wm POESIE E PROSE IN idi&ilbs© cacaliaaa DE Giacomo piatti C/J VICENZA STAMPARIA PICTJTTI 1854. PROGRAMA DELE MATERIE i \ . La Fiera de Vicenza del'Ano 1853 - Soto sto titoìo vien abrasa, oltre i spelacoli ordinar j una miscelanea slorica de scherzosi episod], e curiosi anedoti che ga vudo logo nel fralempo dola Fiera suesposta : nonché, come apcndice: 2. L' INTÉRESSANTISSIMA BIOGRAFIA (I' ttttd 1l<- Vora vivente imortaìe Gloria Italiana, orerò deV insigne Maestro Cav. Gioachin Rossini. 3. Una bona leziok ai Gonzi, ossia'net curiosa trufa comessa dai Cingani Qerlataki verso i monti de Brendola. 4. Et Fogo dela kote 31 Cenuro \ 854, in casa dell Autore; nonché una giusta lode al l'I ciò Corpo dei Pompieri dela lìegia Cita de Vicenza. -■«aEKJC^?**- GIACOMO PEZZOTTI ASSORBO!© ILOTOE'^ SONETO (Post nubila Fhaebus ) Finalmente, o Signor, xe termina Un ano climaterico abaslanza! Clie senza compassion, senza creanza, N 1 à ben co le ^colete governa. Gnente vin: — poco pan, che za se sà, Carestia de polenta: e qua in sostanza El raro Cornucopia d' abondanza, S'avea nel fatai vaso tramudà. Quando per la Dio-grazia Onipossente. Cambia la scena e riordina 1' efeto Xe ormai, con un racolto el più ridente: Ragion per cui del raro vostro afeto Profilando, in così lieto pi-esente, Ve consacro, o Signor, sto mio librcto. LA FIERA DE VICENZA * DEL' ANO 1853. V'ianUmque I'eslro mìo sia poco in susta K mal monta de corde '1 calisson, Causa el rigore d 1 una sorte ingiusta!... Convicn che scriva senza inleruzion; Porcile co arivo compilar un scrito La barca drizzo ; e intanto tiro drilo. Mercè per altro quela cortesia, Che con esuberanza senza fini, In ogni incontro me xe sta imparila Dal nobil cor dei me Conciladini, l'osso basar fiducia? e in tempo stesso 'VA fato realizar qui sora espresso : _ 10 — La gran dificoltà sia nel trovare Scherzosi temi de brilanle cielo, Per non indur chi leze a sbadigliare. 0 far s'ocore un sono sul libreto, Perchè taluni al caso esclameria Go in c... T autore,'1 libro, e sta poesia. Perciò trovo oportuno d'imediato Le Muse consultar, e Febo ancora, Onde propizio me sorida el fato Che possa un qualche lenta trovar fora Capace de distrare el mal umore E divertir scherzando el bon letore. Se su sto conto esamino i giornali Per ricercar curiosi aven'unenti, .« ' No calo che dei magri materiali. 0 buzare talvolta inconcludenti, De pranzi, viagi, feste, o ritrovati, Che more spesse volte apena nati. Come in fato xe sta del magnetismo, Cile dopo strepila fin l'altro zorno L 1 academie, le scienze, el giornalismo.. Adesso più nessun no disc un corno. Con luti i so miracoli in sostanza L'è andà finirla in stato de quietanza. — il — E così pur ga termina le storie De Le Roà, e del bombaso fulminante, Nonché sfuma le prodigiose glorie Del Etere solforico importante, 111 perciò senza far tanti conienti Xe inutile tocar su sii argomenti. De politica po no me imbarazzo Lassando che se sfoga le gazzete o o A dire e po desdire tuie a mazzo De modo che nessun capisce un eie, K pò, so che glie voi molla cautela Per no falar el trozo: — bagatela! Gnanca materie alegre da stampare Me par certe sloricle che va intorno, Raporto l' astutezza d 1 ìmbrogiare Ohe fa dei gran progressi luto el zorno, E po falir, mediante colpi acorti, E l)uzarar con fiaca tirili c storti. Nepur m'ofre argomento el crittogama Ossia fatale malatia del' ua Che anco spietatamente se dirama Sul globo in ogni parte conossua, Privandone quel morbo dislrulore Del più esenzial balsamico licore. — Il — Me par anzi de vedar d'improviso Baco a cavalo d' una bole voda Con dele graspe scche a torno el viso, E co 'na tazza in man piena de sbroda, Da satiri bacanti circonda die a stento beve l'acqua col mfetrà. Magari? ch'anca ai nostri bevitori Servir podesse 1' acqua in surogalo Del viti! che tanli oribili malori No se sviluparia de Irato in Irato, E col abuso invece (T acquavite Non solo i perde i sensi, ma la vita! Però co sta legenda digressiva Xe tempo che finissa da secare, Anzi m'acingo tosto a cambiar piva; Za che Febo ni' à indoto a preusare l a tema finalmente, che il favore ^osso sperar eh* avrà del bon lelore. Heudo palese quindi sul 1 istante Che o dà la me esclusiva preferenza, A un argomento slorico-brilanle, f]Ì!:è, la nostra Fiera de 'Vicenza, Con luti i so spelacoli teatrali iL^alejjre feste-, chiassi, e hacanaii. — 13 — Che xe concorsi, a render magiormenle Festose Y alegrie de quei bei zorni, E in tempo stesso richiamar la zente, Non solo dai limitrofi contorni, Ma pure l'influenza forestiera Ond'animar viepiù la nostra fiera. Fra i spelacoli certo Y importante Xe sta quel splendidissimo Oparon, lil qual mediante ua esilo brilante Ga scosso l'entusiasmo (Tiruzion, E molto coadiuva per ogni lato Su l'interesse publico e privalo; Volendo giudicar come convien Senza parzialità nel tempo stesso, Dificilmente ai casi mai s'otien Un sì ralente artistico complesso, Non sublime però: ma in generale 'Tuli gaveva un merilo reale. De Lugio ai nove quindi Y apertura <; ce carattere, che portò ad inquietare bene spess i i maestri, per la qual cosa fingendo toglierli) il padre alle scuole, lo dannava ad ignobil fitta nella officina d'un fabbro a strada Galleria. Se qualche erudito ripete l'origine della musica dall'ancudine ripercossa, ecco il Genio dell'ita- liana rrrl.;di;i d 1 tinti 11 io di quei cich.pi mn una messa elio fu cantata nel !S0G. Dal i >0S al 1828, Rossini scrisse £50 Opere, ed Cccone la serie Cronologica. N«;l 1 SOS — 7/ pianici d' armonia: cantata per 1" i- fiiiuto di Bologna. i 1S09 — Demetrio e Polibio, opera seria scritta per la famìglia Monbelti. » » —La Cambiale di Matrimonio, opera buf- f. pei' il teatro S. Mnisè a Venezia. » 1810 — L' Equìvoco stravagante, farsa giocosa p i il teatro comunale di Bologna. » 1811 — Il Signor Bruschino, farsa giocosa perii teatro S. Moisè in Venezia. » i&ll — Dittane abbandonata, cantala péri* istituto filarmonico di Bologna, t » — L'Inganno (elìce, farsa giocosa per il teatro S. Moisè in Venezia. , » — La Scala di seta, farsa giocosa per lo siosso leativ. la 4M gitesi*epoca t&e io mi legai a Rossiui, il fpnle venne ad alloggiare in mia casa a Ferrara per inscrivere l'Opera Ciro in Babilonia dove cantò la Man frodi ni con la Marcolini, Blandii lenore, e Bianchi basso, nel comunale teatro, ed io stesso vi dipinsi le scene con Berti valente pittore Bolognese. Rossini per secondare il mio trasporlo alla Scenografia, volle seco condurmi a Milano c presentirmi a Sanqnirieo. Diffitli, scrina egli a Venezia l'opera buffa V Occasione fi il Indro, mi accompagnò al teatro della Scala, dove scrisse la Pietra del Paragone, per la Marcolini, Tiimlili lenore, Parlamagni buffo, c Galli basso. Nei ISlo Rossini fu meco a Venezia per iscrivere l'opera buffa il Figlio per azzardo. Per una questione con quell'impresario compose mille bizzarie musicali, clic rovinarono 1' opera, ed irritarono il pubblico veneziano a solennemente fischiarlo meditando vendetta nella produzione della successiva sua opera che doveva scrivere per il gran teatro della Fenice. Ma il giovane Maestro tutto previde, combinò egli che al suo comparire ned' orchestra la prima «era, il primo violino Da Ponte, ed il contrabasso Foriico attaccassero con tutta energia il 'argo della sinfonia, che tanto piacque per modo che il pubblico proruppe ia clamorosi plausi, « non volendo perdere quelle sublimi melodie, già imponeva silenzio, e differiva per tanto la proposta fischiala. Fu questa opera il Tancredi; pagatogli 00 srudi! mentre la Malanole per cantarvi trenta rccilcs. ne godette 1000, e 1500 la Manfredi di, e 1000 Bianchi tenore, c 500 Ciancili basso clic vi agivano in quel carnovale. Fu Rossini applaudito ad ogni pezzo di quell'opera celebre, ed accompagnato all'umile suo alloggio a S. Palerniano dalla veneta gioventù elio ripeteva la cavatina di tanti palpili ed il duetto al vivo lampo di quella spada ... questo fu lo spartito die fissò la riputazione di Rossini. I suoi competitori allora erano Major, Generali, Pavesi e Coccia, tosto egli compose l'opera buffa per il teatro di S. Benedetto in Venezia ì' Ila- liana in Algeri, dove cantarono la Marcolini, Gentili tenore, Rosicih buffo, Galli basso, il successo fu dei più fortunati, e fu anche applau- dilissimo il libretto di Anelli unico poeta me» lodrammalico soffribile nel 1813. Nel 1814 accompagnai Rossini a Milano, dove scrisse la cantala Egli e leene. Indi l' opera buffa per la Scala il Turco in Italia, c sucecssivr.- mente, per la Festa e Voluti, l'opera scria Aureliano in Palmiro. Nel 1815 fui con Rossini di nuovo a Venezia, quivi scrisse l'opera seria il Sigismondo per la — 39 — Fenice, dove cantò la Manfrcdini con la Mar- colini, Sbigoli tenore e Bianchi basso. Barbagia già chiamava Rossini a Napoli per iscrivervi r Elisabetta. La Colbran, clic divenne in progresso sua moglie, Davide e Nozari, c tulli vi lìgurarono assai, e mi ricordo a qucll' epoca 1« molte scene successe col maestro Nicolini. Nel 18IO Rossini scrisse a Roma l'opera buffa il Dorvaldo e Dorììscn, che non piacque mollo le prime sere, ma mollo divertì in progresso. Ritornato a Napoli vi scrisse la cantata di Teli e Pollice, quindi nuovamente passò a Roma, dove mise in isccna il Barbiere di Civiltà, questo capo lavoro fu la prima sera terribilmente fischiato, e lo stesso Rossini attivasi con una chiave a sibilar con la turba dei malcontenti. Ma successivamente foce strepitosi furori, e fu meritatamente giudicalo il capo d'opera del teatro buffo come si conserva tuttora. A. Napoli scrisse indi la Gmsclta, opera buff/, pel teatro de' Fiorentini dove cantava la Canonici, Puccini e Pelegrini, quindi scrisse ì' Oidio, pel teatro del Fondo, per la Colbran, la Scia- brand, Davide, Nozzari, Cicimora e Benedetti. 11 Marchese Bocrio nome illustre nelle Lcltc^ re e nelle arti compose il libro, trailo da Shakespeare con fortunatissimo successo. Nel 18 i 7 passò a Milano, dove scrisse la (7«;:« Lmlrn, pT la Festa, Sbigoli, Ambrosi e Galli ri] teatro ciotta Scala. Ancor batteva ali' orer- e.hie delle, sbigotlile «onIi Italiano il rumore", piante tnmhnrn delle Napoleoniche f;ilr.nyi, e gli Oricalchi delle squadre Ungheresi echeggiavano ovunque, mentre il tamburo (Iella Gnzza 1.a~ /Ira in orchestra, sul palco scenico e Sulla soffitta della Se ni a desiò l'animo dei Lombardi a clamorosissimi applausi. Barbagia volle nuovamente Rossini a Napoli ove scrisse f Armala pel Teatro di S. Carlo, cantarono la Colbran, Davide, Nozzari, Cicimorn, Benedetti. Ritornato quindi a Roma per una stagione, compose la Cenerentola, di poi a Napoli il memorabile Mosè. Fino allora lo strepitoso incontro di Rossini vo- levasi attribuire più alla popolarità dei brillanti molivi ed allo strepito degli strumenti, che alla profondità del contrappunto. Il sestetto della Cenerentola fu causa di transazione fra i classici,ed i romantici filarmonici, ed in tanta guerra d'opinioni, l'armistizio Tu concluso a Roma, e la pace stipulala a Napoli e suggellata, col celebre coro finale, la preghiera del Mosè. Quest'opera fu un gran trionfo, e se Rossiui la- scialoavesse il teatro, era già proc lamato l'istaura* toie della musica teatrale come Canova delle ai ti. — /Il — A Roma in quello stesso anno 1817, vi scrisse i* Adelaide di Borgogna, quindi a Bologna l'Adina di cui composi io medesimo il libro; opera che fu spedita a Lisbona por cerilo Luigi d'oro: prima paga competente guadagnata da Rossini, giacche non passa vasi a queir epoca a centociti- quanta scudi per sparlilo. Nel 1818 mi diedi totalmente allo studio delie belle arti, e tornai a Roma per conoscere Canova e viver seco la vita dell'Artista come feci realmente. Rossini a Napoli fraltanlo scriveva la Zoraide, per la Colbran, la Pesaroni, Davide e Nozzari, il terzetto di qucsl' opera, è un ultimo tempo d'imitazione della stretta del finale della Veniali di Spontini. Questo canone fu d'allora in poi introdotto da ogni maestro, e dura tuttora la reminiscenza di questo motivo nelle opere di Paceini, Bellini e Donizzelli. Nel ÌSI'J V Ermione, fu l'opera seria che scrisse pel teatro di S. Carlo, polla Colbran, la Pesaroni, Davide e Nozzari: quindi egli compose una cantala epitalamica per gala di Corte, dove cantarono Vi prime parti che agivano nei Reali teatri. Successivamente scrisse la Donna del Lago.coa incontro a furore. Accompagnai Rossini a Venezia pei scrivervi l'Odoanlo « Gridine,pasticcio HMH — tl-l — lodrammatico pcrmelà mio, e per mela di Toltola, che Rossini per ischerzo chiamava Toroioida. In Venezia pel rinnovalo lealro S. Benedetto io dipinsi quelle scene con Bagnala, e quindi seguii Rossini a Laibach per la cantala di quel congresso; ma trattenuto dal Conte Cicognara, lasciai Rossini a Padova, dove in una locanda egli Stava declamando contro la sua musica, non conosciuto per l'autore,e lutti gli astanti facendo eco alle sue parole tiravano giù del Maestro a campane doppie; quale fu la sorpresa d'ognuno, quando nella fola accompagnandolo alla carrozza lo salutai pel Mauslio Rossini . . . Nel Ì.S2Q scrisse a Milano Bianca e Fallerò, quindi in Napoli il Maometto, sulla poesia del Duca di Venlignano per la Colbran, Davide, Nozzari, Galli, di poi scrisse la cantala l'Inno patriottico, ed una Messa solenne per Corte. Nel 1 SI 1 compose la Zalmira, che fu ripetuta a Vienna con sommo applauso, appresso a Roma il Corradìno da lui composto fece grande piacere* Nel 1822 trovandosi Rossini a Bologna ebbe da illustre personaggio un invilo da recarsi a Verona, ed un passaporlo per la istantanea partenza. I Sovrani dell' Europa colà congregati solennizzarono la pace di Europa con una cantala di Rossini: di là egli spedì a Napoli altra cantala, intitolala: la Riconoscenza, e fu questa I' ultima — 43 — mugica scrina dal gran Maestro pel S. Carlo. Nel 1823 La Sentir umide, fu composta in Venezia i-n dicieotto giorni, e la Sinfonia in una nulle! Mi trovai una sera nell'alloggio di Rossini posto a S. Moisò casa Tuffetti, allorquando all' inaspettata due suoi amici parlironsi per vederlo a comporre, tutta l'opera era composta. Non sapeva il Maestro che scrivere per nuovo pezzo onde appagare la curiosila de' suoi amici, lo suggeriva, essendo l'opera un composto d'arie e duetti, clic non vi starebbero male un quartetto, o terzetto come in tutte le opere di Rossini. Appunto un terzetto, disse uno di essi, ma dove? ma come? Nel sotterraneo s'incontrano la sventurata Regina di Babilonia col figlio, ecco una situazione... ebbene soggiunse Rossini, datemi le parole, mancava il poeta Rossi autor del libretto, io v'improvvisava l'usalo ardir c in meno di tre quarti d'ora Rossini vi aveva composta la musica, che fu tosto eseguita dalla Col- bran, dalla Marianni e da Galli. Rossini fu chiamato sul palco scenico nove volle, alla fine dell'opera, e selle le due sere successive, fu accompagnalo alla sua casa con trenta gondole illuminate, e con la banda militare ripetendo i pezzi più celebri. A quell'epoca lasciò egli l'Italia, ed io lasciai lui per darmi pienamente ad un' opera volumino- — 44 — sìssima, che meditava fino dal 1S12, in 60 volumi con 0000 tavole da me disegnate su i principali monumenti antichi e moderni Italiani. Nel 1825 Rossini scrisse a Londra Aer trovar oro ci vuol oro, e per trovar argento ci vuol argento; — e quanto ino ghin VOfÙ par ■ v "rte?.....sogiunge l'altro, più che si puote ond' esser maggiormente sicuri del buon esito, avolo monete d'oro e d'argento in casa?..» d'ai- — 54 — dento sì, maqucìe d'oro li; go cambiò l'altro domo per pagare el prediale; ebbene, anch' olTetti mi fa lo stesso, quando però siano preziosi, già questi restano in vostre ninni, cioè in poter vostro — ben sior, dise l'altro, glie darò donca un mania cola croceta d'oro, e qualro napoleoni d'ardenlo, cherdcla clic i possa bastare, tulo giubilante de alegria;sì sì basteranno, perchè v'aggiungerò io pure qualche cosa del mio, sogiunse Franch con Ui!;i serietà — Sponzolo intanto va tor el mania, o i qualro napoleoni e po el vien a pozar sta roba sula loia che i gavea disnà: Franch tosto el tira fora do scatole da scarsela, in t'una el glie mete l'oro, e nel'altra l'arzenlo, e per acreditare ma- giormente la cosa, e metar in bona fede la fa- megia Sponzolo, el se leva da un deo 'na grossa vera d'oro ala romana e'1 buia nela scatola del oro anca quela, disendo, ecco un'oncia e mezza d'oro di pili che v' aggiungo ; questa vera mi fu regalata da un Cardinale a Bologna quattro anni or sono, il quale ho guarito dalla gola serena; ora conviene che andiamo in cantina e colà si compierà il resto. — Sponzolo luto in gringole fa impizzare tosto un ferale c tuli du va in cane- va, quando i xe rente al vezolo del vin grosso che gera za messo a man, ebbene, dise Franch, corno voi vedete, queste sono le due scatole, in questa c'è l'oro, e scodandola glie fa sentire la materia interna, e tosto el la buia zò in tei vezolo per el buso del cocon ( ma dopo per altro fato el «cambielo con una simile ) e subito el scoria que- J'altra dal arzeuto, dove el glie fa sentire puro el canto del melalo reale, e col istesso ordine buta sbasso anche quela; ecco el dise, qui non occorra — 56 — altro, 1