PERSONAGGI
Conte di OSSENMONT, Maresciallo .
Cavaliere FREMICURT , Capitano .
CLEMENTINA, sotto nome di Luigia, Con tadina , madre di
DALMANZI', Alfiere ,
Barone HANLEI, padre di
GIULIA .
{SERGENTE .
Quattro Soldati..
Servi dei Barene »
m
ATTO L
SCENA I.
Povera Stanza rustica, e oscura. Tavolino da un lato mal composto , con sopra un bocale di terra, e un lucemmo di ohe , sedia di paglia da un lato , e una tela , che cuopre piccolo , e povero letto ,' porta vecchia in un angolo della Scena ,* entra per quella Dal manzi , e la chiude , si accosta atentone al tavolino , caccia il battifuoco , e accende la lucernina ', si leva la spada j ed il cappello , e li appende ad un chiodo conficcato ne!la parete della stanzi.- siede al tavoli/io, indi trae dalla saccoccia una lettera piegata ,/ apre, ci pone dentro varie monete } Li chiude, poi dice .
Dal
o
Ra sono contento . Adorabili doveri della natura , quanto suavi siete neir adempirvi ! Qual dolce cosa è mai il poter rendere parte di se medesimi a coloro , da 1 quali si trasse il massimo de' benefìcj colf esistenza ... Madre una, cara madre , oh come lieta ti raffiguro , poiché lette avrai queste righe del tuo caro Dal manzi ; Si, che il tuo piacere toprab- bonderà la pena , che soffristi per sei mesi dì già trascorsi, ne' quali aver non potetti novella alcuna del lòglio tuo... ah, ah ejjli vive ancora... ..- il cielo solo p?r A 2 te
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4 ATTO
re salvo lo ha conservato, mia cara madre, cava un pine da lasca per mangiare ,si ode battere la porta } è battuto apre. Signor Maresciallo....
SCENA ti.
Conte JOssert/iont in abito succinto^ e dato.
Coni. A Cchetatevl, chiudete 1' uscio, e non ± \ temete, sig. Altiere : Sedete . senza rispondere fa conoscer non esservi altra sedia. Conte osserva , poi dice. Mi era stato detto qualche cosa di voi. Ho voluto esserne testimonio.La fama ha questa volta palesata la verità. Sig. Alfiere, questa è dunque la vostra abitazione? questi i vostri arredi ? questa la vostra cena?
J)al. Signore , voi avete voluto funestarvi nel contemplare... le miserie di un uòmo , che ha per solo retaggio l'infelicità.
Cent. L'orgoglio mio si accresce nel piacere di poter 1 essere sensibile. Gli unici beni de' quali dee l'uomo esser geloso , sono tutti gli attributi dell'umanità. Non mi defraudate adunque di questo contento, abbandonatevi ad uno, che crede di poter' esser umano.
Pai. Oh Dio! Signore, a che volete astringermi ? Risparmiatemi t vi piiego, ad un rossore .
Cont. No , io non sono in grado di usarvi convenienza veruna ; voi volete costringermi ad esservi ingrato, ed io non debbo , che confonderv i.
Dal. E qua! gratitudine ... il mio dovere ...
Cont. E' di conservare l'onore de! Sovrano, non di profondere la vostra, per la mia vita : Io viddi balenarmi sugli occhi l'ultima
P H I M O. 5
lima sentenza . Rovesciato dal cavallo , circondato dal terrore t stava già l'inimico per calpestarmi sotto a' suoi piedi, Il vostro braccio , la spada vostra, il vostro ardire mi ha ricomprata la gloria, la vita , e posso dir la vittoria. E dopo sì inestimabili doni, io dovrò esservi sconoscente, e soffocar i rimorsi nel seno , che mi favellano ogni memento di voi F No., mio caro Alfiere , io mi vergogno di più rimaner nel numero di coloro , che stabiliscono nella sola lode tutto il premio delia virtù. Voi vi siete ostinato nel tacermi il vostro stato, la vostra condizione , ed io ho colto il favor di quest' om-
i bre per sorprendervi . Palesatemi dunque la verità , nè arrossite di esser miserabile , quando siete virtuoso.
Dal. Ma Signore ... io .. . la vostra persona...
Cont. Qual confusione è mai questa/ 1 Alfiere, avete forse ritrovati tutti gli uoraini tiranni , che non orate di affidarvi ad alcun de' medesimi ? Orsù calmatevi. . . io ho letto nel catalogo di Lione il vostro nome, cava un tatuino Non è egli Ernesto Dalmatuì ?
Dal. E' d' esso.
Cont. Sotto il Colonnello Siholh vi siete ar- rollato, come semplice soldato, nel Reggimento Real Nassau .
Dal, E' vero .
Cont. Nell'ultime guerre di Fiandra, foste rimpiazzalo al posto del defonto Sergente Orme3, e nella nuova riforma siete salito sino al grado di Alfiere ne' Nazionali di Orleans; non è egli vero?
Dd, Signore... A3 Cont,
6 ATTO'
Cent. Osservate qua!'esatta inforimzione-ho io presa de' casi vostri, e da questa deducete con qual tja»porto T anima mia. si slancia per sino a voi. Io voglio però chiarirmi di un fatto, da cui può tutta dipendete la vostra fortuna . Ditemi il vero , quaf è la vostra condizione.' 5
D.i!. Signore , avrete forse letto nel catalogo stesso, cne 900 figlio di una semplice contadina , e ...
TCeat. Uo-, non è vero. La vostra virtù, le vostre azioni , il contegno vostro , ques-t* aria in fine , che non si conosce da chi è bene educato, vi smentiscono da tali principi . Deh, non seguitate a tradir voi medesimo , abbandonatevi al vostro amico » ubbidite in fine al vostro Maresciallo .
Di!. Ah! poiché lo volete, ricevete sig. d'I mio labbro, quel segreto , che sino
j dall'infanzia custodisco nel seno, e che di orrore mi riempie alla sua rimembranza. Uno di quegli uomini crudeli , il di cui delitto è di abusare dell' innocenza , e della sùlìplicità dell'anime le più virtuose , e le più costumate r una di quelle donne sventurate, che trasportar si lasciano dalla debolezza del sesso, ed a'prestigi si abbandonano dei sedacimsnto, sono 1 miei genitori. Infelice figlio del delitto avvolto io mi trovai fino da miei vaggi- ti in tutte le conseguenze necessarie della colpa • La povera mia madre priva del maggior preggio di una fancioila, e abbandonata dai padre iatesso , che vittinia di orrore spirò fra le sue braccia f in uu rustico asìla» ultimo avvanio di sue' fortune
PRIMO. t
tune, sepeliì il suo rorrore, e la mia sventura. L'amore alia virtù, l'orrore delia colpa furono l 1 unici beni , che rapir non gli potè quel barbaro , che mi diede la vita, e eh; a larga copia ella trasfuse nel mio seno, gelosi doni, che custodir finora ini fecero nel cuore l'infamia dei nascer mio,e che voi, sig.Maresciallo,strappar non mi potete dal labbro , senza che io versi delle lagrime , che mi consolano, e ini spaventano. Ora che tutto sapete , nascondete nell'anima vostra il mio rossore, nè fate, che io mi penta di avervi confidato un arcano , la di cui terribile immagine è una furia tormentatrice , che mi fa odiar questa vita miserabile ne' suoi princìpj, e forse sventurata sino ai sepolcro .
font. Signor Alfiere , voi mi avete colmata, l'anima di un sommo turbamento.» vci adunque... Il padre vostio... oh Dio. ditemi il nome di questo vostro tiranno ;
Dal. Signore, egli mi è ignoto. Mia madre lo ha sepolto in qaelf abbisso medesimo, che gli ha il crudele sotto de* piedi spalancato .
Cont. La vostra genitrice almeno . Dal.. Luigia d' Arcur. Cont. Nobile ?
Dal, E che li giova il titolo di Dama, ch T ella sostiene Si può forse vantare di esser nobile dopo i delitti ?
Cont. Ma voi come soldato ?
Dal. Signore^ io ben vi dissi , che un vii- lereggio abituro fu f unico bene , che a mia madre rimase di tutte le sue ibrtu- A 4 ne.
t A T T O
ne. Ella col travaglio delle sue mani mi alleviami crebbe, innalzando sempre alla gloria y onde riparar coli' onor de 1 progressi alla viltà de' principj. Le guerre , che invasero da varj anni la Francia, sembrare no aprirmi il campo ad una tal meta . Mia madre stessa fu di sprone ad un tal desiderio. Io non negherò, che vestito di queste divise sentii cambiarmi in altro uomo • Oh quante velte bramai di scontrarmi in quel crudele , che mi die l'esistenza per lavar col suo sangue } per . ■ .
: eh Dio ! Signor Maresciallo perdonate i sentimenti dell' onore sorpassano in me quelli della natura.... Io son suo figlio, ed io non posso , che odiarlo .
Cont. Acquietatevi, sig. Alfiere. Qualunque egli siasi, ricordatevi, eh' è vostro padre, e rispettatelo.
•D,f/, Perdonate...
£om. Io veggio su questa tavola un foglio»
a chi è diretto ? lo prende 'Dal. A mia madre. Cont. Vi è incluso del denaro . JJal. Signore , egli è porzione di quanto mi
destina il Sovrano per mio alimento . Cont- Dividete adunque con lei la vostra
paga ?
E non deggio io farlo ? Quando mi rimane dopo le militari convenienze, posso meglio impiegarlo , che a soccorrere mia madre ?
Cont. Ma questa rozza stanza, questo pane- e quest'acqua bastano al vostro sostentamenti ?
Dal. Ah, signore, eglino soprabbondano_ Forse obliar io posso i stenti, gli affanni
ch>
PRIMO. 9
che costò a mia madre i! nascer mio, !a mia cura, la mia vita? ah no,sig. Mare- scia! Icij, evedetemi, non vi è piacere maggiore per un figlio, che quello di poter dividere se stesso con chi li diede la vita? Ah se vedeste di qua! gioja è ricolmo il mio cuore, quando inviar posso a mia madre i scarsi frutti de' miei sudori, compatireste in me queir eccesso di furore , che mi riempie, ripensando a quel crudele, che fu la sorger.te di tutte le sue infelicità, Co.it. Giusto Dio! e fia adunque vero , che sempre oscura, e negletta esser debba la virtù ! Sig. Alfiere y ah che voi finito avrete di penare. Domani all'apparir del sole venite a ritrovarmi. Se perdeste un padre crudele,. ritrovarne un altro padre ? che saprà giustificarvi. Dal. Chi mai sarà ? sì baite Cont. Aprite , sarà, forse alcuno de' mìei. S CENA III. Cavaher Freìnìcurt t Sergente , e detti» Dal. OIgnor Capitano... (o/zf.O Oh signor Cavaliere , voi ... Cov. Viva, bravo, bella cosa, Sig. Maresciallo , mi piace ; siete solamente due miglia distante dal mio palazzo, e non venite ad onorarmi, e riposarvi in casa di un vostro vero amico . Cura. Io avei risoluto portarmi domani appunto "da voi , poiché certi miei affari mi hanno, per questi due giorni, che qui sono^ fortemente occupato, Voi mi avete prevenuto, ed io vi protesto un doppio obbligo di gratitudine . Ora ditemi , eotne ve la passate ?
A 5 £
**•
«o A T T O
Cav. Son qaasi ristabilito. Jn questo bracciu - soltanto ini sento ancora di quella maledetta moschettata... Ma a preposto, sig. Maresciallo , cosa diavolo fate a quest'ora in questa spelonca f Cont. Questa è la casa del nostro Dalmanzì Cav. Questa ? Signor Altiere , siete soldato
o Eremita ? Dal. Eh signore,un povero Alfiere.-.. Cav. Eh , si , sì, ho capito , è fatta appo sta per qualche contrabando , viva , viv; il nostro ragazzo. Ora sappiate, sig. Ma resciallo, che domani mattina avete d: onorarmi. Quel zotico del mìo sig. fa turo suocero ci ha preparato un quar: da Monarca . Cont. Ma io non voglio... Cav. Oh ci avete a venire assolutamente che? volete stare in questa sepoltin'A < morti ? Se il sig. Sergente non me 1. ir segnava, affé non l'avrei giammai ii tr< vata. Che ? vi guardate . Ehi dico , se fosse qualche affare tra il sig. Aihere , voi , non intendo disturbarvi; son'uor. di mondo , e basta ce si . Cont. No, no, ricevete) i vostri favori,'a zi se il permettete verrà ad incomoda/ anche il nostro Dalman/.ì . Cav. Oh anzi lo voglio ; questo ragazzo di buon cuore, mi ha tenuta un' otti!' compagnia in questi due mesi, che so stato sì fatalmente ammalato. 11 • Alfiere poi non ci verrà di inalatogli Dal. E come posso lagnarmi j quando i
vedo onorato, oltre il mio merito. Cav. Eh no f ,.. dico io per quella ... m" intendete D
PRIMO. ti
D.jI. Chi mai ?
Cav. Oh via... cosa serve? la mia futura spo a.. •
Dal. Io non v* intendo . La vostra sposa ? Cuj. Si Giuiia . .. già lo so , che vi guarda di buon'occhio... no no, non arrossite , già io non sono geloso, sapete ? Se essa non mi vuole , >io ve la cedo con tutt' i sentimenti del corpo. Con. E che, sig. Cavaliere, vi son forse degl'inciampi al vostro matrimonio ? Cav. Veramente non ci sarebbero ; ma vox sapete il mio naturale . Quando io vedo una donna , che languisce , che muore per ine, e non mi accorda veruna confidenza , la considero subito come un' oggetto ributtante , e nojoso. E cosa son queste fernine per esser da noi idolatrate ,senz» profitto ? Incenso agl'Idoli io non ne porgo, son militare, e quando assedio una cittadella , gf intimo la resa , o lire ne torno per quella strada, che son venuto. Con. Ma se ella dev' esser vostra sposa... Cav. Allora è finita tutta }3 consolazione . I favori del matrimonio sono come i fuochi d'artificio, terminata la polvere è finito V incarto . Con. Avete adunque fatta una noiosa dimora rteiK sci mesi , che dimorato avete in sua casa per ristabilii vi dalle vostre ferite.'' Cav, Oh quésto poi no : mi sono divertirò benissimo con una certa villana , che veniva spesso in casa di Giulia, per aver nuova di un certo suo figlio, che milita nel nostro Reggimento, non so poi seda Caporale, o da Soldato .
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14 ATTO
Dal. ( Oh Dio ! fosse questa mia madre ! )
Cav. Ah credetemi, sig. Conte, che questo è un bel pezzo di carne, la natura ha superata se medesima nel comporla .
Dal. Signore, s' è lecito, fosse mai del Contado di Astorga ?
C*v. Appunto, appunto : la pazza ha voglia di fare dieci, e più miglia per aver nuova da Giulia dì questo suo figlio.
Dal. K si chiama ?
Cav. Si chiama.... si chiama... oh maledetta ? ne tengo tante di queste belle, che appena me ne ricordo il nome ... ah sì. si chiama Luigia d' Arcur .
Dal. ( Giusto Dio / mia madre ? )
Con. Che ascolto /
Cav. Ehi, sign. Alfiere, cosa vi è avvenuto; Dal. Niente , signor* . Cav. Oh , oh come va bene ... affé scom metto, che noi siamo rivali,.... oh eli- poi non è più per voi . La vostra età \ troppo di stante alla sua , iinpìegarestB i tempo ass'M male .... che ? non risponde te ? oh ragazzino mio bello , datevi pace ma questa» vedete , questa ve la disputere colla spada alla mano . Val. Ma , signore , avete forse avuta quai
che confidenza/ Cav. Se l'ho avuta, se 1* ho avuta ... basta io non sono in grado di palesarvi tutt' fatti miei : vi basti il dire , che quand la vedo , io sono beato . Che viso ! eh inani! che grazia!... Alfiere, per caiit non siate geloso , finocchè non ne trav un altra migliore , non posso cedervel assolutamente ,
rti^pe-—
PRIMO. t 3
Cont. ( Io sono confuso : e questa sarà la madre di Dalmanzì. )
Cav. Cos'è stata / nessuno paria? In verità avete ragione, perchè in questa casa non può albergarvi altro, che il silenzio,- eh signor Maresciallo, la mia carezza è in ordina , la notte è quasi passata , ed io vogfio, che il sole vi ritrovi in mia casa. Andiamo dunque .
Cont. Sì, andiamo . Dalmanzìramrruntate- vi , che io vi voglio con me .
Dahl. Signore ... vi obbedirò .
Cav. Eh, ma con questa condizione, che se vedi la mia beila , devi chiudere gli occhi , serrar la bocca , e farle vista di non conoscerla .
Dtlm. Ah signor Capitano per pietà !
Cav* Che pietà ! oh ella sarebbe da rìde che per essere con t
pietosa ,
re , fossi crudele per me . Temi forse di non trovare altra donna per far l' amore .«* Non dubitare nò , che le innamorate ai nostri giorni nascono come i funghi, ma franchez za ci vuole , brio , temerità , e soprattutto amar senza passione , e mandare a! diavolo la gelosia ■ Oh signor Maresciallo andiamo /
Cont. Povero figlio, oh quanto sei sfortunato viano
Dulm. Giusto Cielo che intesi 1 lo sarò dunque nato per essere soltanto miserabile figlio dell'ignominia,e del rossore? dopo il delitto di un barbaro padre , di cui son io l'esecrabile imagine , una madre, una madre ancora si sarà abbandonato alle piò detestabili anioni per rendimi! obbrobriosa
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i 4 A T T O
sa vittima del disscmore , e della colpa.'* Clementina , Clementina . . . Oh Dio che dico io mai / nò, non è possibile di soffogar tutto ad un tratto la virtù , per divenir colpevole. Cara madre a torto ti offendo ... tu non puoi ... e eh?, potrà a tal segno mentire ari Cavaliere ? Mia nndre è forse più che una dàftua/ . . . non sono io il frutto della prima sua debolezza \ meco non porto gli attestati primieri delia sua colpa ì Ah si vada » . . Si compia la carriera di miei sventure , si spezzi la catena della malvagità. Ferro onorato t eh? mi pendi dal fianco , sì , sarai tu o il mio vindice, o il mio carnefice ; o tu che dal Cielo regoli la sorte de'viventi, armati col pianto di un figlia innocente, o con un tuo fulmine fonte previeni che mi guida ad essere scellerato contro tutte le leggi della natura , dell' umanità , e della religione . via SCENA VI. Galleria n?ì palazzo del Barone . Barone , e Servì . Saro, "^vTO' asinnecio , ito y quel-la sedia X^i in quel luogo non isti bene, metti in là un poco quei tavolino . Qui - poltrone > qui : Quello specchio è ripieno di polvere, puliscilo bene. Voglio, che il mio Procuratore specchiandosi in esso y si vede scritta in fronte tutte le bugie y che dice innanzi al Tribunale. Ehi dico a voi , il letto in quella stanza come f avete accomodato ? Pare che ci abbia dormito sopra un' innamorato non corrisposto dalla sua beila: E questa sedia chi f ha rovinata ? qualche giocatore , che ha per-
PRIMO. 15
duto alla basse tra . Tu che diavolo di livrea hai indosso ? Sei for.-e servitore di qualche Poeta ? Vieni tu qui faccia di Medico , aggiusca quel canapè, egli è fiuto per i flati Ippocondriaci di qualche Filo- wSo senza Filosofia . Flit pallone aereo- statico aggiusta questo tappeto ad onore .del primo , che se ne anelerà volando nel paese della Luna .
SCENA V. Giulia } e detto . Giù. Ci gnor padre voi qui ? Baro. OOh gentilissimo mio Signor dolor di capo , così presto si è alzata dal letto.** Gì iti. Ah , quasi nulla ho dormito Baro, Eh ; le corrispondente sono violenti, Come mai pctea dorm ; :e la bella , quando era panico il Cavaliere ? Giù!. Coroe ? egli è partito ? B.»-o. Si signore, il militare se n'è andato a! campo per invitare il Signore Maresciallo a danni una seccatura in casa mia; e per questo , veda ella , sta allessando 1* appartamento. CimL Potè» egli almeno avvertirmi di sna partenza .
Baro. Veramente è stato- Incivile . Partir dalla sua bella senza darli un'addio? ah
crudele '.
Giù/. Oh,signor padre,voi scherzate, quasi io fossi una di quelle , che si abbandonano agi'incuti di tatto l'amore.- lo l'arno , perchè voi me lo avete destinato in isposo , ma egli però non ha ottenuta tutta la mia tenerezza .
Baro. Oh per questo non si riscaldi, che
siamo
V ATTO
siamo perfettamente l'accordo. La tenerezza al dì d' oggi , è 1' ultima cesa , che si ottiene da un marito, e per questo fioriscono gli allori , ed abbondano le corone .
Giul. Signor padre voi mi deridete,' ma credetemi, che egli non se la fosse meritata . Nel corso di sei mesi , in questa casa si è guarito, dalle sue ferite, io ho discoperto in lui un carattere volubile,? leggiero . Egli in nulla si distingue dal ceto di coloro , che amano per solo machini- smo, ed ai qu ili è più Tacile il cambiar gli affetti, che l'apprezzar la virtù. Io ho più volte cercato di suscitarli nel seno i principi del Cavaliere, e dell'amante, ma egli allacciato dalle sempre fallaci illusioni del senso , si è lasciato condurre da queir Impeto sconsigliato, eh'è la sorgente di tutte le dissavventure. Ora dopo tale conoscenza , come potea io sacrificare la mia tenerezza a.-i un uomo , che resa l'avrebbe so)tanto oggetto di scherno , e di avvilimento .
Baro. Ehi , ehi dove siete . Sfornite subito questo appartamento
cìuL E perchè ?
Baro. Sfornitelo subito, o che vi rompo la testa .
eìul. Aspettare . Mio Padre qua! risoluzione è mai questa ?
Baro. Quella risoluzione , che deve fare unimmo dopo il suo discorso.
Giul. Ma io ho detto . . .
Baro. Tu hai detto quanto basta per farmi comprendere, che il Cavaliere è un hip-
ban-
P R I VIO, i?
bante , e che tu non f ami nè poco , nè molto, ed io che cerco, di collocarti bene, non voglio vederti sagrificata. intendo , che in questa casa non ci abbia da mettere più piede, nè tutt'i suoi conoscenti .
Gìul. Ma , caro padre, quanto siete impetuoso .
Bjio. Son filosofo, e tanto basta .
Giul. E per esser filosofo vi regolate con sì poco criterio ?
Biro. Giusto , i Filosofi sono quelli , che fanno le bestialità . Tu vedrai cento teste da Maseo accigliate , rabbuffate , setulo- se^, sputar rotondo , caminsr geometricamente , scarse nei saluti , sostenuti negl 1 inchini , e gonfie soltanto di paraboliche astrazioni, introdursi nella società . Se parli con essi , !i sentirai predicar continuamente virtù, virtù. Domanda un poco a costoro dove sta di casa questa virtù ? In verità, che non la sanno ; Se pensano sono Liberimi, se parlano sono frontespi- zj ; tigri nella collera, aspidi nella vendetta , e pretendono di voler negli altri quel che non hanno in se med?si:ni palesano una tal quale filosofia, eh'è la rovina della gioventù } e la scuola del seducimene .
Giul. E dopo una tal conoscenza , voi non ricusarete mio padre , di essere nel numero di costoro ? uaro. Veramente tu hai ragione ; ma cara Giulia mi hai detto tanto male di questo Cavaliere Giul. Qualunque cosa io vi abbia detto, n hi
dee
li ATTO
dee però impegnarmi ad essere inciv ile cci medesimo.
taro. Ebbene, facciamo a modo tuo. Andate non ho più bisogno di voi a s'rvi ina dimmi un poco , tu intendi di sposarlo sì, o nò ?
GrivI. Caro padre quando voi lo vogliate !
Baro. Io volerlo ? oh questa è bella f coi marito ci hai da star tù , non io.
oìul. Ma se io non lo volessi i
Raro. Buon viaggio al signor Cavaliere .
iiiui. E se io amassi qualcun'altro in SUO confronto ?
b iro. Ti piace ?
Giul. Ah forse.....
Maro. E 1 cavaliere ?
Giul. Senza dubbio.
sarò. Prendilo, che buon prò ti faccia,,
Giul. Anche se fose un miserabile
Baro. Oh, oh adagio signora figlia. Questo poi è un passo in cui ci vuole tutta la filosofia : L' esser miserabile al giorno di oggi è un delitto , ed io non vorrei, che le mie rendite avessero a rimediare alle sue colpe , e ai tuoi capricci.
Giul. Ah caro Padre egli è virtuoso*
Baro. Di quei virtuosi , che non sanno dove stia di casa la virtù ?
Giul. Ah nò mio padre y se lo vedeste ...•<.
Baro. Ebbene lo vedrò ....
gìuL Conosceste in lui ... .
Baro. Lo conoscerò •
oiul. Ritrovereste in esso . . .
Raro. Lo ritroverò. vìa
SCE~
P R I M O. i$ SCENA VI.
Giulu , pai un servo , indi Clementina . Giù!. TO san contenta di avergli scagliate L nel cuore i primi sospetti di quelli amore , che ini và occultamente F anima divorando , Oh caro Dalmanzì, oh Come io sarei lieta se col tuo Imeneo formar potessi quella felicità, che io vò figurando a me medesima . Lusinghiera speranza , ultima tiranna della pace di un cuore , deh non affascinarmi con i tuoi pie- stigj .
óY/-'„'. Signora è qui fuora quella Villana, eh' è solita a visitarvi .
Giù!, Subito, che passi. Com'era giunge opportuna '. L' anima mia si slancia nelle sue braccia ... Ah Clementina, Clementina .
C/e. Ah per pietà Signora non mi tradite .
Giul. Non temete , stolti sole .
C/e. Ah no , seguite a chiamarmi Luigia . Vi potrebbe impensato fuggir dal labro il mio nome . Io arrossirei allora , se alcun 'mi conoscesse.
Giù/. Ebbene , accomodatevi .
Cie. Ah ! che per pochi momenti io posso trattenermi.
Giù/. Collie, non siete venuta a ritrovarmi.
Cle. Sì, ma solo di passaggio. Jei sera ho saputo da un villano dei nostro contado , che solo due miglia qui discosto si sono acquartiecaw le truppe . Io sono adunque partita per rivedere mio figlio
Gru/. Come in questa notte sì oscura , avete fatto dieci miglia ?
Cle. E eh* sono elleno state per il cuor d'
un»
30 ATTO
una madre , che da sei mesi, e pifi ne* ha novella del figlio suo ?
Giù!. Ma qualche periglio .....
Cle. Eh 'ignora, e qua! periglio ? vi può essere per me disavventura maggiore che quella di ritardare un momento per rivedere la dolce iimgine di se medesima ? o pure si potranno intendere perigli quando esercitalo gli effetti iti loro impero ?
Giul. Ma sarete assai stanca ?
Cle. La mia stanchezza è compensata abba* stanza dai piacere di rivedere il mio caro Dalmanzì t ah Giulia, voi non siete madre , uè intendere potete qual'ascendente invincibile abbia sul cuor materno la tenerezza di un figlio .
Giul. Ah cara Luigia , se estendermi noti
, posso sino a questa cognizione, io pretendo però di non cedervi nelPuguaglianza dell'affetto. Voi gli siete madre , io gì sono amante .
Cle. Come ? e ancora non avete suparata colla ragione questa vostra debolezza ?
Giul. Ah nò , Luigia , anzi ella si è sempre accresciuta nel mio seno . Dopo 1' ultima volta , in cui mi avete consolata colla vostra presenza , io mi sono totalmente abbandonata a an vero affetto ; La scoperta , che mi faceste del vostro nome , e della vostra condizione ne ha autorizzate le mie fiamme , ed io ho giurato all' anima mia la loro consolazione.
Clt. Ah signora, ed io dovrò dunque vedervi arrossire ?
jpia^.Luigta, f.gni discorso vostro già si è reso inutile. Io ho svelato già poco prima a mio
padre
PRIMO. i
padre il mio fuoco, egli lo approva, questo nodo . . .
Cle. E questo nodo , nò , che non lo compirete . . . . .
Giul. Ma qua! furore è il vostro? perchè vie- rare ad un figlio la sua fortuna?
Cle-.\ì\ Giulia, immaginarvi potete, se una madre tenera , e suave può opporsi alla felicità di colui , eh' è la sola meta de* suoi pensieri ; ma questo affettuoso movimento , che l'anima tutta mi rapisce , non mi fà sorda alle voci del decoro , e dell'onestà . ah Giulia se sapeste ... oh Dio! lasciatemi inondar col mio pianto , ciò vi coprirebbe d' ignominia, e di pentimento*
dui. Ah hò , parlate ; . . voi sareste troppo crudele tormentando coi sospetti la mia pace, senza svellermi dal cuore l'atroce spina , che mi trafigge .
Cle. Ebbene, se il raccconto de'casi miei può servire di medicina a'mali vostri, adite Giulia ; e da me imparate a non abbandonarvi a quelle dolci seduzioni, che sono la rovina fatale del nottro sesso « Vi dissi altra volta , che Clementina è il nome mio , che il Cavaliere_ Ernesto di Hersan fu mio padre, e infine, che tradito dalla fortuna , da uno stato dovizioso , balzata mi viddi in una deplorabile miseria: Io era allora in un'età, in cui la natura fà pompa di se medesima , e si sviluppano cogli anni quelle fragili sue doti , per le quali tanto delira il mortale! ... Un uomo .... indegno Cavaliere .... amico di mio padre spesso veniva a ritrovarmi nel solitario albergo , te-
stimo-
%% A T 7 O
stimonio infame delia mia colpa : Egli era amico al buon vecchio , e la sua confidenza in lui , tolse a me quel ritegno , che dall'educazione deriva, e dall'onore. Le sue parole, i suoi sguardi, le sue lagrime istesse furono i miei tiranni. Ah perchè quella furia crudele, che l'anima mi divora, fnon venne a stripparmi dalle sue braccia in mezzo a quelle tenebre scellerate , che complici furono del mio delitto ? Tardo non m a scoprirai il frutto delia mia colpa/e sol fù tardo ad intendersi il barbaro abbandono , eh' egli fece di me, e di quel figlio innocente, che voi amate . Misero figlio , ah se tu non eri tardo, non saria stata tua madre a seguir tra Portlbre quel povero vecchio, che trafìtto da! dolore, e coperto dall'in- . famia , spirò tra queste braccia crudeli , che lo tradirono : Ah Giulia -, mia Giulia concepite adesso l'orrore del vostro fuoco, e lacerandovi dal seno un' imagi ne , che vi coprirebbe tf ignominia , abbandonate la madre , ed il figlio ai terror di quella sorte, che da gran tempo l'opprime col rimorso delk colpa, coli' orror della pena , colle grida delia natura barbaramente vilipesa.
Gìul. Clementina voi mi avete stordito..., oh Dio / Dafmanzì . . .
Cie. Deve essere da voi abbandonato.
Giul. Ah nò, che non posso.
Cte. Deh Giulia, paventate il vostro rossore .
G'; al. Rossore! perchè un'uomo 1'ha abbandonato, egli sarà dunque colpevole ?
. Cle.
PRIMO. ff Cle. Nò, eh 1 egli non lo è , ma tale lo dichiarano , quelle barbare leggi, che l'uomo crudele ha stabilite da se medesimo , Uomini scellerati y che negf innocenti vagiti degl'illegittimi vostri figli, le grida . non ascoltate della natura , che vi rimprovera la vostra crudeltà . Ah perchè non si rovescia sopra di voi f umanità vendicatrice , e inondandovi delle lagrime di tanti miserabili non vi strappa da! seno quel cuore spietato, con cui osato ave'e di opprimere le immagini di voi medesimi . Mostri , mostri crudeli , che abuso fate del nome di Padre , ah , vi resti scritta in fronte la vostra infamia , e detestati dall'umanità, aborriti dalla rep'gione, compir possiate tra il dispetto, e il rossore il velenoso corso de' vostri giorni, attirile scellerate .
Giifl. Sento rumor di carozze ... al certo ritorna il .Cavaliere .
Cle. Signora , io troppo ho speso del tempo con voi 11 Sole è ben alzato , lasciatemi partire .
Gìuh Nò, trattenetevi un momento . Il Cavaliere di Fremicurt ha invitato il suo Maresciallo ad onorar la nostra casa. Pri- macchè andiate ai campo , io crederei non fosse inutile aver da esso qualche nuova di vostro figlio .
Cle. Ah Giulia, e chi è Dahnanzì, per cui possa interessarsi un Maresciallo a darmene contezza .
QiuL Chi è Dalmanzì? non sapete, che il Maresciallo dee ad esso lui la vita .
Cle. A mio figlio ?
GÌuL
«4 ATTO
\Sf"a/. Sì, nell'ultima guerra della Linguado- ca , egli era caduto da cavallo , e stava per essere trapassato dal nemico , f alfiere accorse al periglio, uccise il suo traditore , e rimettendo in sella il suo Maresciallo , fù quasi la cagione di tutta la vittoria .
Vie. H mio Dalmanzì !.. oh Dio! di qual consolazione mi avete l'anima inondata! ah caro mio nglio , tu colle azioni di onore cancellar procuri la viltà de' principe. Cielo pietoso rammentati, the io sono la rea , che mio tìglio è innocente .
Glul. Oh , eccoli, che giungono.
Cle. Signora, io non vorrei esser vedati dal Cavaliere. Sapete quant'egli è libeitino. Finocchè si trattengono con voi , mi rui- ro in quelle stanze. Deh fate le mie veci, interrogatelo d'ogni circostanza del suo stato .... il mio Dalmanzì ... ma fate presto .... forse - . . oh Dio . . . perdonatemi , io non sò più dove sia ii mio cuore. La speranza, il timore, 1' impazienza , il piacere mi aggirano a lor talento ... oh caro figlio ... oh sola mia consolazione ! via
Qlul. Anime sensibili, e chi di voi non può intenerirsi a sì dolci oggetti ? suave affetto di madre, oh quanto sei violento nelle tue espressioni .
SCENA VII. Barone, Cavaliere , Conte . Dalnunzi , Sergente, due soldati.
Baro. TT^Avoriscano* favoriscano, questo jL è f appagamento destinata ai melato loro.
Cont,
PRIMO. 05 Cent. Signor Barone , voi siete troppo compito .
Oh 1 il mio futuro suocero , è la stes- s gentilezza. Oli Dio sposina !
Giù/. Serva di questo signore ( oh Dio chi vedo '• Dal manzi ! )
Cott. Signor Barone , questa è Ja gentilissima sua tìgl ìa ?
B.iro, A" suoi comandi, signor Maresciallo ; questa è il nostro prodotto .
Cont. Ella accoppia in se tutta la gentilezza. Detto mi ia , che sia eguale la sua virtù.
Giul. Signore io nulla sono, non vorrei, che la lode degenerar potesse in adulazione .
Baro, Non lo vorresti ? e senza un poco di adulazione con>e si vive in questo Mondo ? la polisca siede in trono, l'adulazione è il suo primo ministro , la frode, e l'inganno i suoi luogotenenti, la superbia umana ; è la vittima , e la società umana il trofeo .
Cav. E viva il filosofo / imparate Signor alfiere : Voi siete ancora ragazzo . Cercate di questi maestri, e farete un ottima riuscita.
Baro. Oh io non voglio vedervi più in disagio . Signor Conte favorite . j Cont. Con suo permesso . vi ano col sergenti y e soldati Cav. Ehi , Signor alfiere, dove andate? DJ. lo sieguo il signor Maresciallo Cai\ Oibò , non vedete quegì' occhi pietosi cosa vi domandano? Restate , restate , parto io per non darvi soggezione . Sposina Clemtnt. B nv,
■25 A T T O
mia bella, ecco qui il nostro narciso, ve lo raccomando poverino , poverino . vìa
GiuL Dahiian/ì, guai favella è mai questa?
Dot. E che devo inte; dei e \ egli mi ìirn- provera di una colpa, di cui non sò certamente di esser reo .
Giuli Ah sì, egli si è accorto di quella tenerezza con cui s' incontrano i vostri sguardi con i miei . Io non temo però il suo dileggio , quando posso esser sicura di esser da voi corrisposta colla medesima tenerezza
D.il. Ah signora , e voi vi unirete ad esso per deridermi?
ditti. Io deridervi / Dalmanzì ti poco adunque siete istrutto di amore, che all'aria, al contegno, al giiar delle luci conoscer non possiate, che io vi amo, che io vi adoro .
J)J, E voi si poco istrutta sarete del cuore umano, che all' aria , al contegno , al girar delle luci conoscere in me non possiate quanto lontana sia 1' anima mia dall' adorarvi? Ah - signora e chi son io per alzar i miei sguaidi insino a voi , per interrompere il corso di vostre felicità ? Deh arrossir non mi fate colf abbassarmi per fino ad uo' oggetto, che esservi potrebbe un giorno funesto , e perir lasciatemi in quell'orribile tristezza, che il solo retaggio di mie fortune, è il solo bene , che avanza ad uno sventu rato .
SCF
PRIMO. 27 S C E N A vni.
Clementina , ? detti . Gìul. | E nuatevi. Cle. jO Ah mio caro figlio ' pai. Giusto Dìo ! voi in questa casa ? Cle. Ah lascia, che io ti abbracci. Dal. Abbracciarmi ... voi ... mia madre ...
oh furie ! . . Cle. Dalmanzì, mio Daìmanzì .... Dal. Egli è morto ... egli ... ah lasciatemi,
che mi avete tradito . via Cle. Giusto Dio! .... chi mi soccorre ... mio
tìglio . . via Gìuì. Qual fulffiins k questo ? io son di
sasso! via Fine deir at tn primo.
ATTO IL
SCENA J. Conte } e Cavaliere . Cont. "NJIO 1 } Cavaliere, persuadermi mai .L ti non potete de 1 vostri piincipj. Io compatisco in voi 1" indole guerriera, lo spirito violento, e tutti quegl'impeti drll età j che dal rigoroso sentiero vi allontanano di un austera virtù . Non intendo però, che vi siano autorizzate per questo le azioni imprudenti, e scensigli i- te . L'attendere di esser uomo col tempo è lo stesso, che il non volerlo mai essere, e chi pretende di ricondursi coli' andare degl 1 anni sulla via dell'onesto, è B i trop-
a8 ATTO
troppo audace per figurarselo, è troppo debole per ottenerlo .
Cuv, Signor Maresciallo perdonate , ìr.a anche ve', a quel che vedo, siete uno di quegli uomini , che calzano troppo all'antica," Io non vi farò il torto di credervi, che siate stato sempre tale, quale ora vi dimostrate , vi dirò soltanto , che in nulla differite da coloro, che quanto si vedono deboli , e spossati fanno pompa di quella virtù , che non hanno inai conosciuta ne'loro principi. Perdonatemi la libertà , ina assicuratevi , che io mi ricordo ancora dì quelle ccuiidenze , che fatte ini avete nei pi imi giorni di nostra conoscenza . . . • per esempio , di quelle beile, che avete titiamorate, di quella ragazza che avete stdelta , e poi piantata con tanta facilità , di quella. ....
C«m, lo mi ricordo però di avervi esage- inti quei rimorsi, che ora sento per i miei delitti . Ah se provaste qunl barbaro terrore , da cui io sento l'anima lacerarmi, qualora penso allo scellerato abuso, che fe»- ci dell'onestà , e della viitù ; tempo non avreste onde pensare alle mie debolezze, e cercar d'imitarle.
Cùv. Signor Conte,, abbiate pazienza , lasciate , che venga anche io in età di prò vare cotesti vostri rimproveri, e vi prometto, che diventerò allora un Senocrate come voi .
Co.-if. Giusto Dio ! bramar d'esser vizioso e
pr -r i rimorsi deliri colpa! Cav. V ie\ so ! colpa ! amar cento belle dun-
CJHC
SECONDÒ. 29
que è delitto? Ma se non hanno ad essere amate, a the serve la loro bellezza. Se il nobil sesso, è stato creato per benefizio nostro, e perchè trascurar si devono quest? imagini adorabili della felicità . Eh signor Maresciallo , cogliamolo finche possa, e lasciamo discorrere di austerità a chi col pie sulla fossa, o si lagna di averlo consumato miseramente , o ci invidia quel poco di bene, che essi han no gustato prima d i noi. Conr. In somma io veggo, che inutilmente ' mi affatico per farvi rientrare ne' vostri doveri. Io ini era compromesso col Bilione per le vostre nozze con Giulia. Cav. Oh in quanto a questo poi, io non vi voglio far scomparire. Non volete altro, che queste nozze/ chiamate il no raro , e due testimoni e f eseguisco qui su due piedi .
Coni. Ella però si lagna r che voi non V.. . amate .
Cav, Amare ! amare / quando T ho sposata } che diavolo vuole ella più da me ?
Cuat. Non le sarete, che uno sposo ingiusto .
Cav, Ma che ? pretende ella forse, che non guardi più altra donna in viao ? questo po» è impossibile.
Coni, Questo è il vostro dovere.
CV. Dovere? e in questo sscolo avete tiri" to stomaco di chiamarlo dovere ? Ma chi è al giorno d 1 oggi quel pazzo di marito, che attenda soltanto a sua moglie ? Se quando ella si sposa , non pensa ad altro, che a provvedersi il servente, non deve B 3 esser
30 ATTO
esser reciproco il patto ? e poi come si può resistere nel mirare gl'incanti di un bel viso ? volete gli uomini di porfido per non iscuotersi all' elettricismo di queste machine così bene organizzate ? Eh via signor Conte lasciate da parte la pedanteria/ dite al Barone, che io son Cavaliere, e manterrò la mia parola," dite a Giulia , che non si dia tanto rammarico osi suo consorte ; che appunto a qiie» ste spose spasimanti, io non credo una maledetta . Che goda adunque il Mondo , che lo lasci godere, allora si ricorderemo dei primi nostri amori. Signor Maresciallo vi sono umilissimo servitore . SCENA IL Barone , e detti . Baro. A H, signor Cavaliere, favorite , do- jTjl ve andate, io veniva in tràccia appunto di voi. Cav. Non serve , non serve . II signor Conte ha ricevuta ia mìa risposta , regolatevi con esso.
Ilare, Nò nò, io devo regolarmi con voi . Ditemi sinceramente , la volete , o non
la volete ?
Cont. Egli mi ha dimostrato della tenerezza per lei , non ha ricusate le sue nozze» Cav. Avete inteso ?
Baro. Ho inteso ; il male si è però , che Giulia non vuole a voi .
Cav. Buonanotte alla signora sposa .
Cont. Come ? ella potrà non ubidirvi ?
Baro. KUa mi ubidisce in tutto , ma la pr vera Giulia non ha poi tutto il torto . 1 signor Cavaliere è partito senza salutari-
è ri
SECONDO. |i è ritornato , e f ha trattata con fetta indifferenza , questa inciviltà pei , quest' inciviltà poi .... fon?. Perdonate signor Barone , questi sono scrupoli troppo ridicoli per un Militare . Cav. E poi son' uomo io da badare a queste inezie. Quando toglier mi volete la libertà di vivere , apritemi a dirittura il sepolcro . Cesa sono queste ridicole invenzioni d'inchini, di saluti, di meccanici parosismi. 11 condursi senza soggezione , e i! più bel modo di conversare , ed io mi sono sempre burlato di coloro , che ascrivono a grafi delitto ogni mancanza di galanteria, e pretendono di tormentar 1* uomo socievole con queste superflue adorazioni della vanità, e della fortuna . B.iro. Viva, bravo, voi l'avete ragionata da vero Filosofo , ma se non sapete adattarvi alle circostanze, credetemi, signor Cavaliere , che poco vi vale la vostra filosofia ; la donna, come donna,cioè tale qual'è in se medesima , è altro, che una solleone caricatura della naturale dell'arte . E noi che siamo uomini , se si assoggettiamo a quest' Idoli caricati, perchè Compatir non le dobbiamo in tutta la loro estensione ? Io accordo con voi , che quest' inchini , questi saluti siano tutti spropositi di una guasta fantasia . Mi in materia di amore, senza questi spropositi i affé non si può vivere . Quel dolce ... ohimè . . . quel languido oh Dio ! . . . quell' occhiata furtiva ... un sorriso piccante, un pò di collera, un mendicato rigore, due sospiri, tre ripulse , e un sor- B 4 ti-
32 ATTO
thnento in fine ti' immaginarie convulsioni sono la manna distillata, che s'introduce nel petto di queste caricate machi- nette j e ne preduce quelle care catene di amore , che non basta a disciogliere la testa di un comico Poeta , o la penna di un'effeminato Rcmmyere.
Cont. Viva il mio caro Bai one .
Cav. Sì, applauditelo, si vede s che a tempi suoi sarà stato un' Ercole alla sua Jole accaivo.
Bure, Sì, sì, ve Io confesso, sono stato femina colle femine, ed uomo cogli uomini , e per questo compatisco mia figlia nelle sue debolezze .
Cav. Ebbene compatitela ; iru volete sapere il vero perche ella non mi vuole ? perche ama un'altro in mio confronto , ed io, credete, non mi prendo alcuna pena- di avere un rivale .
Baro. Ah lo sapete adunque ?
Cav. Senz'altro.
Maro. E non vi offendete ?
Cav, Nemmeno per :03110 .
Baro. E si può di grazia sapere chi sìa.^
Cav. E quell'Alfiere, eh'è venuto con noi questa mattina.
Baro. Quel ragazzo ? E voi signor Cavaliere avete tanto stomaco di non offendervi , e di fargli anche il mezzano f
Cav. Oh , signore Barone , io non ho mai ricusato di fare degli aiti di pietà , vi è azione più caritatevole di quella di assistere un suo situile in materia di amore ■
Baro. Nò, nò, questa carità non fa per ine Io non intendo, che mia figlia si abbia ;
pie-
SECONDO. 33
precipitare con un soldato, che non può avere di pensione più di quattro luigi al mese . Ch' egli se ne vada subita dalla mia casa, altrimenti ..... Cav. Adagio signor Barone ; io non credo , che questi amori vantati dal Cavaliere siano tali, che possono fare obliare a Giulia i suoi doveri. Il giovinetto Uahmiizì nulla mi ha coperto di queste fiamme , è un virtuoso amore , che lo incatena si colei , da cui debba la vita : mi ha soltanto confidato .... ma se fosse mai vero quanto ha palesato il Cavaliere, se f affetto di Giulia giungesse al segno di aver sovvertita la sua ragione, ed alterata la sua pace , ditemi, signor Barone , non a- vreste difficoltà maggiore per unire il foro Imeneo, che quella .della scarsella delle sue rendite . 'Baro. E vi pare una piccola bagattella ? E poiché so io chi diavolo sia questo Alfiere .
Cont. Egli è uomo onesto . Il suo sangue forse non cede al vostro , e vi supera dì gran lunga in virtù . Dall' ultimo attacco , che io ebbi col nemico, io debbo questa mia vita a lui , ed egli a gravi passi si avanza a quella gloria , a cui tutti aspirano i suoi desiderj . L'indifferenza del Cavaliere per vostra figlia , le fiamme della medesima,che mi si vanno manifestando , mi aprono un largo campo a quella gratitudine, che per lui mi tormenta. A voi, signor Barone, tocca di esaminare la verità di questo fuoco , a tue di facilitare la via della loro felicità ■ A ti B 5 si
34 v ATTO
sì, mio Dal manzi, io ti sarò in qualche parte benefico, se istituendoti erede dì tutti quei miseri doni della sorte, che forse ingiustamente ti affliggono , e porre in un luminoso aspetto quella virtù , che giace oppressa dalla tua miseria , e dall'altrui ambizione, e crudelmente tiranneggiato . Baro. Come , e voi vorrete .... Cont. M Barone , il far parte de'proprj doni a*sventurati non è, che il più debole sacrificio dell' umanità . Dahv.anzì nel conservarmi la vita si è reso maggiore di me , il mio orgoglio non può cedere alla sua grandezza . Chi si può render benefico , giunge ad esser felice , lasciatemi dunque goder di questo bene , che il cielo dispensa, che il mondo sospira , che il tempo non distrugge , e che esser dee la meta d'egni vivente. via. SCENA III. Barone , e Cavaliere . Baro. /"""^Avaliere mio garbato , io non posso , che darvi il vostro con- gedr, il signor Conte ha risoluto 1'affare in una tal maniera , che non sò più cosa rispondergli. Cav. Ed io signor Barone mio dilettissimo, con vostra buona licenza , me ne parto dalla vostra casa, e non mi incomodo di venirvi a fare nemmeno una visita . Permettetemi però, che vi dica, che voi siete di un naturale molto curioso . Chi prima parla con voi ha ragione,e vi accomodate a tutto con una somma faci-, lità .
Euro,
SECONDO. 35
S iro. O bell i ! quando un discorso è ragionato , io mi accomodo subito . Se il Conte vuol far ricco quel giovine , che male ci è se io lo sposo con mia figlia.
Cuv. une male ci è ! E voi che fate il Filosofo non T intendete ? Se il Conte condotto dal suo fanatismo vuole arricchirà un giovane , chi sa di qual carattere , e condizione i dee così vile essere il _ B.i- rone di accettare ad un nodo, a cui torse più la nobiltà del sangue si richiede, cita la splendidezza delle ricchezze ? Qual sordida venalità è questa di abbassarsi allo splendore dell'oro, e non alla chiarezza del merito ? Sarà onesto Dalmanzi, sarà nobile, ma ignoti sono i suoi nrincipj , oscure Je sue glorie , e l'atto di gratitudine del Conte può essere imputato ad un' atto più doveroso , o di umanità , o di rimorso. Eh vergognatevi di aver posta ad un sì vile prezzo la mano di vostra riglia. Io non la vedrò più mai , ma nei trattenimenti graziosi delle mie belle , non cesserò di ridere alle vostre spalle colla novelletta curiosa di questo matrimonio . via ridendo .
SCENA IV. Barone, indi Giulia.
Bar. corpo di Bacco! il Cavaliere ha v^/ avuto ragione di motteggiarmi .. Sì Signore è verissimo .... chi sa qual robba è questo alfiere ... ed io per la venalità .... oh vergogna .... vergogna .....
Dunque per il danaro hanno da nascere tante bestialità a questo mondo / Ah maledetto denaro sovvertitore della coscien- B 6 za
ATTO 2a , e del buon criterio ! ... e perchè maledetto denaro ; qual colpa ha il povero denaro de 7 nostri difetti ? Maledetti noi medesimi, che abbiamo riposto in lui tutto il nostro cuore, e diamo alla materia quel prezzo, ch'ella non ha in se medesima , e che per nulla fù riputato ne' primi tempi della felicità. Giù/. Mio padre ,
Bur. Mia figlia favorisca . L'oracolo di Delfo alfine ha parlato y il tuo amante si è scoperto, bramerebbe ora il Genitore sapere con tutta sinceriti dalla Signora generata, co§a intende ella di queste tìamine > e come determina di finir questa tresca » eh; a dir la verità poco mi piace . Giul* Ah, ah capisco bastantemente il nuovo discorso. 11 zelante Cavaliere vi avrà reso informato , Bar. Il Cavalier qui non ci entra ne punto* ne poco , io voglio sapere come non. ti sei vergognata in amar quelf a'he re in preferenza di colui % che io ti avea destinato in «sposo . s'ml. Ma pian-o signore. Bar. Qui non ci è nè piano ne monte ; r> il signor alfiere se ne vada iinmantinen te, o lo farò cacciar via da' miei servitori. Giù.!. Belf anione ! Un'ospite , un militat-e cacciato dal Barone Stanleì per sospetti ingiuriosi contro di sua figlia . Bella opi nione dee avere il mondo , e di voi e di me .
Ber. Ebbene persuadilo colle buone ad an darsene ,
fliul. Sì, non temete , egli se n arderà
SECONDO. 37
L' estremo dolore , che occupa ì suoi sensi , fa allontanarlo dalla società de' viventi» Bar. E perchè è addolorato, for ; e per causa tua ?
Giù/. Ah nò mio padre , io vi confesso di amarlo ; egli però non ha osato di alzar fine a me le avvilite sue luci • Ah caro padre ; immaginatevi in esso un'illustre Cavaliere ricoperto della più squallida indigenza, un figlio affettuoso , che si toglie dalle labra il suo stesso alimento per sostenere gli afriicti giorni di una madre desolata , e condannatelo poi, se potete , di quei terrore , in cui vive e di quel vossoie per cui manifestar non osa ne la sua virtù, nè i suoi pi itici pj • Bar. Come, coffle! queir altiere è questo colosso di bontà, e io non Io sapevo . Giul. Ah sì, mio padre , credetelo ad una figlia , the non può ingannarvi , e non ardisce supplicarvi per lui. Bar. Subito. Dov 1 è questo alfiere ? Giul. E che vokte hi lui ? Bar. Ascolta figlia mia. Il Maresciallo t ch' è venuto ad onorarmi y mi ha già poco fa stordito con un'eroica azione ; per cui insti tuendolo erede di tutti i suoi beni facilitar gli volea la via al tuo matrimonio. Il Cavaliere mi ha convinco di una viltà, quando io a questo patto venale cercassi di stabilire questo Imeneo . Ora io sono in grado di far* arrossire entrambi , e mostrar loro , che ogni uomo è capace di virtù quando è posto al cimento ; se l'alfiere è quel nobile, che mi dici s~ il Cavaliere ti ricusa , io solo b.uto a torma*
3 3 ATTO
mar la $ua sorte, e a rendergli la pace r Sarò forse condannato dal mondo per sollevare un misero t per innalzare un' ai- presso ? Nò, che un'uomo nobile consultar non dee altre voci , che quelle dell' umanità. j4oi, noi siamo i Numi stabiliti su de' miseri per profondare la nostra beneficenza sù di loro , e gli esemplati esser dobbiamo di quella virtù, che ogni uno nomina , ma nessuno conosce . Giulia , tù :ni hai commosso } la tua pietà l'hai ereditata da me; tù set mia figlia, io ti son Genitore , emuliamoci dunque a gara nella via dell'onesto, e lasciamo, che si distrugga il mondo nelle sue maldicenze . via
SCENA V. Giuli j, po' D dinanzi .
aìal. A H voglia i! cielo , ch'egli non j7\ trovi alcuno, che lo d ; st;t!ga da sì buona risoluzione . Mio padre è di ottimo cuore , ma assai leggiero di mente: Le ragioni di ognuno facilmente il convincono , ed io pavento ... Ma panni ah Da Iman zi ....
Dui. Signora io veniva appunto in traccia di voi .
Giul. Vedeste vostra madre ? T) il. Nò , non la vedrò mai più . Giul. Ah perchè ? Qua!' errore ella commise? Dal. Errore •' e può un figlio rimproverare ad una madre dei delitti? G'-uì. Dunque perchè?
Odi ( h Dio! "perdonate . Quel tetro orrore, che sortì fio dalla cul'a vainmecre- Swendo cogli anni . Io veggio delie tetre
iirui-
SECONDO.
imagini che si aggirano intorno a' passi miei. Voci funeste , ed orribili mi chiamano alla tomba , e partili di vederla spalancata sotto a'piedi miei.... io sò che deliro ... ma ... ogni oggetto mi si rende spaventevole, ed orrendo ... io temo l'ombra mia, temo il cielo , temo l'inferno , e spaventato, e confuso fuggo perciò da quelle imagini istesse, che esser dovrebbero il mio sostegno, e la mia consolazione.
Givi. Eh via Dalmanzì , non siate il carnefice di voi medesimo , dileguate quest ombre, che vi funestano , ritornale ad una madre , che piange ...
'Dal. Ella piange ?
Giul. Ah se aveste vedute quai lagrime ella versò nel mio seno.
Dal, E queste lagrime poi furono di dolore , o di pentimento .*
Giul. Pentimento ! ella dunque è rea ?
Dui. Rea mia madre ! rea .... e voi osate d'imputarla ?
Giul. Ma voi non diceste ....
Dui. Sì, rea di aver prodotto un figlio, che non sente pietà de' suoi mali f sì rea dV marmi con troppa tenerezza .
Giul. (lo non f intendo ) ebbene, se questo è il suo delitto , andate , vedetela ...
Dal. lo vederla ! ah nò , non doglio vederla mai più..
Giul. Ma palesate almeno ad un'amante ...
Dal. Giulia ... signora per pietà non mi parlate di amore.
Giul. Ah se sapeste , che si sta fabricando la vostra fortuna.
Dal. Felicità per me ! ella è perduta .
Giul.
40 ATT O
Grul. Ah ingrato ascoltami . La mìa tenerezza , P amore.....
Dui. Amore / amore f.. . ah spretata volete voi dunque uccidermi ? Qual' amore, qual tenerezza? ah miratele queste due furie crudeli , che una madre non acc 'glie, che un padre non ha ascoltato, sr son esse , che si avventano contro di me ...che il cuor mi divorano , che il sangue mi avvelenano , che .... oh Dio ! dove sono!
10 deliro / ah per pietà Signora , perdonate , queste lagrime non vi offendano , esse saranno farse 1' ultime > che io verso dinanzi a voi.
Giù/. ( In qual stato deplorabile egli si ritrova , io non oso più di favellargli )
Dui. Signora voi mi guardate J deh per pietà non palesate a mia madre questi trasporti .
Gìul. Ebbene rasserenatevi , comparite di-
nanii a lei . Da'. Vi ho detto Signora che non posso
11 Maresciallo ... egli mi ha incaricato di certi doveri ...io debbo partire ...»
Giul. Partire ?
Dal. Gli affari della guerra .... e poi ritroverò ....
Gìul- Ebbene, date un'addio a vostra madre» Dui. Nò , io pavento la- sua debolezza .. . ella non saprebbe staccarsi dalle mie braccia, anzi fatemi un piacere, dategli queste poche monete , ditegli , che questo è quanto ho potuto raccogliere per l'affare che già ella sà. Giul. Cioè^ quanto avete avanzato dai vostri alimenti per il suo soccorso *
Dui.
SECONDO. 4 i
Dal. Ebbene mortificatemi. Giul. No, giovine virtuose] , non arrossite di un'atto di virtù } d'i cui non vi ha forse simile al mondo, ma se dell'amor mio parlare non volete , e partirvi è caro senza veder vostra madre , consolatela almeno in parte, scrivetela in un foglio i vostri sentimenti . Dal. lo lo farei } ma .,. Giul. Temereste di affidarlo a me ? Egli sarà gelosamente riposto nelle sue mani ; siete dubbioso ? Eccovi sù quel tavolino
1' occorrente ; consolatela .....ma è al fine
vostra madre . .Da!. Si y convien farlo .... Sia questo , che
giustifichi la mia morte . GÌul. Egli si è persuaso .... Si scoprirà da quello il tenibile arcano , che lo tormenta . Ma che vedo / Clementina? oh cerne ella è abbattuta ! meglio è lasciarla col figlio , si sfogheranno in libertà i loro affetti . vi t
SCENA VI, Clementina si avanza nella somma desolazione ; guarda ali" intorno , si accorge fche il figlio sta scrivendo, si arresta , vorrebbe leggere , poi si trattiene , fa indie segni di agitazione in questo ; Dalm.inzl piegato il foglio dice . Dal. 'ólgnora eccomi .... ah Giulia voi mi
O avete tradito . • Cle. Ella ti ha tradito /.... la vista di una
madre si è resa per te un tradimento ? Dal. Ah nò ... io adoro in lei fimmagine della natura, il vivo esempio di quel Dio j che mi ascolta, e non mi punisce.
Cle.
42 ATTO
Ch. E dunque , perchè fuggirla , perchè inor* ridire alla sua vista ?
DjÌ. Pecche forse io sòn reo .... L'uomc non è sempre presente a se medesimo.
Cle. E ci qua! colpa sei reo ?
Val. Sì, me lo immagino .... io non potei soccorrervi, foste sei mesi senza me nuove ,
Cle. Ah questi sono leggieri delitti per H cuor di una madre , che ha riposta in te solo la sua felicità . Se non potesti soccorrermi , non mi ha negata però il cielo la sua previdenza „. qualche mano benigna»
Dal. Qualche mano benigna!
Cle. Oh Dio / che avvenne! tù fremi.' 1
Dal. Sì fremo , inorridisco di me medesimo .... io dunque ho potuto soffrire che vi sia alcun' altro , che vi soccorra ? Io dunque lino a questo segno avrò obbliati i doveri di figlio ì Ah giusto Dio ! tu lo sai , non fu mia colpa . La malattia , i disaggi , la lontananza .....
C/e. Ah basta caro figlio , io ti avrò dunque ridotto al passo di giustificarti con me ? Credi tu t che una madre non si figurasse il tuo stato , i tuoi perigli , le smanie tue ? ah se altro delitto non hai, dolce frutto delie viscere mie, vieni al mio seno , abbraccia ....
Dal. Nò , non fia , non tìa .
Cle. Come! ricusi gii amplessi di una madre?
Dal. Ah che io non l'avrei giammai ricusati ... Voi, voi mi costringete ad abbor- rirli.
Cle. Io ? ... dunque ti offesi, dunque ... Dal. Ah nò, mi taffende la vostratenérez- z medesima, io non la merito .
Cle.
SECONDO.^ 43.
Bla Sì che la meriti , sì, ch'ella è tutta per te, caro figlio, tìglio caro. Questo è il foglio , che tu stavi scrìvendo quando ti sorpresi ? Dal. Ah rendetemelo. Cle. Lascialo . ZW. Nò, non ria vero. Cle. Lascialo ti dico . Dal. Nò , invano .... Cle. Dalmanzì ubbidisci , sono tua madre . Dal. Oh incauto ! che feci ! dove m'ascondo! Cle. „ Clementina , io non oso chiamarvi mia. „ madre .. questo nome troppo è ornai prò fanato .. io parto per non più vedervi .. „ non mi scorderò tinche vìva de'rtiìeì do- veri.. Se nuova vi giungesse della mia y morte, sèpélHte il mio nome in qoeìl 1 oblio medesimo , in cui sepolto avete il „ nome di colui , che v'insegnò ad esser rea ... Addio . Dal. S'inglnòcìhìs dfS 'madre, io fai troppo audace , eccovi il petto , uccidetemi. Cle. Sorgi .
Dui. Ah nò , non fia vero , strappatemi questo scellerato cuore, egli è più indegno di quel Padre medesimo , che gli diede la vita.
Cle. Sorgi ti dico , e disciogli quest' anima da quell'orrore, di cui l'hai tu penetrata con questo foglio. Io non ardirò rim proverarti se dileguate , non mi avrai prima le tenebre , che si aggiravano sul mio spirito . Parla , dì quaf è il mio delitto , per cui allontanar ti volevi eternamente da me ?
Dal. Delitto! ab no mia madre.....
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44 ATTO
CU- Paala, o che io rinunziò a questo nome suave .
Dal. Ebbene , armatevi della vostra severità , voi mi obbligate a nuovamente arrossire .
CU. Arrossire / Giusto Dio/ arrossire ? Clementina è divenuto un' oggetto d' infamia per te."? Dal. Ah , eh' ella è il Nume più sacro de'
miei affetti ; ella ... Cle. Nò ingrato , non apprendere ornai ad essere spergiuro . Troppo ti convince questo foglio , il tuo aspetto medesimo troppo ti condanna. Ah s'egli è vero , che ti ricerca i} cuore l'immagine di una madre sventurata , deh mi parla r mi condanna i involami ad una morte , che tu mi hai svegliata nel seno, e che non mi uccide ; se la ragione, se il dovere muover non ti sanno ad ubbidirmi , ti muovano ,,^.,oì Giulia . Cav. TO non sò ancora risolvere . Le i r oci X dì Luigia , T ardire di Dalmatm, qiial mai tumulto di affetti mi hanno destato nel seno / ah pur troppo è vero, che la scorretta educazione , è il principio d' ogni disordine . Io mi sono abbassarlo ad azioni indegne di me , per meritarmi di essere avvilito , ed oppresso dai più vili mortali . Oh padri sciagurati , che i figli vostri allevate nella mólìezza , e nel fasto, voi, voi siete rei di tu; te quelle colpe , che coli 1 andare degli amii èssi commettono . Voi } che iti vece d'inspirarli i sentimenti della virtù , riponete ii vo- C 2 suo
5 3 TERZO.
stro piacere nel sentii lì mormorar de'suoi simili , insuperbir della loro fortuna , e far pompa di quelle oscene laidezze , chs con graziosa bocca balbettando esprimono» - voi sì, voi siete i tiranni del vostro sangue medesimo . Ah Giulia ...
■3ìul, Io vi crede a disteso sul letto; la vostra tei ita ...
Cav. Ella è leggiera , ed io non ho avuta la sofferenza di un maggior riposo . Ditemi V alfiere dov' è f
*iuì. E perchè volete saperlo ? osereste forse di nuovamente insultarlo ?
Cav. Io non sono in grado pi» di offenderlo. Decideià il consiglio di guerra della spa temerità .
Gìul- lo spero ancora } ch'egli sapià decidere ancora del vostro libertinaggio .
Cav. Sì , lo confesso , io mi sono abbandonato ad azioni indegne di me medesimo; ciò però non discolpa la sua imprudenza. Rammentarsi egli sempre dovea , che io sono il suo Capitano , e reintegrarsi dell' oncr suo , senza offendere i sacrosanti doveri della militar disciplina .
dui. E voi , che un empio abuso fatto a- vete finora del decoro, e del dovere ^osereste adesso impor delle leggi ad un figlio?
Cav. Giulia , vi sono de 1 doveri rispettabili, non meno di quelli della natura ; io sentilo del rimorso nell'essere rtato cagione de'suoi trascorsi, egli proveià la pena di un trafporto , che autorizzar non si può dall'umanitade medesima .
ciul. Dunque giungerete ancora all'eccesso di «ondaunarlo ?
Cav.
TERZO. $*
Cav. Nò, noi firò mai. Propenderà l'indifferente mio voto sopra quella sentenza t che sarà sull 1 infelice emanata . Givi. Ah crudele, cotali risposte formar potete dopo i delitti. Cav. Cara Giulia, escluder io non posso il rigor della disciplina mia dal mio carattere. Giù!. Nò , nò, dite piuttosto, che escluder voi non potete da voi medesimo l'ambizione della vendetta. Cav. Ah Giulia , non aggiungete ingiusti rimproveri almio rimorso. Io non saprei.... Giù/. Sì, voi non sapete, che opprimerlo. Plt quanto però vi è di più sacro ad un mortale, io vi giuro, che invano fenrate tli vendicarvi. Dinanzi a quel consigli:, che dovrà fra poco giudicarlo, io sarò la vostra accusatrice. La nera testimonianza- del vostro fallo, la sincera innocenza del cuor suo, f umanità sovvertita nel cimerì-r to , la vostra temerità nel dileggiarlo, saranno Tarmi più possenti per salvare Un'infelice, oppressa dilla vostra prepotenza . Sù voi, sù voi solo tutto ricalerà l'orrore della sua colpa > che se da voi sedotti non udiranno i * Giudici le grida della ragione , nò, che à donna non mancano delle armi invincibili per soggiogare l'austerità delle leggi . Ite voi intanto, toglietevi da'miei sguardi, nè più ili avvelenate con una vista , che di orrore mi riempie , che mi ricolma di confusioni c -iv. Ah Giulia voi mi discacciare ? s 'u/. Sì, allontanatevi. Cav. Partirò, ma prima permettetemi, che vi dica , che troppo male vi conduceste , C 3 noi
• . ' O O j
siamo di una natura sovvertitrice , di un ordine di cose spaventevole, di una materia insensibile , di una combinazione spietata . . . Un Dio . . ; qual Dio/ .... qual Dio vi è egli per noi ? nò % che ivnx ci ode , nò che non ci regge .... misera me che dico ... a quale eccesso mi trasporta i! dolore .....un Dio ci ascolta , ah miralo spietata madre, che armato dal furor suo ci persegue , senti le sue terribili voci , che si diserrano ne! tuono ... mira il suo lampo vendicatore , che ti striscia sugli occhi, questa è la terra, che si spalanca sotto di te, quello è T inferno , che vomita i suoi mostri per ingoiarti ... ah giusto Dio! fulmina, punisci un'amante, ma salvami il tìglio mio,egli è innocente ...
tffc ATTO
te .. son miei quei ceppi, quell'istromenri di foco volgete contro di me .... fermatevi crudeli ... >ma furia son' io , the viene per lacerarvi... fuggite, che vi trucido-,lasciatelo , che vi avveleno , partite ... oh Dio! io non sò più dove sono ... figlio che mi rimproveri .... padre die mi persegui ... sposo che mi avveleni . . .. Dio che mi mi spaventi, deh lasciatemi morire in questo momento. via SCENA IV. Conte , e Sargente ,
Coat. A Vaniate quel tavolino. Conrfuce- Zl teiiii dinanzi quell' infelice . Eccomi finalmente ridotto al passo di essere un'ingrato ... io mi sono spogliato in questo foglio di tutta queila tenerezza , che mi combatte ancora nel seno . Misero Datinomi , tu hai saputo esser colpevole , e formare la tua, e l'altrui ignominia,egli si appressa , ricomponiamo lo spirito. SCENA V.
Dell man zi , $ argenti * due Soldati, e detti*
Dal. ( TO qui non la v :do ! oli Dio pie- 1 toso allontana mia madre da questo incontro ).
Cont. Avvicinati .
Dal. Ubidisco.
Cont. lo sono sul punto di rimandarvi al campo . Un consiglio di guerra decider^ in esso delle vostre azioni. il Capitano è corso ad affrettarlo , non posso danq-ai più meco trattenervi. Prima peròdi allontanarvi da me, voglio sapere da voi con più di precisione , perchè ar/ivaste a! segno di snudar Ja spada contro il vostro Capitano.
TERZO. 6$
Dal. Per punto di onore .
Cont. In che vi avea offeso ?
Dal. Voi lo sentiste , voi lo sapeste.
Cont, E perchè allora non giustificarvi*?
Da'. Perchè era ignaro della verità .
Co/ir. Dunque ci volea.
Dal. Un compenso eguale al danno.
Cont. E la pena j eh;- vi sovrasta?
Dal. Ella è la mia gloria.
Cont. L'obbrobrio di vostta morte?
Dj/. Non vi è obbrobrio , quando non vi è
delitto . Cont. Ah sventurato.
Dal. 11 mio onore si&nor Maresciallo, il info onore»
Cont. Giusto Dio '. di qual benda orribile velate avete le luci, caro Dal mai ! oh se vedeste in q sai terribile stato scagliata avete l'anima mia, oh quanto vi pentireste di un eccesso a cui vi ha strascinato l'ialpe co della gioventù ! lo stava formando la vostra felicità, il palese affetto, che a Giulia vi unisce, la chiara intelligenza della vostra virtù, il merito vostro, le insinuazioni del Cavaliere, la mia grati tu i- ne, inspirato mi aveano nell'anima il bel disegno di amarvi qua! figlio , di stabilirvi mio Erede , di subentrale tu fine in luogo di quel barbaro , che vi ha prodotto. Oh come tutto a un colpo si è cangiato ! Oppresso, avvilito, io vi veggo in braccia di una morte inevitabile, oggetto di disprezzo ai vostri supei Fori, oggetto di terrore agl'inferiori vostri , ed astretto dal più rigoroso dovere io me e- sima deggio condannarvi. iìh Dalma n/i ,
che;
64 ATTO
che mai faceste ? Ecco dove giunge un forsennato trasporto , 1' onore } che avete in nitri difeso, resterà in voi miseramente macchiato, e inutile sostegno alla madre, inutil cura all'amante, lasciate per retaggio dopo di voi a citi vi ha amato il pianto, il rimorso, e la disperazione. DiL Signor Maresciallo , voi nell'ultimi istanti della mia vita, avete voluto confondermi colla maggior prova della vostra tenerezza, che non cessa dovunque di flagellarmi . Se di quanto far meco volevate , parte far ve ne piaccia ad una madre infelice , che superstite lascio al mio destili;), voi sarete giunto ai colmo di tutte le vostre benefuenze. Sulla mia sorte però non vi prendete quelf afflano, che tanto mi dimostrate . La lunga catena dei mali miei a questo passo dovea condurmi, e questa era la necessaria conseguenza dei min principi ; io però non ne arrossisco . Nacqui nel seno del delitto s morirò in braccio, delia virtù. Sì, chièsta è la i»ìa gloria ..... mi vegga il campo, l'esercito mi vegga, ini vegga quel' crudele assassino, che osò* di vilipendo n*i , che scritto nel mio fronte mirerà ognuno il trionfo dei mio onore, e imparerà dal mio esempio a non sopportar q^ell' ingiurie > che- s.>n le più detestabili da chi si cosa è gloria , da chi conosce che cosa è virtù.
nt. Dainwsa ì, oh Dio/* voi volete morire ►
IJ.iI, Son- suddito alla legge,ella si essegua.
Cont. E la povera ii'ade.* 1
Uit Ah per pietà non me la nominate. E guai piacere è quello di vedermi avvilito..
Con%
TERZO. * 5
Cont. Nò, io non ve la nominerò più mai ... ma eh Dio, ed io potrò abbandonarvi ad una sorte crudele?' Ah Dalmanzì usciamo da questo affarino ; se disprezzate la vita, serbatela per me, venite qui, leggete questo foglio, e approvatelo . la Jì Dal. „ Signor Brigadiere io non mi lido d'tu- „ tervenire al consiglie di guerra ; Mi „ sento unito con lacci troppo forti a que- „ sto infelice, ascoltate le sue ragioni,,el- „ Ieno son forti, ma non bastano a sot- „ trarlo dalla pena. ['rima che si esami» ,, ni la sentenza , fite che egli si getta ai piedi del suo Capitano,che gli doman- „ di perdono. Come, che avete scritto. Cont. Ah à , DaUnaiuìj egli è duopo farlo . Vi siste vendicato con troppa violenza. DiL Io mi sono vendicato con tutto il dovere. Cont. Conviene un risarcimento al grado
del vostro superiore. VjI. E Paura per la strada dell 1 infamia. Cont. Egli vi accorderà il perdono. va/. A me perdono •' da! mio assassino I Cont, Ah nò, dal vostro Capitano. Vai. Eh, andate signor Maresciallo, non insegnate questa viltà ad un soldato di onoro Cont. Ebbene , uccidetemi prima , io non ho
cuore di mandarvi a morire. n.il. lo uccidervi ! che dite ? Cont. Ah sì, Dalmanzì, io per vei sona ridotto in uno stato, che non conosco me stesso. Sappiate , che sono io anche padre sciagurato , che abuso facendo dell' altrui innocenza , ha forse prodotto al M mio uno sventurato simile a voi. La voce, gli atti, il racconto dei casi vostri mi ha destato
M A T T O
stato in questo giorno tiri* Inferno ne! seno , che io non ho mai provato. Immaginatevi dunque di esser mio tìglio , raffigurate in me un mostro simile a quello^ che fu 1' origine delle vostre sventure , e togliendomi una vita , che non bramava dì congiungermi alla vostra, involatemi al rossore di avermi confermata questa esistenza , perchè toglierle, dovessi un giorno a voi, ed essere a forza e sconoscente , ed ingrato .
j>j/. Misero me ! qua] stordimento è mai questo / Jo non sò dove sono.
SCENA VI. B.iro/ie , e detti.
Baro. giusto a proposito. Signor
v.-/ Maresciallo con suo permesso, questo giovine ha da venir con me.
Cora. E dove ?
Baro. Oh dove, non sono in grado di dirvelo.
Coat. Forse il Consiglio di guerra ....
Maro, li consiglio di guerra son io,hoda- ta la mia sentenza, ed ha da esser così..
Bai. Signor Barone , se prima non mi palesate ove son tratto, non isperate giani- mai , che io muova il piede. B.tro. Oh ve lo farò muovere io da un pa- jo di servitori ben piantati. Andiamo intanto colle buone.
cont. Ma consolatemi almeno , dite , volete salvarlo ì
Baro. Bravo, questa è appunto la mia intenzione; Io ho fatta allestire la mia carrozza , ella è pronta a trasportarla in Fiandra in un luogo di mia ragione. Vostra madie vena con voi, Giulia sarà vostra
spi.-
T E R Z O. 6j
ypo?a , ed io sarò 1* uomo più beato di questo M'ondo.
Dal. Voi sarete beato, ed io sarò il più miserabile tra viventi.
Cofit. Ah nò Dal manzi, io non dovrei consigliare a questa partenza , ma conviene, che il dica, io non sono più il MàréseiaL lo in questo giorno, accettare questa nuova strada alla salvezza, che vi offre il Cielo pietoso , niente ella oscura della vostra gloria .
Dal. Niente ella oscura ? e voi potete dirlo, vi'- sventurato Dai manzi, una fuga tisi consiglia ! Spietati , e voi che animar mi dovreste a non temere la morte , a trionfar delia vita , voi mi sospingere ad esde, re un empio, un spergiuro , un disertore. La parte più nobile difesi della mia vita, col vendicar f ingiurie della madre offesa, la parte più nobile difenderò dell'anima mia coll ! abjurar questo dono infelice, che far mi volete , e detestando la vostra tiranna pietà , v 1 insegnetò crudeli ad anteporre alla vita 1' onor del grado, la nobiltà del sangue , e le integrità delie azioni degne dell'uomo, e proprie del Cavaliere .
S C E N a vir.
Clementina, Giulia-, e detti . Cle. da dentro f" Asciatemi andare ,
_!_-/ sciatemi andare. Giul. Non iia mai .
Clc. Lasciatemi vi dico . esce Ah sig. Maresciallo ...stelle che vedo? Eduardo ... Conf. Misero me , Clementina ! Dal. Qual spettacolo è questo t
Giul,
f* ATTO
IritiU Che sarà mai ?
U;ro. Fosse questo suo Padre ?
Gie, Giulia .... figlia... Signore ... oh chimi
sostiene in questo momento. D:iì. Ah madre mia ; sciogli quesc' anima
dal suo terrore . -E' egli forse ... Ci, Hi , egli è tuo padre . Egli è quel barbaro , che con l'arte più fina d'un scellerata seppe sedurmi, .seppe tradirmi . Ah che io benedico il cielo 7 per questo rnoV mento, che io rinfacciar ti possa le tue malvagità. Mirami spietato, e nello staro in cui soih) dì s; in me più riconosci quella semplice immagine , eh' era il solo amore di un Padre , che tu mi trucidasti. Eccoti il figlio tuo , ecco l'immagine sventurata della tua colpa, uccidila , distruggila , annientala,anima senza fede y e togliti dagli occhi il vivo testimonio de'tuoi rossori; quella mano, che meco non seppe essere umana, può impunemente ancora esser parricida . Vi dunque , saziati nelle tue colpe , bevi quel sangue , che hai infuso nelle sue vene , soffoga i suoi rimorsi , se pure ne senti, nelle ceneri sventurate d'una donna da te tradita , d'un figlio da t; assassinato 7 ed obliando per sempre i dolci nomi di sposo , e di Padre, vanta soltanto al mondo di essere un mostro di crudeltà, di essere l'immagine della fierezza , Dal. Ah mia madre coraggio • Gtul. Coraggio Clementina. «."".Oh che birboni si trovano a questo mondo! cont. Clementina io non oso di alzar le mie luci insiiao a voi. La mia confusione la
sor-
TERZO. 69
sorpresa, il dolore esercitano un tale dritto siili'anima mia , fise appena trovo gli accenti per risponder vi, Se voi benedisie il cielo perchè vi aperse ii campo a rinfacciarmi , io pure lo benedico se pria di scendere, ai sepolcro la strada mi ap/rse per emendarla . Ah Clementina, se ottener posso i) perdono dell* error mio , io'mi sento rinascere in questo momento . Dis- sarmate 0 cara il vostro sdegno, e se in me odiaste un spergiuro amante , cominciate ad amar* in me da questo punto un virtuoso Cavaliere , un' uomo sensibile, un tenero sposo . cU. Fermati , pria di pronunciar questo nome » decidi del figlio, e poi risolverò. cont. Oh Dio', questi è dunque mio figlio? eie. Miralo, conosci la tua immagine. Cont. Ah , eh" ella si è da gran tempo fattx conoscere nel mio cuore, figlio mio, caro figlio in quale stato ti riconosco . Saro. Ma Signori miei adesso mi sembra, che non ci sia più cosa da piangere, quella è la vostra amante , sposatela , e buon prò vi faccia, questo è vostro figlio, assolvetelo , e tutto è accomodato. Co/ir. E per esser nn'ofiglio , posso assolverlo.^ »jro. Oh b..SU questa, che si avesse a condannare alla morte un figlio di un Maresciallo .
conr. La legge è per tutti, tutti siamo soldati eie, E dunque ? ««/• t i morirà ?
cont. Giulia, Clementina , ah che voi mi uccidete. Giusto Dio , ecco la pena più terrìbile , che tu mi avevi riserbata.Perche
Yo A T T O
che non occultarmi un'altro momento ancora questi legami del .«angue, se queìti appunto sono i'miei tiranni. Dalmaiuì , la pietà, che il tuo,Maresciallo avea per te concepita , qualche strada ritrovata vivrebbe per salvarti, oh che 1'onore esclude adesso da! Padre tutta questa pietà . Vanne dunque amato figlio , e corri quel destino , che ha segnato il cielo per té , poco io tarderò, se tu muori, a seguiti alla tomba . Ma vittime entrambi del dovere , e deli' onore , corifortaremo 1' anima mia moribonda j con emularci a gara nella strada della gloria , e della virtù .
i)dl. Ah , che a questi ultimi accenti io sento ri no varsi tutta i 1 anima mia nel seno. Scuoter io già non sipcvo da me quella furia crudele , che mi avvelenava colla memoria di un Genitor dissugano. L'a- ìiima inorridita da suoi principi •> formato si avea il terribile progetto di vendicar i torti suoi con quel sangue medesimo , da cui tratta avea la sua infausta origine . Madre mia, cara madre addio , e forse per sempre . Ricuperate in quelli del Padre , i giorni che perde un figlio sventurato , e voi anime pietose , consolando il suo dolore , soffocate nel mio sepolcro tutta la tristezza, che io vi lascio in questo abbandono . Padre mio , che pur tale posso chiamarvi , benedire vostro figlio , e scordatevi poi di avello conosciuto.
eont. Ah fàglio ti benedica il cielo.
Cle. Ah non è vero . Io . . .
DjL largente andiamo.
Viàì, Lalmar.zì,
(le. Figlio mio . SCE-
TERZO. 7 i SCENA _ Ultima. Cn-aliere , e Jetti- .
C-av. TT^Etiiutt: vi , dove andate ?
Dal. JO Dove mi avete Voi strascinato.
eie. bì barbaro, do ve.lo guida la tua perfìdia.-
Gin!. Dove lo conduce la tua crudeltà.
Bjro. Biavi , viva, ammazzatelo quel cane, ammazzatelo.
Cjv. Arrestatevi, e pria di abbandonarvi .al trasporto , ascoliate un' uomo , ed un Cavaliere . ìo fino a questo momento non ho saputo, ch'essere reo , il libertinaggio si è usurpata la maggior parte del mio cuore , ed ho creduto di poter'essere uomo , estenuo vizioso . Impenetrabile però non eia il mio seno alle grida dell' umanità , alle voci della virtù, e in questo giorno ho conosciuto } che solo colui è scellerato, che si (.-.Mina nelle sue scelleratezze . Ripieno di questa cognizione ,
10 sono corso al campo, ho radunati tutti i nostri ufficiali , ed in faccia al Generale istesso esagerando la mia colpa, ho scusato abbastanza il vostro trasporto .
11 cielo , che vi protegge , la ragion che vi assiste hanno strappato dal loto labro il vostro perdono . Eccovi in questo foglio firmato da ign' uno eli loro la grazia vostra, conservatelo Dalmanzì per togliermi un eterno rimprovero della mia colpa, per godere di un'eterno testimonio della vostra gloria . Io da questo momento mi unirò, per sempre a voi, e deponendo intieramente quell'orgoglio, che tanto sovverte , chi è sublimato al moiv- do , farò conoscere , che non basta 1' esser
ATTO ser Cavaliere per esser virtuoso , im cht il vero nobile è colui , che da tutti apprende , e può dar lezzione a tutti di o- nestà , di virtù ,di umanità , di grandezza.
faro. Oimè , oimè , ora forno dieci anni più giovine . Ma signori miei, che fate. 1 ? Siete confusi ì Adesso , adesso farò io starvi allegramente . Signor Cavaliere sappiate prima di tutto , che si sono scoperti, moglie, e marito, tìglio ,suocero, genero , aro, bisav o ....
c:iv. Come, come ....
cont. Ah si Capitano , eccovi colei , di cai vi feci le più gelose confidenze, ed eccovi il dolce frutto delle viscere mie .... ah posso pure abbracciarvi miei cari ogetti?
eie. Mio sposo ? ....
Val. Mio padre ....
Saro.. Aggiungete unccra mia amante . Eccola qui , con permesso del sig. Cavaliere , ve la consegno tutta in un pezzo.
Giù!. Ah posso sperarlo ?
njl. Ah qual" eccesso di piacere è mai questa?
Cav. lo più di ogn' altro lo sento. Cara Clementina , doppie saranno le nozze , doppie T allegrezze .
eie. E uno solo saia il piacere, se nel cuore di questi umanissimi uditori potrà aver destata qualche compassione la sorte di Clementina, e Dalmanzi.
Fine della commedia .