di lei contegno; . , . Quel vezzoiò girar de' lumi , le grazie nel dtfcorlò, s' attirarono ttirti i miei sguardi . Cìio- cimmo . Ma non feppi qud che feci . Tutta la mia occupazione era Ma faringe!!* .... Oh Dio 1 Perchè non Caperne il nome ! La comitiva non d'altro titolo lì ferviva parlando con lei , che Hi quello di Madamigella . Prof. Potevate drizzarvi a qualche Cavaliere . . . Lung. NT ir, àrdj dom inebrio , per occultare il mio sbalordimento , e la mia pai Ho ne . Venne 1' ora che fummo obbligati a partire . Ci alzammo . Oh quanto breve mi parve lo fpazio di tre ore, che impiegai a vagheggiarla. Dopo un profondo inchino, fi parte . Un Cavaliere bisbetico le porge il braccio. M'accendo, imbianco , cambio d' af- petto in ogni- iftante , perchè lo credo un adoratore . Quali da un fulmine colpito m' arredo • Ella le ne avvede , irii da due teneri furtive occhiate , e 8 incammini ridendo . La premura di lapere dove forte il tetro felice d' Mli- mx così bella , m'obbligò a leguirla ; ini tutto in vana mio Prolpero. Prof. Invano ! E 1 perchè ? Lung p oco difeofto dal Palazzo di Bre- bille |' attendeva una carezza : s'accin- A 3 gc é ATTO. ge la mia bella a montarvi, fervita dal Cavaliere. Madamigella che per guardarmi 1' ultima volta vi fale irregolare è in atto di cadere . A tal viltà grido con tutta la paffìone : Cie'o foccorii ij wio bene . Vieti foftenuta da' Servi r fonile del paffato perielio , e fi rat- trova priva d'una smaniglia. Il Cavaliere la trova , ed invece di prefent irla alla Dami fe la mette in faccoccia. Lei ce la domanda con grazia ; ma non vuole ubbidire . Sdegnata oltre modo giura di non più mirarlo in vifo , e fi chiude in carola, Io m'accingo a fe- guirla .... ah che non potendo tene» dietro a due veloci cavallr, mi manca la lena, e perdo in un momento mi- feramente chi adoro. Allora sì che provai tutto il tormento d' un' anima abbandonata . Accompagnato da mille fo- fpetti a cala mi ritiro; quando tu aprendomi 1' ufeio , e confegnatami quella bugia crederti ch'io ne andarti al ripeto i ma non potai trovare nè pace , né quiete ; ed abbandonatomi ad una pallone nata così violenta T e inaspettata ; non tornai a me fteflb, che al far dell' alba, e dal "»o calpeltio (Vegliato . Prof. Il Ciel ve lo perdoni. Perche ricucite jeri la fera lo (terzo ? Vi farebbe flato facile il feguirla ... m i piano . .. con voi non fu il noltro volante Gcr- meville ì Lung. Germeville non feppe darmene raguaglio . Frof. Che disgrazia! Per altro mi difpia- ce PRIMO. 7 ce Signore d' avervi fturbato in tempo che il fonno faceva la voltra calma . Lung, No , tu giungerti oppoftuno,e per farmi efcire .• PtoJ, E dove volete andare ? Lung. In traccia di quel tem rario Cavaliere r a farmi render conto dell' infili to ..... Prof, Eccellenza regolatevi con fenno . *fung. Sarto un uomo d'onore. Non permetterò , che vfnyhino punto alterate le leggi dell* pulizia r ed il dovere di chi ben nacque * Prof, Qualcuno s'apprefiTa. Serenatevi Conte Barbaglio. , e detti . Cont. r^Rofpero, dove t'infilzi ! Limo- A nea le ne.vede ftamane sì, o nò? Prof. Sarà a neve. Il Repolliere é levato' da due ore . Co«f. Qui il Signor Cavaliere I ben le- vato. Come »r predo? Lung. Un premurolb affare mi ha obblt- gato lafciare il letto. Cont. U caldo fi fa fentir bene ! Profpe- *o che fai la intifichuo !.. La cieco- lata è all'ordine ? Prof. Coccolata! *-one. Ciccoiata , ciccolata. Da tre ore che dico Ciccolata . ^ ro l- ( Ecco la prima contradizzione. ) Di- ce fte limone.. . iowf. Limoneai Chi fe 1' hi fognato nominarla 1 io dilli liraonea ? Come ? C 4 Quan- « ATTO quando?* Signor Cavaliere fiatemi re- iì m->n ■>. L'ing. Perdonatemi ..... limone.!.... Cont. Sirà . . . Dunque limonea. Preflo. Prof. Ubbidifco in atto ci! partire. foit. D'mmi : mia figlia Matilda è levata ? Prof. Eccellenza non lo sò . Cont. Afino mio, e perchè ti tengo a pernottar meco ? Forfè per avere wn* alfa machina attraente, e propagatri- ce di pulci ? Ti tengo per fervìrmi . . • Prof. B'ne . Mi vorrefte Eccelleiua „.. Cont. Z to. Mon fai fervir bene . Noa fai le la figlia è in lerto, o funi. Prof. Mi debbo mt'-olurrm" nelle fufr fì'.n^.e in tempi, che la Signorina o lì é per levare, o levita? Corìf. SicurilTìno. Così devi far? quando vutii efiere llimato un Cameriere accorto . Precipita, fammi fapere che fa. Prof. Giacché voi me lo coma.rdute , ubbidirò . via poi torni- Lung. 11 Signor Conte ha dormito feft- cem nte ? Cont. Non troppo Signor Cavaliere Luti- gtino's. Un miled tt (fimo gatto , eredità lafciatami dalla fu mia moglie t ha miagolato tutta la notte .... Prof. La Stgoorfrta è fuori letto. Cont. Sei una beftia. Chi xX ha pregato- che andarti da mia figlia, quando dovevi portarmi . . . che dovevi portarmi ? Prof. La limonea . Cont. No , Mi pare la ciccolata . . , bada , fìa limonea. Che c'entra mia figlia? Prof. >• PRIMO o Prof. Non mi dicerte, eh' era mia h'pez- 7-ione il dover fapere cofa facefle la Sj inorine? Co*;. Quando ditti quefto ! Sarei un bel umore ! mandare un uomo , e poi un Cameriere nella fìama della figlia , quando vi fono le donne di fervido. Prof. ( Ho capito. ) Vado per la limone i. vi tr. Lung. ( I] carattere del Conte è origini . ) Cont. Che ne dite Signor Cavaliere ? Io dire una cofa limile. L'è bì\U da do- vero J Profpero è un buon fervido , ma pren e le cofe al rovefeio. Voi gli avete ordinato .... (ont. Mai , e poi mai. Non fon di fiacca memoria » Le cofe me le ricordo anni , ed anni ► Colui ila lemprc a ra- gionir con la luna . J-ung. Ami per quanto la breve dimo* *'a mia in volita cala m' abbia fatto Scorgere, egli è fedele, onorato, umi- le, rifptttofo ..... Cont, Quanti titoli! Fedele! onorato I u, nile ! rifpettolb! ed in Profpsro non ce n' è mio di quelli titoli. Troppo lo lodate Signor Cavahere. Mi dati la- 'petto..... Sofpetto'! I onr Sn<\----- onr. I*lt !1 cr r ione. lod . (òTpettìIfìmo • K di c j, e ? h che so io . Un Cavaliere che '..MP domeltico , che ci ha della co-'itj .-^^ che gli parla f. mW.ixrmvn- te > ".on h può fare trameno di g'udi- A 5 car- io ATTO , carlo'o qualche onorato mezsano de] Padrone, o qualche fecreto conduttore . . f Lung. Non mi conofeete a quel che vedo» Cont. Nulla Cavaliere. Oggi fi fa onore alla ferviti col darle il titolo di mezzana » Quefta è la prima carica ; e fic come quefto diploma fi emanava z favore della baffa fala T oggi fi è efiefò per fino all'anticamera , e poco a poco prendendo più vigore,, verrà fregiato del titolo d 1 Eccellenza ; mentre comincia a farli vedere fin anco in coloro , che fono degni delle gallerie. Lung. Signore . . . permettetemi ». Cont. Per dove? ...... Lung, -Dove mi chiamano alcuni premu- rofi affari . Sarò di ritorno . Cont. Dove fotte la feorfa fera ? Lung. Dal Barone di Brebille, Cavalier manierofo , e di fommo riguardo. Cont. Da chi ci fofte introdotto? Lung. Da un nuovo mio amico. Cont. Se avete luigi da impiegare, potete frequentar quella cafa, eh 1 è il Sena- tus Confulto del giuoco. Lung. Chi vi fentiffe parlar» in tal modo giudicherebbe finifiramente del me-' defimo. Colà fi giuoca con tutta 1' integrità immaginabile. Cont. Certo. Soggiunga , che ha dato bando a un certo zerbino, che fi fofpectavs. capace di broglio. Lung. Bravo ! Vi unite al mio fentimen- to, e lodate quella famiglia ..... Cont. Ma che diavolo diflì finora ? Voi PRIMO. li Voi non fentirere bene . Lung. Ecco la Conteflina Matilde» Cont* Ben venga la figlia noftra. SCENA III. Matilde , e detti . Voi Prof pero con un fervo che porta tre liinonee . Mat. QIgnor Padre l' auguro il buon ^ giorno. Signor Cavaliere fo lo ftcflo. inchinan.ioji. Lung. Grazie Signora Conteflìna. Mat. Va a fidarli vicino al Tavolino ed incomincia a [olfegpiare certe carte , che ha portato /eco . Do ». .re . . . mi . • • fa . . . fol . . . la. Cont. Che fi ftudia di bello ? Viva mia figlia. La Mufica è un ornamento proprio per le Dame. Mat. Sicuro. Fa . . . fol . . . la ... » fol ... fa ... do ... re. Luug. Madamina più dell'ufato è brillan- W damane. Cont Qt l'ho detto prima di voi. Mat. Ami ho cattiva ciera . Cont. Figlia mia, cosi ho detto al Cavaliere , ch'ogni mattina t' alzi male in vil'o . Mat. Mai , mai . . . Sol . . . la . . . L °nt. Certo . Mai, mai ... Sol ... la _ • • • fa. La Muiica fecca. A2 "f..Ma è ppffibile Signor Padre , che dobbiate approvar tutto!. or. Proip ero noil f, na rot to ] a nuca collo. Viene quello rofolio ? Da tre ore che grido , e non è poffibile avei ]o . Ma ^ Cliel rofolio ? Sembra a voi ftagione a é a io ATTO di rofolio? Io lo bevo mal volentieri. Acqua g;!ata . ... Adeffo vado in furi:,, Cont. Conteifina mìa, tu cambj da momento in momento I Sopporta rofolio qu;fta volta. Mat. Ora si, che mi rifcaMo. Cont. Zitto. Zitto . Gra mi ricordo ..... noi avremo ciccoiata. Mat. Peggio. Cont., Il Cavaliere 1' ha domandata. Lung. Non ebbi queflo ardire. Mat. Ciccoiata non mi piace. Lung. Madamigella non s'alteri. Vi fari preferitala una limonea. Mat. Oh si. Quefta è di mio genio . Xjs- ringrazio . Cont. Ringrazia a me ; che fe non avelli gridato limonea non T avrefli bevuta . Lung.,( Profpero perchè non viene. Vos- rei partire. ) Mas Mi fono infaftidita, di quefto fol r leggio . La Mufica alletta ;, ma non fernpre mi piace . Sarebbe migliore darmi alla lettura. Sì alla lettura non è vero Cavaliere ? ~Lung. Le donne, cui f ozio è ÌIIdi'o proprio vivere, e particolarmente le Dame, bifogna , che fi provegghino di qualche buon libro, Scientifico, intelligibile , capace a recar diletto , e giovamento . Mat. Ecco de 1 libri . nt prende uno . Pop? faggtò fopra l'tfomt). Cavaliere , quefto è buono per me ? Di Pope che- rie dici ? Lung. A me piace non poco ; ma per voi *3 non P R r M o voi P autore |avta la difgrazia di effere intcf'o a fondo. Mar. Ohe non Capelli leggere io ? Lung. Non dilli quello..... Cout. CJhe ha detto ? che voi non fa-pece tergere ? Lnng. Non preteG avanzara una fimile proporzione. ^i femplice che lia, ha i fuor gerghi , le fue tra» rpbfrz rotti : i penetrali della naturarono troppo reconditi a noi. Accoppiate adunque la precisone del verfo, ai fenr- timenci vaiti , ed alle dimofirazioni più afirule drlfa filofofia ; non fi potrà ♦are ammea", Cìontefilna, di non ben c x- T'ili da una donna quelle feienze , ciie da fe Ihrffe ofeure, fi rendono ottene- brace dal veiio , Cont. E viva là beftialirà del Signor Cavaliere: Pope fari Ebreo, o il traduttore invece di Icrivere nella Tua lingua avrà- fcrìtto arabo . Mat. Via hfdamo Pope ... Ecco Miiron. ■Lxng. LaCciatelo. I ^iudtzj de' dem >nj non fi confanno con quelli delle donna. Con». 14 ATTO Cont. In (omnia Signor mio , e Padrone. Mia figlia che diamine leggerà ? Lung. La ftoria è quella r che dilettando fa renderà filofofante. Prof. Eccellenza »Tre limonee all'ordine Cont. Beftia , che hai fatto ! Si diffe . . Mi pare ... mi pare , . . Mat. Ma Signor Padre I . . . Cont. Non parlo più , Prof. ( Che fofferenza. ) di le limonee, Mdt. Cavaliere dove forti jeri la fera? Lung. ( Che mi fi rammenta! ) Cont. Se non erro diffe , che andò in un Caffé ...., "Lung. Dal Barone di Brebille. Coni. SI al caffè del Barone di Brebille. Mat. Quella cafa é frequentata da rare bellezze, avrai fatto degli acquitti ? Lung. Qual domanda alla prefenza d'una Dama , eh 7 è 1' oggetto T e la delizia di Bagnieres ?' Mat. Grazie . ( E' innammorato fenz'al- tro di me. Io me l'immaginai. ) Cont. Vi fiete infatti dito eh? non vi piace- avete detto ? mI Cavaliere y che la- Jcia Hi bere . Lung. Non ho l'animo quieta» Mat. Acquifto , acquifto Cavaliere. L' argomento dal tuo difturbo. Lung. ( Stelle l ) Mat Si puoi fapere la Dama fortunata ?' Lun<;. Siete lontana dal vero . La mia agitazione ha altri pnncipj . Mat. Voglio crederti . Prof. Signore fotiQ ali' ordine . Cont' PRIMO. rs Cont. Voglio ftarci un' altra mezza giornata . Se avelli portato il rofolio eh' fo voleva , l T avrei bevuto da quanto tempo . Lag. Signor Conte t Signora ContefìTna , permettono , Mau Profpero la fpada 7 ed il cappello al Cavaliere - Lag. Me ne provederò da me fteflb. vi* mila: Jua fiume.. Cont, A propolìto Matilde. De'tre configli del Cavaliere a quali ti appiglierai ? alla Mufica ? alla Poefia , o alla Storia i Mat. Non voglio fapere , nè di Mufica, nè di Storia, nè di Poefia,nè del Cavaliere . : . No . No . Rifpetto al Cavaliere, voglio prima penfarci T poiché lo preferì feo a tutte qusfte faenze, via... Cont.. Così diceva' ancor io . La Poefia mi piace affai , abbenchè non 1' intenda . Prendi Fi ofpero ; da il bicchiere vuoto , ed H Servo va via .. Profpero la mia Matilde è donna, e come donna fa b'ne a<1 appigliarti alla Storia ... Il Cavaliere si , . . il Cavalier è un afino . . . Sempre con la mufica . . . fempie con la mufica . via • Prof. La certa la più debole non vidi a' giorni miei .. Non so, se fia un attratto i o un dimentico . SCE- ^ i6 ATTO scena, vr. Un Servo , e detto. Voi il Cavaliere Tjlngvnoii con fpada , e cappello. Seri: QTgnor Cameriere fate avifato , che la mia padrona a momenti è per arrivare . Prof. Ne patterò 1' avifo . Sua Eccellenza porrà favorire, il Servo via . Signor Cavaliere? Oh Dior... fermatevi. hung. Lafciami caro Profpero. virol partire . Prof. Incomodano le vifite,e vifite di Dame. Chi sa .... non vi partite. Lugli. E di quel temerario ? Prof. A più maturo con figlio . Sen merini .. . Per quefla volta fotolito fate a mio modo. Ve ne troverete contento. hung. Ah Profp.'ro! .... Jìede frejff'o al tavolino . Prof. Secondatemi, e lufingatevi . . . Vo ad avifare la Padrona . hung. Si.... ha bifogno di configli un animi agitata . appoggia una mano : e rcfta penfierofo pofando il cappello , e la fpada fui tavolino. Fine de IP Atto primo . ATTO IL SCENA I. Il Cavalier Lungunois f alza òmjm'osi . Si mette la fpada, ed il cappello . Lk"£."VTO' , che non sò vincere me JL\ fteflb. La rifleflìone in vece di placarmi m 1 è d' eccitamento alla vendetta, c tu' arma cT un orribile sdegno SECONDO, T 7 gno ... Sì , si vàda ... ma do 'e ? cht pretendo ! Dove norterò la mìa imanta, la mia gelofi? Di quell'anima pi..-bea a chi firn- richietta ' da Bre- bille , 91 da Brelvlle m* (ì farà rutto pa- 'efe . . . . K di MàdàrfttReifa ? Ah che colei occupi tur.i i miei penfieci . . . Con qual fronte mi prefentérei al Barone \ Mi di. himerò amante d'un oggetto, che p"r la prima volta ho veduti ? . . . Colei te ne potrebbe of- fenUre . . . Oli Ci-Ii ! In qua! c->a- trafto mi trovo • . . . efcàft da quett.» cafr. e fi < adi a piangere altro»? ! via. f'effofufo . S C E M A TT. Prospero veJtnio tìftìre H C*i>àfltrlt~, 9rof. f He ved » \; \\ Ca alieji parrt i a degli eccelfi . . . Chi potrà effere il Tuo rivale ? Ri rm lo dipinte c'orno bisbetico . Non faprei a chi penfare ... La gioventù d' òggi al giorno, e quafì tutta conlimile . Non vorrei , che avefTe a fuccedergli qualche finiflro ; e poi. per cagione amorofa . S C E N A UT. , Matilde, e detto . Mar. CHi Prolpero? Profpero? *Eccellenza . ™ At \ Arriva la Mnrchefina . Pro/. Scenderò a darle braccio . E forfè fola ? Mac ATTO Mat. E' inutile che tu vai dal Palazzo . la carrozza il è fermata al raftello del giardino, e la Dama è «montata . Va aprilo fui monte nto . Prof, apre P irf- vetrata del giardino . Pro/.- Corro lubito . e via per quella parte . Mat. La Marchefina giunge opportuna. Ho bifogno di lei . Dicono che fia la pià faggia di noi tutte ; ma non fempre ri icnno i fuoi coniigli. Gran di fgr ari a di noi altre , che non Tappiamo affettare ferietà . Oggi il darfi un' ar:a Irr- glefe è alla moda ; ma io non poffcr adattarmìvici . . . ella viene. S G E N A IV. La, Mar che fina Adelaide , ProJpero , e detti . Ad. Ara Conte ({Ina . Cameriere accorta delle fedie. Ad, No Contelfina . Bramo ftare così» Non occorre . Profpero parte . Mat. Che vuol dire, che dopo un mefe ti fei ricordata di me ? Ad. La mattina fono ufeita di rado. Mat. La Ma re he fa ? Ad. E' qoalcBff giorno che non efee di cafa , è un poco indifporta , Mat. M: ne dispiace. Speriamo al cielo, che voglia effer nulla r Ad. K tale , altrimenti non l'avrei abbandonai?, a corto di farmi macerare da una melanconia , che foffn> mio malgrado ftamane*. Mat. Allegria, allegria . Lafcia T aria Inglefe . Ad. SECONDO, i P *Ad. Che vuol dir quefto ? M a t. fch I Nulla nulla. In Francia comincia- il fanatismo di vokrfi condurre all' ufo d'Inghilterra, Ad. Quella è pazzia . Io per altro fe fono tetra, è un qualche momento. . . Wj'. Sì ne' momenti» che fi ricordano degli amoretti , Ad. Volete fcherzare , Mar. Me lo drci d'un* maniera, c&e mi fa credere di ficuro , che la tua tri-, ftezza viene dal cuore . Ai. Veramente quefta è la fonte da cui fi partono T a le trifiezze r o i contenti . Mit. Fuori la mefttzia. Bifogna cercar delle amiche. Ad. Perciò venni da voi. Ha bifogno dì diffrazione. Maf. Diffrazione eh l bravo .Vedi fe l'ho indovinata. Ad. K li mio cangiamento è vifibiic . ) Mar. Dove forti jeri la fera J A i- Dal Barone di Brebille. Mar. Vi furono delle vilite moire ? Ad. Una moltitudine, che non fi face» diftinguere . Mar. A che te la divertirli ì Ad. ( Oimè ! . . . ) Al folito . E voi ? Mar. la f u i Belloi , dove vi fi tenne un fulminante faraone. Vi ci perdei.qualche Luigi. Uiuochi d'azzardo non mi piaccio- no • Tinto più che n<»« convengono alle Dame, e Dame da marito. Mai. Io poi non voglio leccarmi al ta- vo- >7» ATTO volino con uno, due , e tre a tefia a tffia. Ad. fofp'ri. Mar. March ru r o("p : ri nuovamente^ qumio è >he pariondo di giuoco vt fi (Te per te qualche rtìiItero . Svelami il tuo cuore . %A K Amica non fiprei eh? dirvi. Mar. IVr avermi ?he dire ne hai pur troppo; ma ei manca il tempo non è iNtru • Ad. V , fcherrare. . . . permettetemi p un momento . Mjr. >ov vuoi andare? Ad. Brami eli: il mio Carrozzino ven- nhì <ì iiT altra parte . Mar. Anzi bilognerà licenziarlo . A i. Perchè ? Mtr. Relierai a pranzo da me. Ad. Cira amica vi ringrazio. Ma*. AfTUut mente lo voglio. Ad. Non mancherà tempo..... Mat. Crederò, che ti fia odiofa la mi* compagnia . Al. Kffa mi è troppo amabile. Mat. dunque perchè non reftar* ? Ad. V indifpo(ii;one della Marche!* MiHre ... Mat. Non imporra . . . volo a dai' g' 1 ordini op: ortuni . S C K N A V. Aitigli* , e S. Odori. Ad. X | hllo rpazio di poche ore ito S.( 1\ "-rduio la mia pace, e liberta. Che notte affannoni fu oue\h' ^ che venne per me !.. Oh Di'ji *7. a qu*r . SECONDO. ( A che venne queft' importuno ? > S.O.i. V 1 ho ra;'g;unto a dilpetto de 1 cavalli . Le mie gambe fono un prodigio . No-n ha guari eh» 5 venni ad incbi- "arla, e la Signora Marchela mi ha • fatto d,re, eh' eravate ufeira a buon ora. Avete degli affari premurofi ? .... br.tvifiìmo. Me ne rallegro. Kcc imi di- fpo.ìo ad ogni minimo cenno: fon qui Pei ubbidirvi , e per venirvi dietro . fkjle fitte, e le ftelle erranti mi furono fempre propizie ... ma che ! ... v oi non ri (pendete ! ^1 \ f '^ 1 V1 » cn ' '° era vcnuta ^ J l- 1-' Covellina e a -pj. Nettuno. Le (ielle fitte , e le fiel- J le erranti ... Mi fon polio a girare tutto Hagnieres : ho wcìu:o la volira ^'n-o^a ... ho domandato ..„ e i;uel i yfS ' . e 6 Ue ' »r» ' x s 'upi(co , eh' abbiate il coraggio c 5*/ Prelevarvi . . . L li *\ ^trchè ! Credete che non Aia be- ; lc comodaco i di mattina non fi puile a\ r nSii^L 0 - . che d ' mt rn?r ' lv, R''° di voi , ho* S.(hi (°, P ° Un 'nluito di quelli torta .... la tr^ùitclj 8 lnlu,t0 Madamina , quale % ^.Dovrete ricorda, vdo, axì'C S.VJ, sa ATTO «S\ Odo. Ma fe non me lo ricordo da cavaliere di onore . Ad. S, Cv'on è inutile la finzione. S. Odo. Ma fe non mi ricordo polìtiva, mente. ofd. Come ] jeri la fera ? . . . S. D o. .Sì , sì, ah , ah, mi face ridere. Parlate forfè della Smaniglia; A i. Per t appunto . S- Odo. Ah , ah . Chiamate infulto una burla , eli via ..... Ad. Con le mie pari non fi fcherza , e e voi dovefte faperlo . Dove lasciale la mia srmni{;lia ? S. Odo. L'ho meco. Avevate timore , eh* io me l'ave/lì venduta, o pignorata? la- pete che la mia rendita è di migliaja di centinaia di lire ? Mar. Vergognatevi. Su via datemi il mio braccialetto. S. Odo. Non 1' avrete Marche/ina, ve io giuro, che non l'avrete. Mar. Una feconda infoleiual meno ardire S>. Odon . Con quale autorità volete ufurparvi lo che non vi appartiene ? S. Odo. Quella ("maniglia è un tef^ro , ed è Un pegno del volìro affato. Ditemi, non dovrò edere volìro fpolo ? Mar. Qual temerità è la ve ftra ? Qual titolo v'arrogate ? Refiiruitcmi la fmani- f.lia, o non mi comparite più avanti . Comprendo ptr qual cagione ne volete effere il cuftode : per vantarvi con » pazzi voltri pari, che polfedete il mio amore ; e inoltrandola , l'addurrete per una pi uova con chi credervi non volef- m ^ . i SECONDO. a 3 fe. V ingannate, Cavaliere. Sono nota abbafìanza , e le mie pari li ridona di v i. S. Odo. Bravi/fimo! da mueltra . Indovi- vate meglio d' un altrolopo, *4d. Che baffezze fono quefte ! S. Odo. Baffezzc, (e ciò non foflTe vero . */fd. Vi lulingherefìe forfè che io nutrif- fì dell 1 affetto per voi ? 3. Odo. Ma come ! E me ne avete fatto ved re f efperienza . Ad. Io! ed in che maniera? iS". Odo. Vi fiete fatta fervire di braccio in tutte le occorrenze. Mi avete accolto in cafa pulitamente ; mi avete complimentato di rinfrefco .... Ad. Avrei cento fpofi , e migliaia di amanti . Tacete . Non diflingnete la fii- ma , il dovere di chi ben nacque, dall' amore , e dalla parzialità. «S. Odo. Così fi principia Madamigella . Ad. Meno ciarle . La mia fmaniglia , o partite . S. Odo. La fmaniglia è pronta, purché m' afficuriate del vofiro cuore . Ad. Il mio cuore non si compra a tal prezzo . $. Odo. Dunque non mi amate f Ad. Nò, S. Odo. Obligatiffima, Nè vorrete eflere mia fpofa ì Ad. Mai » S. Odo. Obligatiffima . E chi credete eh' io fia ? Ad. Un pazzo, un balordo , un incivile, vìa. S. Odo. Obligatiflimo alle fue grazie . Ma noa 54 ATTO non tni fporcento. Le donne deprezzane per comprare a buon mereato. Mi at- lido alla mia bellezza , e liuto riufe;ra a feconda de' deliberi. SCt N A VI. Conte Bai bafcliii i e detto. Cont. Hi Prolpero? S. Odo- J_, Gentiiiflirno Si^or Conte. Cont. Seno Cavaliere fc. Odon . S. Odo. Avete delle vUUi ? Ja Marchefi- na è vtnuta da voi ì qual affare 1' ha cui condett.. ? Cont. Me T anno detto; n.a non me lo ruc reo . .. chi Prolpero } S. Odo. Le v lite delle Signorine terminano a de' r ecenti amoiofi . Cent Così ho detto ancor io, S. O.fo. Da Madamigella però non fe ne può fapi»re la verità. Dice che non fà tll' amore . Cont. /Minutamente non fa farlo. S. Odo. Ma è credibile % die una Dama faglia, (ottenuti, n >n abbia degli adora- tori ? Voi che ne dite ? Cont. N->n vel ho dato? che liete io- lord ito ? $. Ujo. Ma che cofa avete detto ? Cont. Che Madamigella è corteggiata da pili zerbinotti, Quante volte ve l'avrò ' a ridire ? S. Odo. Voi cambiate da un momento all' alno \ bitte originale , Cont. fchi PrWpero, Prolpero del diavolo? . f\ Odo. Lo chiamate con premura, tonr. Ho da darli c rti ordini, rifpetto alla Mai Judna, che ufU a pranzo da noi, S. Odo. J SECONDO «5 . Odo, Ho piacere. Reiterò arcorio. ont Non Signore, che non ci reftarete, . Odo. Ci reiterò . Quefto è un affronto alla mia nobiltà. Voglio rei are» . pnt. Ma chi vi ha detto che non ci re- Itiate ì i Odo. Voi poc ami . ont. Cameriere ? SCENA VII. Prof pero, e detto . Va/)). TTCcellenza avete chiamato ? 'ont. di Cosi mi r are • >t;A Che dovete comandarmi ? ont. Licenziate la fervili della Marche lina perchè reità da noi ...... Odo. Kd ordinate ad un lacchè della me- delima , che vadi al mio Palazzo acciò non mi al pettino qutlla mane . *nf. Mia figlia non ha detto cosi..-, A vi fu e i a f 0 | a ca f a della M rchelina . Odo. E la mia. a Pro/pero E la volti a. . . fi mandeia . v ; Odo. Giulio , fi manderà un' lei vidore. ont. Cosi ho detto ancor io . un feivi- dore della Marciolina . Diccelo Pro- Ipero . Permettetemi . il Conte cntr» Pro/pero va per la parte del giardino . IOdo. Non bifo^na abbandonare la mia bella. E' vero eh' è in collera con me; ma è tutto affato , fcherzt amorofi . . . ni vanto d'aver avuto de' pu^ni fui vifo, tutti per tffotto d 1 amore . Certi entu- riafmi vengono dalla :roppo tenerezza , e benevolenza ... e bene cameriere ? ■qf. 11 feryidoie d.ila Marche-lina fi (cu- /ìdel. Com. i, la M ATTO fa con voftra- Eccellenza , fe non prie renderla f;rvita . S Odo*. E perchè ? Prof. Ha ordine precifo di non ubbidirvi da cuiefìo giorno in avanci. S. Odo. L' avelli detto al cocchiere. Prof. Colui parimenti è fiato minacciato di ufcire dal fervizio , fe incontrandovi in qualche luogo non voltaffe i cavalli» fingendoli oltre a briglia fciolta . Odo. E quel caro volante i Prof. Non vuol lìrapazzarsi le gambe full' Lmplice fperanza di una mancia , ch« gli avete prnmeff) cento volte. S. Odo. Birbanti! birbantifìirni ! mi fenri' rà Madamigella . Li faro l ; c."nziare . Cofpctto ! perdermi il rifpetto! Prof. Se da lei vengono quefti ordini, ri' correte indarno . S. Odo. Lì farò baftonarequelli temerari..- fono 1 icco . . . Prof. Non è azzione da vofìro pari. S. Odo. Con voi altri così bifogna rego' 1 larfi . Prof. ( Oh fe lo tacerli a me ! ) S. Odo. Arroganti . paffeggia Prof. Scufate alla mia temerità. Vi fari qualche cofa per cui la fìgnorina è sdej gnata con voi . S. Odo. Cofe da nulla. Puntigli d'innS' morati, che fvanifeono come al fumf'j Prof. Se vi ha fatto limili complimenti il non farà cola leggiera . S. Odo Le donne fono cosi, fi adirano per niente. Tutto affetto, tutto amore* Prof. La proibizione però di noa compa'l rirle avanti.... <^'T „ SECONDO. 07 * Pj°' P*tnri moti da non farne cafo . "aperaniMl giorni e la (polo.... 1 ''% li Gel vokfie , e vi toccarle in forte una dama di quella latta. Oio. Ne potrei fpd&rl più di cento come lei, tali, e tante fono quelle che Capirai» p:r m: . * ro f> ( Non lo credo nemmen per cortefia. ) ^-/o. Se la Marciolina non mi vede a l -ivola del Conte, ti alficuro che levie- ,ie un accidente . ™£ ( Anzi fa reftaflì. ) V*Qd. Mi fpi ac e che non fia avvifata la m,a cala..... Cameriere manda uno P t fah • *W. Sono tutti occupati. Pr* ^ bene anderò io. Tornerò pitt brillarne a vagheggiare- la mia btlia . «chiavo cameriere ... ehi ? non fi dia In wvola f e p r ; ma non torno ».. Sono riccq, p Vf } ne faro pentire . JUfe*' rro A Non potrà tffer nobile; m.i un ple- Pjeo^ colui che li vanta li poffedire ricchezze,.... quanto pagherei, e non **»ft a definaie. S C h N A Vili. « /Vryo * w* li Cavaliere Ini a l' erdei '' • Dio ti che tl< iarà di h*c clli è coflui ? NOil mi fc mb,a P-nona da non rifpcttarfi, iCfc- / 23 ATTO SECONDO. SCENA IX. Lungunois P. e detto. L.V. TL Cavaliere è ulcito ? J < io/. X Appena fatto giorno .Stufate. Chi voi liete Signore ? !.. P. Suo Padre ... Prof. Perdoni eccellenza, vò ad avifarne il padrone . L.P. Sofpendcte. Per ora cerco di mio figlio . Prof. Poco potrà' tardare a venire. JUr. L'attenderò in quefta ftanza . Prof. Manco al mio dovere, /è non ne fò avvertito il padrone. L. P. Mi obligherete , diffimpegnandomi. Terminati alcuni affari avrò più aggio a riverirlo . Prof. Come vuole eccellenti. JL P. Fatemi il piacere di farvi dare quel involto dal mio lervidore. Prof. Sarà (ervita di volo. via poi torna con rinvolto L. P. Dorruni bifognerà partire fenz.' alno. V Abbate di Raynal mi è vero amico . Oggi ha proraeifo fodtsfare appieno a mit i deliderj ... Sarò vendicato una volta. Projpero gli porge C involto bene obligato. fa una riverenza s parte Rileggiamo quelii fogli , e fi renda in tal maniera meno nojofp l'alpet tarlo. Siede vicino al tavolino e legge. line dell'atto Secondo* AT- 3! 09 ate •o*-9e>^f^tr^eac9eiexr^oT ATTO III. SCENA I **^'JÌ f*rà ingolfato nd'a Ut:uri. Entra, Emejlo . -ine ^r, x j-> Hi fafi ?ljel fora ft iePe | signore . t T , \^ l' a riverifco . mio P. Umiliffimo fefVO . quafi nm Ba- „ dandolo Che! ... m'ingannali:.... Conte di T ~ orn »«6«o e... v - Dio! Cavalier Ernefto ? «.tacete. ->n. Voi a Bagnieres fenza darmene mi. avifo i D S io £ /J * Tenetemi celato fe vi fon caro . r "- Lhe avvenne ? Perchè occultarvi ? , t j) c r 1 e "i queftì p ,hu*o r" voftiij? 10 . a 10 * .. ■> I i) ,vv. "«ho ] dove ò egli mai? rf.f ° f P'« del «onte . £'J sgannate ..... ■ "m- j 1 ' erh P"««entl ^ «eia fotta il no- Fr» vW'" Lun^unoi». e " L P u ro fi Glio il Cavaliere! jEr bl." £!Li a PP»«o. pin„j contro al voftro divieto carc- Sinndo nonie 3 L P \T ■ . * * * * * V«r« °j" ^'^i non eh' efeguire un mio p. j , "-«'nanao . irSSÈ* Una noviti i che mi defta W r^ ! n V ' * ara ftupnre quando ne fa- «eceffari f ° tlVÌ ; che P er or * mi fot1 ° Celtar J «nervi nalcofb. b 3 £r/t. n a e- f« in I ATTO Em. Corte, il non avvajerfi d' mi amica' lincerò , è lo fìefTb che reputarlo lolpetio. L. P. Vi lagnate a ragione . M i le mie circoftanze richiedono cosi . La cafa di Comingio è a qualcuno odiola in q ne fio luogo. Mio fìgiio farebbe fia:o conofciu- to dimorando da voi. Eni, Mi mettete neila confusone. L. P. La cafa d' Efpremuille mi providdJ di lettere commendatizie pel Conte Bar-' baglia . Eni. Chi mai l'avrebbe creduto che nel Cavalicr Lungunois., fi nafcondefie il figlio del Conte di Comingio I L. P. Se l'amicizia ha de'riguardi chiamatemi Lungunois . Io ci pofTb paffarJ per tale . Quella è la prima volta eli* mi porto a Bagnierej, e mio figlio noi» S pur anco conofeiuto da voi ; fe fin" dall'infamia dimorò nel colleggio. Em. So rifpettare l'amicizia . Che no* ebbi da voi nella mia breve dimora a Bnf deaux ! Quali gentili accoglienze ! & cui ve ne farò eternamente obligato L.P. Alla nafeica contrattiamo degli obli; ghi con quei che ci famigliano, nò vO 1 dovete ringraziarmene . Em. Avete veduto il Cavaliere? L. P. Lo fono affettando . Eni. Il Conte fa che ci fletè ? L.P. Non volli incomodarlo .Per ora I bifogno del figlio . Em. Mon ftiate a difftggio , fieteoccupati L. P. Debbo leggere alcune carte. Erti. Non voglio difiurb.u vi. Vado a ci"; plimentare Ja dama, e tornerò da vo^ T E R Z 3* nco 'tlO. mi! i di eftO ciu- dde, iar- nel fi' TÌ3' r.u-« C M noi» fino noU iot* < bli VA' W atoj, -ili* yO 1 ' L.P. Servitevi con libertà. Ernejlovix Lo feopnmento mi farebbe tiato fatale . Ernefto è Cavaliere , ed incapace di mancare ... Se fi fapeffe il mio arrivo, dall' odiofafamiglia!.,. potrebbero andar vuote le mie mire • S C K N A 1L Conte Barbuglia , « d ett0 ' Cont. fNOv' è queir afmo Che venuto U in mia caia non ha fatto av- vifarmi ? L.P. Sigcore , fono io , the per fftq i' 1 ' con.od.irvi ...... r C©«, Avete fauo male. BUognavaprclen- tailj . L.P. Me lo avea riferbato a miglior tempo . Ma giacché ho il vantaggio di co*. 110,'c ivi , ^li io lap re, che io fono il ìm-uc dei CavaliereLun^unoi.? all^i-- to in voflra cai'.», e con tanta compitezza ric -vuto. Kcco de' nfeontri della cala ri' i .fpremuille. inoftra le lettere Cont. Non bifognano quelli rifeontri . 1 ta- valhri iì conol'eono al legno. L. P. Talvolta lì danno degli impoftori. Cont. Appunto cosi ho detto. Pr (entat?- mi le credenziali, le riceve. Braviamo. Tutte 3el mio amico , che nott manca in ciafeun anno invi irmi delle follenni feccature . Qn^fte raccomandazioni impicciano fap te 1 mettono in ifcompiglio una cafa ;e la ( gelone poi.. L. P. Dal (Cavaliere mio tìglio non ne potevate avere .... Cont. Oibbò . Efce a buon ora la mattina, viene a pranzo, torna albi-tire, e ritu- B 4 na 3* ATTO ra dopo la mezza notte. Z. P. ( Che aveffe contratto delie oblazioni • Mi fpiacerebbe . ) Cont. Prima di ufcire fi prende la ciccola- tn. Stammatina ha prefo il rofolio inlie- me con noi ,ed eradi umor malinconico . Jj. P. Kppure egli è allegro, e gioviale. Cont. Già . Così aveva detto . Allegro t ma metto alquanto. L. P. ( Qualche cofa gli avvenne . Io ne conofco il carattere . Vado a ricercarlo. ) Signore permettete, farò più tardi a profittare delle vaftre grazie. Se vedete mio figlio fate che non efchi di nuovo, annun- dategli Ja mia venuta, vi* e porta seco t involto . (ont. Se ne lo ricordo lo farò .... Il cervello piti Ice e fi ftrugge quando fe gli vuole far riandare le cofe pattate . Ls Mtura mi ha coftituito all'età di pii fecoli , e coftoro vogliono f irmi fecca-, re le cervella, e per conferenza morire ... bel cervello è il mio ! netto, chiaro 1 non fa penfare che a quello che gì» è prefente . SCENA Ili Matilde e detto . Mat. C*lgnr>r padre chi vi venne a cer- Cont. A cercare di me ? Mat. Si fignore . Cont. Neflmao. Mdt. Intefi che in qu?lh galleria vi attendeva un Cavaliere ... dovrelte ricordicelo . Me Iq dille il Cavalier Eritf' care ? fto . Cont T I* 1 R ? O « Coafc Ah , sì, si', un Cavaliere. Che perciò.» JWaf. Lo conofcefte ? Conf. Quante cose ! lo conobbi cfiere uri uomo . Mat. Ma che voleva ? Con?. Dt cofe vecchie con me non ne patiate . Non voglio ftruggermi la memoria. Mat. Voi non ne avete affatto . Cont, Segno di lunga vita . Mat. Fate avi fato la gente di fai», che fe giungerle il Cavaliere di S. Odon, lappano dire che non ci fumo. Coit. Perchè una bugia! Mat. Mi dieelte, che fi era invitato a pranzo da fe ì Cont. Se l'ho detta fari . Bifogna che tu tei ricorda . Mat. La Marchetta* è dìsguftata di lui. Ne ha troppo ragione» fan incivile, un indegno . Cont. Così è . S. Odon è un birbante - Mat. Quello titolo non gli li conviene po'. Cont. Già, non gli fi conviene ; DM non reitera a pranzo > Mat. Oi'ubò . Degnatevi di d ire degli ordini (a quello particolare. Co nf.Vado fui momento . B fogna andar fub- bito dal cameriere , perchè fe un poco, poco, mi ratte tto Scervella non ne taccio nulla . Mat. Negare la (maniglia ad ma duna! Oh le l'avene tatto a rat! povero il lua tuppè . SCE- 34 ATTO SCENA IV. d.ielaide , e detta . A V. Così conteffina ? ■Ma'. L» Sdrai vendicata . S. OJoi noa refterù da noi. Ai. Un Cavaliere non hutìci un affronto. Mat. Da quanto mi hai raccontato, argomento, che egli ti ha dif'guftata, e che poco lo foffrirefti av.*nd->lo al fianco. Ai. Per quanro poffi effermi diffagrade- vole , Tempre dovrà riipeccar'fi un Cavaliere alla prefenza altrui ; abbenchè non lo meritarle. Mat. Dici il vero; mi btfogna diftingue- re Cavaliere, da Ca-aliire. Ai. In publico la parzialità è Tempre nociva . Mat. lo mi regolo in con'rario . Non cerco , che la mia lbdisfazione , il mio piacere . Ai. Talvolta è n^ceffario fagrificarfì al dovere, aila galanteria. Mat. Io penfo diverfamente. In ai re farebbe difetto l'avere pi A d'u i armnte , io fofìengo che fi a virtù. Talvolta rido nel vedere certe damine imbrogliate al paf- feg<;io di due aminti. Imbìancono, lì av» vilifcono, baffuto gli occhi , tremano ... io tutto al contrario ; Ji fallito egualmente; ed allora prendo più gufìo quando p uno ingelofilce dell' altro. A./. Una donna , e particolarmente un» Dama non debbe f.imiliarfì , fe non c^n colui , che potrebbe farla fpofa di u i giorno all' altro . Mat. Dunque, non potrei innamorarmi di uh oggetto che mi piaceffe ? Ai* TERZO. 3$ 'A.?'. Ciò dipende dal cuore ; ma quando fia degno di voi, capace ;i meritarvi ... E fe per eferopio, forte un foraftk- fe, che a momenti è per partire ? E che il cuore ad onta di tanti ofìacoli è forzato ad amarlo , chi rifponderefti ? Ai- Ah. 1 ... n m (aprei che riipondervi l>\(t a , binerebbe fuperanì. ^«f. K puit! tale è il mio calo . Ai. K come ? Sappi eh' è un mefe al più ... £o«f« da dentro Matilde ? Mio padre chiama, lafcia che vada da Jui , la difeorreremo quell'oggi . i la AJ > [a Matilde riconobbi me fteffa. E 1 limile il calo mio. Ah sì, è duopo luperare ona paflktne ... Ciclo a qua! combattimento mi deftinavi !. . . oggetto il più amabile a] mio cuore perchè mi tiranneggi? SCENA V. J. Oion , « d*t)tit. S-Ol. A Ndate al diavolo quinti fietJ . A''. f\ ( Torna quel temerario. ) drmi, che voi non ci navate! ... io mi vado immaginando .... A./. Permettetemi, in at(o di part'te S. Od. Ancora mi fu»nite eh via facciamo la pace . Vi amo, vi Aimo . Sentite all' oicecino . Siete lì anima , ì anima, V anima mia.. «fatato . A./. S. Odon potete ritornare al voftro p Uaiio . S.UJ. lo ci vengo dal momento: aqueft' B 6 ora 3 5 ATTO ora avranno dcfinato dal cuoco fino a) $ famiglio. Ad. M i da qui che volete ? J'. Od. Refto a pranzo dal Conte . Ad. Non sdegnerà f onore che gli fate , S.Od. Di lu 1 non mi preme .Ci refto per la (uà tav la , e poi, per pacificarmi eoa la mia tpola .. che ne dice eh ? ... tor- aeremo tranqu'lli come prima? Ad. Ril'petto a voi (arò fempre tale . Vi è noto il mio carattere . Sono coftan- tifltma nelle mie rilbluzioni , e fe fin ora mi fono condotta ne'termini nobili, e qual fi convenivano ad una Dama, ron mi obligace mio malgrado- a l'cor- «"arni del mio dovere , di me fteifa t e (frapparmi dalle labbra una confeirw- ne , che ofF^nderebbs la mia illibateiia, e la voftra condotta via S.Od. Oh! e come ftadun, ma io rammollirò come un fico, tfén mi curo di tutte le fue fpim.nnate . H> meco la marchefa madr» . Quefto ì un gran baluardo. Imparai , ch^ colui che voglia- fare acquifto del cuore di una figlia , debba prima accattivarfi quello della madre. S C B N A VI. "LungunoU p^llo entra- , vede S. Odon si arresta infondo alla [cena . Lun.( K 3* Ingannali! ....afi no è defTo.,. IVA ctW felice incontro.) (ervo di quel Cavaliere, avanzandoci J 0/ UroUifTìmo. Siete foreltiere ? 7.un. P'-r Tappunco . S.Of. Cavaliere ì ... JLun- Lungunois. S.Od. ' T K R Z O. 3? S.OJ. Non vi conofco . Iwn.'Jcri la Cera in caia del Barone di Br?bilie »... 5.0. /. Nelle converfazioni piene , e dove vi è del gran mondo , non fi può badare a tutto , nè conolccr tutti . Lu n . fc' vero. 5.01. Mi fa meraviglia , come il Signor Carattere fra tinti, e tanti abbi a prete di mira guitto a mei dovrò ertergrari COfa agli occhi voftri fe vi ho fatto deil imprefllone . Non dovei riufeire al contrario, perchè il mio volto ha fatto delle nobili conquifte , particolarmente *©!« le Dame . Vedette la Contefllna F.ugc- nia, quella che giocava a faraone? Mia innamorata morta. Lun Non mi è nota . •S.OJ. E la Priacipefla Marianna, ch'era al tavolino di micaof mia amante abbandonata? neppure ? Lun. Neppure . «S.O/. K quelle tre Signorine , che erano ìnlieme a giocar calibiefelU ; giuoco in cui li difputava del mio acquifto con co- diglio , e riporta'. Lun. Nò . S.Od. Nk che gira-e a fare le converf.v z.oni 5 Qualche oggetto vi tenea occupato? Lun. SI, non altro che il giuoco. S.Od. Il perderà talvolta per propria elez.- zione è neceflario . Lun. Ditemi : e voi vedetta quella Da mina che era mia compagna ? •S.OJ. Fra tanti tavolini pelea il Signor forefturc ! Lun* 3$ ATTO Lun. Fra Madamigella di ... non me ne fov viene il nome . S. 0 f. Abbiamo più Madamigelle. Lun. Colei, che averte T onore di dar braccio lino alla carrozza . S.OJ. Ah, sì, madamigella .... I.un. Dì .... con premura , e pajjione S. Od. Di, di , di ...Capperi ! Che premura di faperlo! vi pi ìcque quel vifo ? eh! si!... vi liete tutto accefo. Lun. Il piacere di conofcere chi foffe colei , con cui ebbi T onore di giuocare fa domandacelo . S.OJ. E venifte dietro fino alla carozza ? I.un. ( Che foco ho nel feno . ) S.Od. { S. Odon all'erta . ) Lun. Qual difficoltà c la volerà ? Perché celarmi il fuo nome . S.Oi. Perchè mn voglio dirvelo. Lun. (Non p>lfò più.) quello non è un delitto . S.OJ. Oh! non venite con de' raggiri, che non farete niente ; non ve lo dico fe do* velli crepare. (Quella è un altra mia innamorata , ed è la mia prediletta, l'appia- telo per voftra regola . I.un. ( Non refi (lo . ) S. Od. Tale , e tanto è T amore eh? mi porta , che (e jeri fera vi avelie melfj gli, occhiali, avrefte veduto il regalo che mi fece di un fuo braccialetto . I.un. Sì .... smaniofo S. 0.1. Si, sì .. e T Ho meco . Lun. Me lo laici vedere. S.Oi. Subbito , per accertarvi del fatto* Miratelo, è bello ? U* T E R. t O. 9f T,ir: blfcia<^etbricchl«?ttó a lo tir appo, S.O.Ì. Che ardfcefea! qual tementi, r.a /j. Z età , Mom gridare , che te ne taro pentire . S.O.I. Una impulizia!...... Lun. Ti rendo la pariglia . Vidi tutto . A madamigella le cadde dal braccio,tu lo trova!!' , e richiedo più volte negarti redimirlo. t S. Od. A voi eh è preme ? Lati. 11 veder t'overchiato una Dama di quella forta , mi obbliga a vendicarla.' «S 1 0.1, Che attinenza xri avete ? Lun. Non d. bbo riirlo a te. S. Od Me ne renderai conto. Lun. Son di ( pollo a rifponderti fuori di quello palatlo. Se la tua temerità non fù punita alTifhnte, ringraziane unac- cideme , eh' mi cbligò ad allontanarmi. S.Od. Perchè? Cola mi avrefti fatto? Lun. Con la Iona ti avrei fatto relhtui- re la (maniglia . S. Od. Ed io avrei faputo fare della tua pancia un fodero alla mia fpada . Non fono un vile come te . Lun. Vile a me ! .... attendimi . entra nella fua ftanza ■5. 0 fi Birbanti ! voglio la fmaniglia , o giuro al cielo te ne farò pentire , capito.) tutto, midamigella è d'accordo , ed è Tua. innamorata . Lun. Calmato e c*n un altra/paia fa le mani Signore, per farvi conoCc'iv con le prunve, che non fono ri utile, mi avete dipinto , fuori di quella cala vi attendo pochi paflì lontani : l 1 tofegaa d 1 B*- 4D ATTO TERZO. gigli*» ci unirà . Se fiere Cai/aliert venite . via pel giardino S. Od. Oh diavola 1 non. avevo fptda e co- ftui me ne ha provi io ... ori fono nel bello imbroglio!... cola do ri fare? .. a\- fognerà andarci ... Si, ci anderò ,e le mi vien fatto; da dietro gli tiro una fioccata. O 4 fcene ! S. Od. Vado a sbudellarmi per voi . Ai. Frt m;-! e con chi mai? S. Od. Con un foreftiere.Con un diavolo che non conofco . Ad. Non lo conofcete , e dite per mia cagione. S.Od. Si ingrata, vado a bactermi con colui , eh? giocarle [eri La fera dal fiatone di Brebille. AL Gran Dio ! che fento! ... fermatevi . S. OJ. Non ci è cafo . Ha da morire , e voi dovrete fpofarrai a luo marcio dilpet.o via per il giardini Ad. Il Cavaliere! (ielle ! in quefìa cafa ! come venne?... Chi di me l'ha litri)»» to?.... ah!è in periglio la fua vita ...se ne renda awifato il Conte ... ma dowC inviate de'foccorfi, fe il luogo della disfida mi e tua'ora nalcofto ... Dio ! giu- fìo Dio efaudite i miei voti, e tali acmi un oggetto , che mi fa piangere, perchè l' ho conofciuto una volta, piange abbtndonandofi Jopra una Jedia .. i> C E N A VII. Adelaide , * detto . Odon che vogliono dire quefie Fine dtW Atto Terzo . AT- 4 1 T A T T O IV. S G E N A I. Adiialde fi fcuote dal fuo abbattimento , poi dice. Utto ancora è filmilo ! .».«« bat ' L te il cuore ... non faprei a che peri- fare . Ah Cavaliere ! io palpito ilei tuo dettino, e tu forfè 1' ignoti ... te,»« convenirle il domandarne ... le potetti — ecco il cameriere . SCENA n. Prof pero e detta . Pr °f- pCcelkirua avete i'aputo ? Ad. IZt CoU mai ! Prof. Il Cav.ilier di S. Odori , e Lungu- nois fi battono per voi. Ad. T inganni . Chi ciò ti di (Te ? Prof. Lo fretto S. Odon , che domandato dove ne andava con la lpada alla mano , rifpofe : a difendere i dritti della Marchetti» . Ad. ( Imprudente! vigliacco! ) e voi ?^ Prof. Spiccai all'iftante due fervi acciò li teneflero dietro , per non far fuccedere qualche tri fio fine . Ad. Oh come ne giubila il mio cuore. Prof. Eccellenza > la vita di S. Odon vi è cara ? Ad. So/pira . Prof. Ne (i efiende la vofira pietà sù quella del Cavaliere Lungunoia ? Ad. Non faprei di quello Cavaliere . Prof. Di quello con cut giocata jeri la Vera..... Ad. 42 ATTO Ai. Oh Dio ! e tu che ne fai? Prof. V,{\)\ (ietto me lo ditte . E* ofpite in quella cafa . Ai. Ah Piofpcro! dimmi .... Prof. Che potto dirvi Eccellenza . Non ha dormito tutta la no:te . Era contra- fiato dall'amare che l'avevate i ni pi rato , e dalla rabbia contro di S. OJon . - Ad Ma come fai, che io n' era 1' oggetto? Prof. S. Odon me l'ha fatto fofpettarc. Tanto più , che andava a battelli col Cavaliere , e per voi. Ai. Di me che ti ditte Lungunots ? Prof. Non mi trattenete d' avvantaggio . Jl Padrone da qualche tempo ha chiamato . Eccellenza s'inchina e parte Ad. 'dopo gualche Jìlenzio. Sono fioiJita- SCENA nj: Ernejìo , e ditta . Ern. TV K Archelina , che vuol dire che IVA la -.olirà ferietà incomincia a farli meftizia? Ad. Gavalier Ernefìo ho bifogno di voi. Ern. Comandate con tuita libertà . Ai. Bramerei che roma/Te la mia carrozza con un prerelro. Sul momento defilerò andare al palazzo . Incomodo voi, acciò noi trafpirl la Contetfina per mezzo della fervitù. Ern. Non promettere reftare a pranzo da lei? Ai. Ho altro per il capo . . Eni. Scialatemi . Non avete mancato in disili incontri, ed ora .... Ai. Non fon io che rifolvo . Che dire mi lame il favore? Em> Q. U A R T O. 43 *'•«. Il pranzo è per duriì , ed io ci Io- nò invitato. L' allontanarmi è Io fteffo, che pubblicire la vollra ri f durone. A./. Ah ! non provai limili angurie * Ma perchè vol.-te abbandonarci ? Sa- relìe poco contenta della C'internili? Ai/. N?> .Rlh viene . Bifogna che io mi allontani (e per celarle le mie lagrime.) vi* Ern. Ancora non l'ho capita ; ma vi fall dell' arcano . S C E N A V- . Matilde , e deti >, M *t> f^He ti pire Cavaliere ! Hai fen- Ern. Non sò nulla . wif. Duellano due palladi ni franceli per la bellctai d«lla Marche fina. Err». Chi faranno coitoro ? Mar. 11 Cavaliere di S. Odon , e quel nato, quell' indegno di Lunpunois . Ern. Perchè dirgli indegno ? M rango . L.f. Avete le lagrime fui ciglio .' mi fem- brate m fìa . Perchè c larvi a chi vi co- nojgt a'^b.trtut i .Son Cavaliere, il mio nome è Lungunois . Ad, QUARTO. 47 Ad. Godo di conolcervi . . . (11 volto di coftei .... vediamo il li- tratto . ) cava la [maniglia • Ad. nel vederla che'mito! Chi vi diede quei vezzo ? elfo è rnio . L.P. Vofiro ! farefte inai ? . •. U guarda ( Povero il mio figlio è degno di compaf- lione. ) Ad. Signore ! che vuol dire che mi guar- date attentamente ? **K Niente . Madamigella quefta fmani- glia. .... **d. Chi ve la diede ? L.P. Mio figlio. Quel giovine cavaliere.. .. Ad. Colui iroftrò"figlio! Ah che non tf averti conofeiuto. Domile parlare con più rifpetto di chi cimentosi per voi della vita. Ad. Tradirei la (inceriti , e il mio fen- timento, fe rei vede-fiì alìretta a lodarlo. Credete eh' abbia mancato facendo ciò ? Ad. Sì. U confervarfì la vita debbe effe re il primo noftro penfiere , e chi f efpo- ne a de'perigli è il più vili d.lla terra quando non vi ha parte l 1 onore , il decoro o della Patria , o del Sovrano • L, P- Nè andate fuperba come la maggior Tane delle donne, che fiali battuto per c agion voftra un Cavaliere? condannate P*r fino un legno d 1 affetto ? Ad. lo lo voglio dal cuore. 11 mio amore n , n attaccherà mai i puntigli ; ma la . labilità . Voi mi fate flup ; re! conferì* > che Se. te fatta per mio ligUo. Vi prègo a de, tiua. «. • 48 ATTO gnarvi di non ribirtari» per fpofo *4J. Non è in mio potere . Dipendo da' miei maggiori. L.F. Sempre più m'incantare . La vofira virtù Sorprende , ed è (incoiare. Da chi* dovrei far capo per conchifere quette nozze , che mi faranno contento , e mi reitituiranno un figlio alia felicità. Ad. Mia madre è 1'arbitra de'miei giorni. L.P. Kbbene, farò a fupplicarla . Quando faprete eh' io mi Sa, non sdegnerete d' accettarmi per fuocero . Ad. Sulla fronte vi ii legge la grandezza, e la magnanimità . L.P. Prendete il voflro braccialetto. Mio figlio è che ve lo reftituilce. A C E N A VII. J.ungunois Figlio , e detto. t""P. Qledi e mi afeoìta...... L.-F. <3 Pendo da volili cenni. Jiedono. U J . Prima di ogni altro , Tappi che tuo padre è di (polio a compiacerti. Quando i parenti della tua Madamigella appUtt- dikano ad un tal nodo farà tua (pota. *^-F. Ah padre, perchè uccidermi dalla, gioia! quel ritratto è vero non incanta £ non rapifee ? oh fe la vedette !... L.P. La viddi. LF. Come 1 e dove?... ah... vi prendete giuoco de 1 miei affetti . L.P. Diflì il vero : la fua virtù merita che ti ha compagna. L.F. Signore vi Scongiuro a dirmi.... la co* nofcerelte per avventura? L.P. li vedrai contenta }..F. M'immergete in un mare di delizie. L.P. Balia. Per ora parliamo d'altro. Sai chi fa? L.F. Qual domanda ì /.P. R fpondi, e non al r ro, ■ jL.F. Sono il figlio delConte di Comingio. C JLP ro ATTO L.Y. Ti ignoto perchè feci cambiarti noms a Bagnieres ? /.F.'Vucto ignoro . 1..Y. Palefami il vero . T' ufcì mai dal labbro ii vero tuo fiato ì L.F. Mai. Ve Io giuro . L,V,E bene : afcolta. I tuoi viaggi fono fiati un miftero. Appena terminati i fìudj ti allontanai dalla patria, e da ine, per richiamarti quanto neceffario mi ti rendevi . Oggi è il giorno opportuno die fa bifogno che ti fveli un arcano • e fono afiretto a pubblicarlo , perchè voglio innalzarti alle più grandi ricchezze . La cala di Comingio , da cui tu traggi l'origine, è la più grande della Francia. Alio avolo avea due rifili. Alla di lui morte difpofe a favore del Cadetto confidera- bili terre, in pregiudizio del primogenito» e gli fece prendere il titolo di Marche- fe di Luffan . Ciò non produrle nell'animo di mio Padre il minimo fde^-.io, ed il vederfi privo di un eredita , che gli fi conveniva per dritto di maggioranza non Io feoffe neppure . Viffe iniieme col fratello nella più invidiabile armonia i e felicità , e vollero eh; l'educazione de' figli relpcttivi foffe comune al entrambi, il dicui oggetto (i era di renderli uniti, e non far de'nemici. S' ingannarono eh quanto! 11 figlio di Luffan , ed io ci odiavamo mortalmente * lo 1' abborriva , e la prefenza del genitore era un freno a miei furori . Kftin- :i i Padri nofìri , mi fi aperte il campo alla mia rabbia . Mi feparai dal cugino , cercando tutti i mezzi onde ren- 1TT13 dal lati i ti ri- le- fa fo- '0* e • ;gl ia. >f -a- ■ 0» ie- ii- jd t» ol 11 l« 1- 1* l- 0 * ir »« i- i- i- r- Q. U A R T O. 61 Strio avvilito . Un fopraintendente ai mia cala , che leggeva f interno del mio cuore, un giorno ini fi preferita. Kcco le fcritture de' nc!lri antenati trasferite a qitefta Badia per le guerre civili ...... ecco il fegreto , cuftodil'cib gelofamen- te j ed impara dalle mie auoni, ad imitare tuo Padre . ,.F. Fra neceirario pur troppo ehc fi ta- cefie il mio nome. C a L. V. sa ATTO L. P. Si, per non dar del fofpetto . L3 c afa di Luffa n ha delle aderenze, e andreb- 'i fallico il colpo ■> e perderelti un te- foro . I..F, Padre mio quanto vi fon tenuto. L. P, Un Padre non debbe trafcurare i vaii- raggi d' un figlio . Terminata farà la I te, ed oppreffa la cafa di Luffan ; tu acqui fieni una fpola . 7 F. Ah Padre, M idamig "Ila .. .. L. P. Forfè farà cortei .... al più tardi .... bada .... abbi cura di quelle carte, al mio ritorno c mofcerai quill' amore ti pò** to. via L. F. Polli b : le che gli fia noto l'idolo del mio cuore!.. Dilfe d'averla veduta ••• Oh .Dio I Che ro' ingann.iffe un genitore ma la smaniglia non 1' aveva ... che 1 avelie parlato? ... ma dove, ed in qui» parte, s' egli non è ufcito da quella fiani^ SCENA Vili. Adelaide , e detto . Ai. I)RofperÒ ì Cameriere . L. F. 1 Ciufto Dio ! Chi vedo. rejv come colpito da un fulmine Ad. 11 Cavaliere ! fa lo Jiejfo , Jl gu*? dano entrambi con tenerezza L. F. dop» qualche fdenzio , e con V0& languida Ma Umigella 1 voi in quc$' caia f Chi cercavate al prefente? Ad. Uno de' domeftici del Conte . L.F. ( Mi batte il cuore.) Ce avete bifo^ 11 ? di OJialcofa mi darò ]'onore in fervirV' Ad. Volevo effere avvifata all'arrivo del' la mia carrozza. L. F. Ma che ! Volete allontanarvi? (°\ e 1 d U A R T O 53 àlfp'iaare , e con mozione f affetti eb- Ad. Si, u > n conviene ch'io refti più qui. te- L. F. Per qual cagione Madamigella privarmi della vottra amabile pretenia? Lj Ad. I dì (ordini accaduti mi obbligano a ui- quefta rifoluiione , e voi vcì a'.hingete li a partire , tu L. F. io! Giufto cielo! e chi vi feci? A i. Vi par poco la sfida con S. O lon ? rendermi la favola di' tutee le afierri- ..»• hlee . nio L. F. La tementi di colui dovea effer pu- ,v- n ta. Ah Madami'Ila nrenderette parte ne' perigli di S. OdonT del Ad l temerari non meritano la mia dima. ... L. F. Dunque la mìa Condona..... n -el %Ad. K' condannabile . Dovevate regolar- a i vi con più prudenza, uil L. f. 11 furore talvolta ci rende ciechi izii* a tal teg.io, che fà diftinguerci appena . Ad. Vi fon tenuta pel racquieto della smaniglia. L. F. La riceverle dunque da mio Padre ; e fo i^' ^' 1 t ' a c l lie ^ compito Cavaliere. a* F. Egli f intereffa per la mia felicita ... t if fluemi ... vi parlò di me? Ad. Vuol condurli da mia madre , debbo ■focf avvitarlo di mia partenza, sii»' ^'F. A qual oggetto fi prefenta da vo- 'fa madre? A1. Nr,\ s0 p-ccifamente. jrfiO *<*F. Oh Dio! egli è per proporvi le mie rVV «Oize . Pollo lulingarmi clie dal voflio del' hsi labbro io non venghi rigettato. £J- (Son confuta ! ). co\ t . Non rifpondcte ! vi ho adorato dal d* C a r-o- 54 ATTO momento che vi viridi . D.\ 'yrì fera oli quante lagrime ho fparl'o! Voi ]' ignoravate quando pattando tranquilla la notte io era immerfo in un abifTo di penderli Ad. Cavaliere ... chi sù ... avrei potuto ancor io ... bada. L. F. Qual confuolo ! io comprendo quei : tronchi accenti ...ditemi : meritai qualche cr-mp.ffione .... %/fd. Cavaliere, che ne farà di noi ? h. F. Quanto debbono* tfpettarfi due anime innamorate ^Mio Padre parlerà; pro- mife (tabilire il mio nodo al noffro ri' torno . Ad. de ! voi partite ? L.F. Me Toblila il genitore, ma tornerà in poco tempo. Quanto mi corta T al-I lontanarmi da voi deferirvi non pollo ; e fe parto vi lal'cio in pegno il mio cuore ► Ad. Cavaliere ricordatevi di me . L.F. Chi mi vi puS svellere dal cuore. Ad. Prendete, eccj un ricord > gli ds < lg sminigli» L.F. La smaniglia? in cui fiete delinei-; ta! ah fi che nelle ore del filenzio m l abbandonerò tutto in voi. Ad. Chi fa , e alla mia lontananza qual-j che oggetto novello .... < L. F. Mi fulminate con tai detti . Parto perchè lo vuole mio Padre , e fono M ftrftto a fepuirlo per intereffi di mia fi' ; miglia, potreffimo effere feoperti dai no- Uri nemici. fi.eì. Avete de' nemici ! V. dove 1 L.F. Qui a JB.igniei.es Madamigella. •• ' Q_ U A R T O. 55 Ai. Chi faranno coftoro ? a Bagnerei liete poco conofciuto. L. F. Quello è un miftero , lo confiderò a chi dovri e (Te re una parte di me Hello . Promettetemi però fecretezia perfino con mio Padre » Ai. Ve lo prometto . L»F. Una lite che da momento in momento è per intimarli contrai un odiofa famiglia cugina a mio Padre, eche la priverà di tutti i beni indegnamente ufur- pati, T ha obbligato a venire a Hagnio res, ed a cangiar nome , e condizione . Ai. Nòli farcite Cavaliere ? L. F. Sono più di quello vi figurate ; e con 1" acauiftQ d' altre confiderabili terre detterò V invidia de' più grandi della Francia. Ai. G aìo di voftre fortune . L. F. Voi farete a parte di mie grandezze. Io non le dividerò che con voi; effe fono dovute alla magnanimità del veltro cuore , Ad. Mi confiderefte il voftro vero nomi?, L. F. Si , fono il lìgio del Conte di Comincio . Ad. Dei Conte di Comingio 1 maravi- gljata affa! .. Stupite : i|uelto nome è conofeiuto da p-rtutto . 1 ferviti che ha pi eliaci alla Patria , ed al Sovrano, meritano am- miratone, e rilpetto .. Ai. Rd it nome della famiglia che voi tatuo odiate ? L- F. k: quella di Luffan. La più terribile per me , e per mio Padre. C 4 Ai 5 1 ATTO Al. Oft Dio ! voi pure Carette il nemico dell' erede di Lunari ? L. F. L'odia rivo Padre, ed in confluenza debbo abborrìrlo ancor io. Ad. Cnnofcerefte l'erede di quefìa cafa ? L. F- Se mi forte daio ; farei vedervi fino a qual fegno è capace il mio livore. Ad. Di quefta cafa n' è fuperftite una fola donna . L. F. Cortei fi ridurrà agli eftremi : avrà in me il di lei più acerrimo nemico , un perfecutore delle ufurpate facoltà ... ma voi , rh Dio ! avete le lagrime lui ciglio .... die vuol dir ciò? Ad. Cavaliere , è perduto per noi . Addio per fempre . in atto di partire L. F. Fermatevi , che vuol dire quel pallore! che vuol dire? ... rifpondete .... farefte mai . .. Ad. La M irchelina di Luffin , la vortra odiata cugina ; A lelaide di luffin , è quei- Ja < h' ora fi prefenta a colui che confai ira ad annientarla. L. F Gran Dio! che mi ncca fentire!... ah mia Adelaide . Ad. Fuggitemi per fempre . Il cielo ci perfegue ... voi mi fiete nemico . vii L. F. No che non fon tale , io t' amo .<• t' idolatra il mio cuore.....Adelaide fermati , mi alcolta;... Adelaide!... Adelaide! ... n più non reggo . difpcr»t° fi butta /opra una fedia Fine dell' Aito Quarto. AT- '-JC=>v30€=300C3«l:' ATTO V. S G E N A I. Lungunoix Figlio efce dal 7' abbattimento in cui era, volge intorno lo sguardo , poi dice . ELfo m' abbandona, mi lafcia in quello flato! ... Eterno Dio chi f avrebbe creduto ! Amante di Adelaide ! •.. di colei che tanto odia mio Padre. Sventurato Comincio , a quali afflimi tu eri deftiaato! che dovevi altro afpet- tarti da un amote nato così violento! .. vi era dell'arcano, il dettinoli prendeva giuoco di me .... Mio Padre arriva? chi più infelice di (uo figlio? SCENA li. hungunois Paire, e detto. L. P. TN qual iituaiione ti trovo ! hai A pianto , o m 1 inganno ì L*F. Si copre il volto. L. P. Perche volgi lo sguardo ? tu piangi? che ne fofTe Madamigella la cagione! L« F. Fà un moto che vorrebbe parlare ; ma prorompe in un Jirotf pianto . L. P. Via ti confola, farò a momenti da fua madre ... la chiederò in tuo nome. L. F . Padre mio ! le fapefte ... non avete più figlio . L. P. Non arrivo a capirti ? vederti forfè la Dima; ti rkufaffc per fpofo ? F. Ella mi ama pur troppo. ■»•• P t E bene, d' onde deriva il tuo affanno? C 5 L. F. r,8 ATTO L. F. ( E dovrò tutto (coprirgli/ pavento del fuo sdegno .... fo quanto terribile è m'o Padre. ) ! L. P. Di nuovo un filenzio ? paleftnfli iJ tuo cuore . Ti l'piace l'allontanarti . .. ti co i piaceròjreftvrai per pochi altri giorni. L. F. ( Perchè non è un altra Madamigella! ) L. P. Tu infiliti la mia fofferenza ! pari* una volta. L. F. ( Si y i efea d' affanno. ) Sappiate L. P. Taci, un fervo arriva , bilogna ef- fer cauti con cofìoro, i più fedeli , fono i meno da fidarli . SCENA nr. Pro/pero con un foglio, e detti. Prof, i Eccellenza perdonate. Credeva » che vi foffe la Marchefina. La fui canozza è tornata. L.P. Parlate della Dama ch'è in quefta cafa? Prof. Per f appunto eccellenza . L.P. Ne la faro io awifata. Dovremo partire infìeme. Vrof. Quando è così permettete che II vadi a confegnarle quello foglio. Viert raccomandato di tutta premura. L.P. Chi lo recò ? Pro. Un di lei fervo. L.P. Avrò 1' onore di prefentarcelo . Po r ' pete. Pro/pero dà il foglio , e p* rt* ' Di chi farà quello foglio.. alla MarcMj fina Adelaide... gran Dio !.. leggendo ° l Luffan ! L F. ( Son perduto ! ) L.P. Qua! rabbia mi divora... la Marche»' na di Luffan in quella caia . . . larebb* forfè colei... 0 £.r< QUINTO. *9 L.F. ( Eco il fulmine, che fta par fca- gliarfì (opra il mio capo . ) L.P. Aprili quello foglio.... un tal cafato Br è nemico. LF. Ah padre e che fate ! L.P. Opro da nemico. Leggiamo. „ Mada- „ rotella liete perduta . Il Conte di Co- „ mingio è a Bagnieres fotto altro no- „ me. E'arrivato per me/z.o dell'Abate y, tuo parente a munirli decitoli, fi conti fervano negli Archivi di quefta Badi ». „ Kgli tende ad annichilirvi. Ve lo par- „ tecipo per voliro regolamento... „ fremo,, chi fcrive è il più caro amico, i, e che prende parte ne' voftri interef- t, fi.. fcellerato, il tuo avvifo è intem- peftivo ; non vi è più tempo a falvar- la ; tutti mi fono nemici! lo prevedeva il mio cuore ! e tu mio figlio parlami lincerò-, la tua amante. . . L.F. E' U Marchefina di Luflan . L.P. Qual nome odiofo ! che p ù non ti elea dal labbro. Odiala quanto l'amarti. L.F. Padre mio! non la chiamarle virtuo- Ca ì non me la promettere in ifpol'a? L.P. Ti promifi una donna, non già. Adelaide , una nemica... indegno, tu lo Capevi. L F. Signore m 1 incenerilca il cielo. L.P. Voglio credere, che non avrai la viltà d' amare i miei nemici . L.F. Eccomi a 1 voftri piedi. Disponete dì mia vita ; ma non già del mio cuore , che lo donai a Madamigella . Abbiate pietà di me. Terminiamo una di (cor di a. non avete altri figli . . . perchè rendermi infelice! è m>jfta la prima tolta 6o ATTO che vi offendo,fe credete una offefa ciò che lia fabbricato il defiino, e f amore. L.P. Sono infk (libile, tu dovrefti faperlo* I beni che ti fon 'tolti. . . L.P. Io gli racquifto con un matrimonio. Sarà doppia la mia conquida . L.P. No. Tu dovrai abbandonarla. O ("cordati d 1 Adelaide, o d'effere mio figlio. L.F. Voiete che io fia il più vile degli uomini! voi il più crudele Culla terra! L.P. Un mio fìllio non debbe giudicare di mia condotta. Rammenta il mio carattere impetuolò , vendicativo . Madamigella non è perte.Efco da quella ca- fa. Vado a fermare un gaiette per Bordeaux , partiremo all' iftante. La lontananza può giovare ad entrambi . L.F. Ah fignore ! ah mio padre ? . . L.P. Meno repliche. Allertami , in brieve ritorno. c/ce fretto/ufo L.F. dopo qualche filenzio. ch'ama . Ehi Prolperor 1 . . . chi è fuori ? s c; E N A IX. Prof pero, e detto. Prof. TTCcelknza? L.F\ JjJ Un lume . Vrofp. via . Noti vi è dunque fperanza ? prrlerò I 1 idol mio? un altro farà acquifìo del fuo cuore . qual penfiere! la rabbia mi tra- fporra a degli eccelli . sì, così fi faccia. Po/pero torna col lume . L, F. fa ccntiv che lo metta fui tavolino, e Jìegut^ e poi parte . Qual barbarie! Gran Dio ! il persecutore di quell'anima imparegiabile. 1 .» congiurato con mio padre a 11 biffare A* delaideI a renderla infelice] . . ah noi pad)* QUINTO. <5i pa^re crudele , genitor di fiumano! non ti balìa il rapirmela? le vuoi togliere l'e- fìftenza. . . perche? che mai ti fece A- delaMe? . . Y unico meiz.0 a falcarla, e renderla mia fpofa , fi è qùello di brngiar cju a fte carte . Ecco una pruova del U lti mento , e dell'amore, lacera il p-ocef- /o, e lo va brugianio. Adelaide [apra un giorno, e forfè tra poco, il ficrificio che le ho fatto ... mi credo in dritta di difporre di ciò eh 1 è mio. . . amami Adelaide , quefto folo dommdo . Ecco la ricom.unii che n: chiedo, SCENA V. Il Conte , e detto . Cont Olgnor Cavaliere? L.F. ( 11 col no è fatto.) JenztbaJarto Cont. Signor cavaliere ? L.F. ( Compio un del tto ; mi r anima n' efulu 1 brugiando le ca-ti . Cont. Ci f-ntit?, o non ci fentite? L.F. Signor Conte . . . fiori di fe . Cont. Qaella non è la cucina... L.F. Va b^nifTim i. come /opra Cont. BenifJim) un corno . Per caufa di tante volile berti liti , fi è differito di dare in tavola. Chi m' impedifee il pranzo è il mio più acerrimo nemico. Vu venite... ho da cercarvi più? oarmi che andate di concerto con la Marchetin» di Luffan . L.F. La morte ci potrà folo dividere. Cont. Così ho detto ancor io ; ma fono delle ore, da che njétiogtorttO è fonato. L.F. Più non diftinguo le ore . Cont. Segno che non avete appetito , o non 62 ATTO non conofcete l'orologio . Ne ho contato tuta i minuti, e non poffo più..... vo- fìro padre dov' è ? L.F. K' ufcito . Coni. Quando ritorna?" L.F. Ch~ non tornaffe.... che non tornarTe* Co ut. Sì, per non farmi mangiare . L.F. Signore , lafciatemi in pace ; che di cibo mi andate dicendo! datemi un v* Marchefina di Lu.Tan ? t.Fé Non mai Signore. p li. » • QUINTO. 63 £-P E i mid comandi ? L.F. Hanno 1' impero l'opra di me; ma non l'opra i miei affetti . L.P Scellerati non meritarti lamia terribile indignazione» . . L.V. Invertitemi del nome il più terribile ; ma non già di quello di traditore di Madamigella di Lunati . Ter lei fparfi delle lacrime.. . L. P. Lagrime infrattuofe ; madie un Padre sdegnato farà capace di moltiplicarle le perfiderai nelle tue indegne rifo- luziont. L-F. Datemi Adelaide .... quefto è quanto vi chiedo ► L. P; Giuro al cielo ti caccerò prima ua pugnale nel f*no. L. F. Mi Avrà meno fpaventevole di quello nel vedermi rapire Adelaide . L. P. Indegno! ti hanno ammaliato. Scordo d' efferti padre > rinuncio all' amore, alla tenerézza.; Va figlio barbaro , figlio difiumano. Lungi dagli occhi miei, lungi da quefto feno , vivi nell'indigenza, vivi nella più (preghile mi feria , eco- nofei una volta, che l'amore è un illu- fione , un fantafma . L,P. Siete incapace d'un fentimento che rende le anime grandi , e fprez'.atrict delle ricchezze, quando amino a feconda della virtù, e dell' onedo . L P. Un altro farà mio figlio . Adelaide la figlia deli' oliato Lufian , farà t oggetto di mie perfezioni. Le davo depravigli, d.Mle anguflie incredibili. L. F. In qual modo lipnore . €4 ATTO L. P. A te dirlo non debbo ... reftituifci- mi ìì prncefo . Partirò all'iftante per Bordeaux. Rettati a Bagnieres , e primi d'ogni altro rinuncia al nome di mio fi- ri o, di Conte di Comincio. L F. Padre ufcite nemico, I" F. Ernefto, caro amico Cavatemi Adelaide ...quello è quanto vi chiedo. Erti. Date luogo alla rirldfione ... col t?m- po non diffaproyerete un uniero, indi du* fervi . A L. F. Dove ? .... JL.P. A Bordeaux.La fediadi pofta ci attende. L. F. Non mi fiaccherò da Adelaide » Ji butta a Juoi piedi . L. P. Strippatelo con ia forza , dividetelo da lei, i fervi lo circondano L. F. Oh Dio! datemi la morte più tofto ... Adelaide ! .... Adelaide ! "Mar. Adora'o Conte ... mio caro Comingio... L. F. Addio. è condotto da jervi il Và- drt lofieguc Adel. dopo epere reftata bnmobìle , Jt .volge al Brite/h. Krnefto io Ipiro. cade /opra una jedia» Ern> ( he li lòcco-ra.... Il cielo sù queft» terra non ci vuol fe.ic . fine della Commedia.